Lingua e linguaggi
Servus e Salam
Meglio salutare le persone una volta di troppo che non salutarle abbastanza, dice il nostro nuovo editorialista Hasnain Kazim, giornalista e scrittore. E se è vero che nelle diverse zone della Germania ci si saluta in modo diverso, cionondimeno il saluto è sempre indice di rispetto e cordialità, cose di cui non ce n’è mai abbastanza.
Di Hasnain Kazim
Ein herzliches Gott zum Gruße! Un cordiale saluto, cari lettori! È necessario salutare le persone quando le si incontra o all’inizio di una conversazione, o almeno questo è quello che ci hanno insegnato da bambini: “Di' 'Buongiorno'!”, era l’invito spesso seccante, ma decisamente opportuno. Questa rubrica, in fondo, è una sorta di incontro tra me e voi. Il saluto è un’espressione di rispetto, un segno che dimostra che si è consapevoli della presenza di una persona e la si riconosce come proprio pari.
Ricco di significati
Dalle mie parti, nel nord della Germania, si dice “Moin”. È un po' buffo perché in Pakistan e in India, da dove provengono i miei genitori, Moin è un nome. In Frisia, talvolta si dice “Moin Moin!”. A questo propostivo c’è una vecchia barzelletta sui taciturni tedeschi del Nord che recita:Uno dice: “Moin!”
L’altro risponde: “Moin Moin!”
Il primo risponde: “Chiacchierone!”
Moin-Moin, anche questo divertente, in Nigeria è il nome di un piatto a base di fagioli, cipolle e peperoncino: quindi Mahlzeit, buon appetito! Laddove “Mahlzeit!” (testualmente “ora del pasto”, usato per indicare i pasti) è un saluto ragguardevole, che solitamente si porge all’ora di pranzo nei cantieri e nelle mense dei dipendenti pubblici. Ragguardevole perché, ad esempio, “Schlafenszeit!” (ora di andare a letto!), “Aufstehenszeit!” (ora di alzarsi!), “Zähneputzenszeit!” (ora di lavarsi i denti!) o “Verdauungszeit!” (ora di digerire!) non sono riusciti ad affermarsi come saluti.
“Moin”, al contrario, è un saluto usato nello Schleswig-Holstein, ad Amburgo, a Brema e nella parte settentrionale della Bassa Sassonia a tutte le ore del giorno e della notte. Per anni io stesso ho creduto che si trattasse dell’abbreviazione o addirittura di una banalizzazione di “Morgen”, cioè “Buongiorno”. Niente affatto! Moin, come scrive il Duden, deriva dal medio basso tedesco moi(e) e significa: bello, piacevole, buono.
Le parole che si usano per salutare qualcuno rivelano molto di chi saluta. Chiunque dica “Moin!” è molto probabilmente un Fischkopp, letteralmente una testa di pesce ovvero una persona che proviene dalla regione costiera settentrionale della Germania. Nel frattempo, però, questo saluto si è diffuso anche ben oltre la regione costiera. Se dite “Grüß Gott!”, invece, molto probabilmente avete un legame con la Germania meridionale o l’Austria.
La religione? Non gioca alcun ruolo
Ho imparato che nella Germania meridionale anche coloro che non hanno nulla a che fare con Dio dicono “Grüß Gott”. In Austria, invece, chi saluta con “Grüß Gott” passa per un conservatore. Un socialdemocratico o una persona di sinistra non dice “Grüß Gott”, ma “Guten Tag”, mi ha detto una volta una vicina di casa di sinistra, dopo che per anni ignaro l’avevo salutata allegramente con “Grüß Gott!”. Tuttavia, questo saluto ha poco a che fare con la religiosità, come ne caso di “Asalam Aleikum” nelle società islamiche, che significa semplicemente “La pace sia con te”, e al quale si risponde con “Waleikum Asalam”, “La pace sia anche con te”. In Pakistan, ad esempio, tutti salutano così, anche chi è indifferente alla religione o chi appartiene a un’altra religione. Spesso ci si saluta semplicemente farfugliando “Slaam” – “Waslaam”.Se invece si saluta con “Asalam Aleikum” in Germania o in Austria, si viene inevitabilmente considerati musulmani, e da alcuni addirittura “islamisti”, il che nella maggior parte dei casi è un'illazione infondata. D’altra parte, è probabile che le persone che usano questo saluto abbiano un background islamico di un tipo o di un altro. Ma questo quale ruolo gioca? Nessuno.
Dal cuore
Anche se dicendo questo ora sembrerò un insegnante in pensione, vorrei che ci salutassimo più spesso, come un tempo! È un atto di gentilezza e il nostro mondo ha bisogno di gentilezza in questo momento. Il che non vuol dire che debba diventare un obbligo, certamente non uno legale, come quello che esiste nelle Forze Armate tedesche, dove è meticolosamente regolamentato chi deve salutare chi, quando e dove, e dove no: “L’obbligo di saluto non si applica laddove, nelle circostanze date, questo sarebbe associato a un pericolo o dove apparirebbe inappropriato, in particolare durante la guida di veicoli, in servizio di combattimento o in aree sanitarie e ricreative”. Un saluto, cioè il desiderio di augurare a qualcuno una buona giornata, dovrebbe piuttosto venire dal cuore. Con qualsiasi parola.In questo senso: un sentito Namaste e Shalom!
LINGUA E LINGUAGGI
La nostra rubrica quindicinale “Lingua e linguaggi” è dedicata alla lingua come fenomeno socio-culturale: come evolve? Che rapporto hanno autrici e autori con la “loro” lingua? Qual è la sua influenza sulla società? Scrivono per questa rubrica editorialisti o persone con un legame professionale o di altro genere con la lingua, scegliendo un tema d’interesse personale che trattano per sei uscite consecutive.
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