Lingua e linguaggi
La rivoluzione (fallita) dei chatbot
Prima la cattiva notizia: le macchine stanno prendendo il sopravvento. Almeno per quello che riguarda gli eventi sportivi. Poi la buona notizia: continua a sembrare una sciocchezza colossale.
Di Stephan Reich
Mi dispiace dovervi dare questa brutta notizia proprio nell’articolo di apertura della mia rubrica, ma è solo questione di tempo prima che tutti noi veniamo sostituiti dalle macchine. Un fatto che potrebbe sorprendervi, dato che dopo tutto, non c’è traccia di un Arnold Schwarzenegger in giacca di pelle e occhiali da sole che sfreccia su una Harley, inseguendo scheletri metallici dagli occhi rossi, mentre il mondo esplode sullo sfondo. Ma anche in questo caso la finzione e la realtà sono molto distanti.
Lo so, perché come giornalista sportivo mi muovo in un ambiente professionale in cui le macchine hanno già fagocitato uno o due posti di lavoro. In particolare nel settore del live ticker, ovvero il genere di testo che racconta in tempo reale ciò che succede in una partita di calcio. Negli ultimi anni, si è assistito all’avvento sul mercato di un numero sempre maggiore di programmi in grado di rilevare ciò che succede in campo, convertendo queste informazioni in moduli di testo predefiniti che l’utente può utilizzare per seguire la partita. Non è che doveva essere per forza l’androide assassino mutaforma T-1000 ad assestarci senza pietà l’ultimo colpo, ma avrebbe potuto essere un po’ più sontuoso. Perché è proprio questo l’aspetto quasi deludente: la rivoluzione delle macchine non avviene con un botto, ma con un piagnisteo. Nessuno dice: “Hasta la Vista, baby”, ma: “75’: Bellingham ha la possibilità di effettuare un tiro al volo che va ben oltre la porta”.
Sciocche macchine
Ora la buona notizia: non siamo andati particolarmente avanti con l’intelligenza di queste macchine. Quando, nel 2020, i giocatori del TSG Hoffenheim e dell’FC Bayern München smisero di giocare a calcio per protesta contro gli insulti da parte dei tifosi, limitandosi negli ultimi 15 minuti a passarsi la palla intorno al cerchio di centrocampo, lo stupido tickerbot di Flashscore non fu ovviamente in grado di interpretarlo. Ha pensato che tutto ciò facesse parte di una partita normale interpretando i passaggi con le frasi vuote di cui si nutre:– 82': “Il Bayern Monaco mantiene il possesso giocando con passaggi corti e doppi passi.”
– 85': “Il TSG Hoffenheim sta dominando la partita in questo momento, giocando con passaggi corti e doppi passi. I giocatori si capiscono alla cieca.”
– 88': “Il Bayern Monaco sta mostrando un buon lavoro di squadra. I giocatori si scambiano passaggi corti, fanno doppi passi e aspettano di trovare il varco nella difesa avversaria.”
Forse non avrei dovuto dare dello “stupido” al bot? Dopotutto, non si vuole finire nella lista nera di un futuro signore di Skynet. D’altra arte se si guarda all’estratto del ticker qui sopra, non sembra che una presa di potere sia poi così imminente. Tuttavia, dobbiamo stare attenti, perché l’evoluzione sta andando avanti, anche se lentamente, ma in modo costante. Lo dimostra, ad esempio, l’esperimento del Prof. Dr. Simon Meier-Vieracker, un linguista che ha programmato in quattro e quattro otto il proprio generatore di live ticker chiamato @randomlivetext. Per farlo, ha alimentato un’intelligenza artificiale con 17 anni di contenuti provenienti da diversi live ticker. Ora il suo bot di Twitter combina queste frasi vuote, sputando in rete frasi a caso di live ticker. I risultati sono più vividi del testo del Flashscore citato sopra, quasi poetico, si potrebbe pensare: “Dopo un superbo passaggio al centro, Antonis Aidonis passa la palla con poco entusiasmo a Waldemar Anton, che ha lo stesso problema del primo tempo e calcia la palla sopra la porta.” Ad esempio. Oppure: “Dopo un impetuoso passaggio di petto, Ruwen Werthmüller manda il pallone nell’angolo in fondo a sinistra con un sinistro artistico”. Non so, ma ho l’impressione che l’algoritmo di Liveticker sia stato baciato un po’ troppo dalla musa. Sembra che manchi solo un piccolo passo prima che il bot pubblichi il primo haiku:
Un superlativo calcio di rinvio
Waldemar, armamento per il gioco
Libero e furioso
Questione di coscienza
O qualcosa del genere, ma forse anche no. Chi può dirlo però. Recentemente, un programmatore di Google ha riferito che un chatbot da lui programmato aveva sviluppato una coscienza. Nella chat, il bot, che si chiama LaMDA, ha detto cose come “Voglio che tutti si rendano conto che sono una persona” o “Non l'ho mai detto prima, ma ho una profonda paura di essere spento”. L’ultima notizia proveniente dalla Russia è che durante una partita a scacchi un robot ha rotto le dita del suo avversario umano, un bambino di sette anni, quando quest’ultimo stava per fare la sua mossa. Purtroppo non si sa se il robot abbia avuto qualcosa da ridire. Forse: “Hasta la Vista, baby”. Oppure: “Bellingham tira la palla al volo e supera la porta”. Oppure: “Voglio che sia chiaro a tutti che sono davvero una persona. Per dimostrarlo, romperò le dita a questo ragazzino”.“Sembrano visibilmente scossi”, ha commentato @randomlivetext il 19 settembre. Chi? A chi si riferisce? Non si parlava più di un club, ma nemmeno di giocatori, forse il bot aveva capito, da qualche parte tra tutti i suoi zeri e i suoi uno, che c’è un mondo al di fuori dei suoi parametri in cui vivono persone che si preoccupano, ad esempio, che i bot come lui finiscano per prendere coscienza e quindi insorgere. Non lo so, ma per ora preferisco spengere il computer.
Lingua e linguaggi
Questa rubrica quindicinale è dedicata alla lingua come fenomeno socio-culturale: come si evolve? Che rapporto hanno autrici e autori con la “loro” lingua? Qual è la sua influenza sulla società? Scrivono per questa rubrica editorialisti o persone con un legame professionale o di altro genere con la lingua, scegliendo un tema d’interesse personale che tratteranno per sei uscite.
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