Lingua e linguaggi
Bomber-onomastica nazionale
Quasi nessun calciatore riesce a non farsi affibbiare un soprannome, frutto di una fantasia senza limiti, ma anche di ironia, passione e un approccio affettuoso con la lingua.
Di Stephan Reich
Molti anni fa, da studente di germanistica, ho partecipato a uno di quei seminari che si seguono più per obbligo. Riguardava la linguistica e, quando lo frequentavo, pensavo a tutt’altro, magari a cose che non vedevo l’ora di fare. Un giorno, però, il docente ha fatto un’incursione nell’onomastica, lo studio dei nomi propri. Una materia piuttosto marginale sulla loro origine e diffusione e sul loro significato, ma per me estremamente interessante, tanto che quella lezione mi è rimasta particolarmente impressa.
Una nuova scienza di nicchia
Una vera e propria scienza che studi i soprannomi, che io sappia, non esiste. Correggetemi se sbaglio, e anzi, mi piacerebbe proprio sbagliare, perché personalmente, soprattutto in ambito sportivo ho una vera e propria passione per i nomignoli. Qualche anno fa ho lavorato alla realizzazione di un gadget per la rivista 11 Freunde, un quadernetto pieno di giochetti e aneddoti legati al calcio. Uno di questi, ideato da me, era un elenco di soprannomi di calciatori che prendeva ben quattro pagine e per il quale avevo trascorso un’intera giornata di lavoro alla ricerca dei più curiosi e delle loro origini. Che bel ricordo!E insomma, conosciamo più o meno tutti leggende del calcio tedesco come il Kaiser [Franz Beckenbauer], il bomber nazionale [Gerd Müller], Heintje [soprannome di un minidivo olandese che cantava in tedesco, affibbiato poi al calciatore Andreas Möller], il terrier [Berti Vogts], il fulmine [“Kugelblitz”, il brasiliano Ailton], il titano [Oliver Kahn], e qualcuno ricorderà anche il gatto di Anzing [“die Katze von Anzing”, il portiere Sepp Maier], oppure il motivo del soprannome macchina [“Apparat”] dato a Reiner Krieg. Se però ci si allontana un po’ da questi “classici”, si apre un mondo di fantastici nomignoli dall’origine incredibilmente fantasiosa, testimonianza dello spirito e del grande affetto dei tifosi. E probabilmente è proprio questo che mi attira dei soprannomi: possono essere intelligenti, eleganti, goffi o dispettosi, ma sono comunque espressione del rapporto divertente e ironico con quella dannatissima passione che per un gran numero di tifosi è pane quotidiano.
E perciò mi piacerebbe fondare un filone di nicchia della linguistica, che chiamerei “soprann-onomastica calcistica”, o anche “bomber-onomastica nazionale”, o con riferimento al grande Uns Uwe [Uwe Seeler], “uns_uwe-onomastica”; o ancora, ricordando el pibe de oro, “el_pibe_de_oro-onomastica”, o per celebrare Mach et, Otze [Frank Ordenewitz] “mach_et_otze-onomastica”. Certo, si potrebbe anche omaggiare il Maradona dei Balcani [Marcel Raducanu, “Balkan-Maradona”] con la “balkan_maradona-onomastica”. Mi fermo qui, ci siamo capiti... Rileggendo il famoso quadernetto con tutta quella sfilza di nomignoli non mi sono potuto decidere per l’uno o per l’altro, ma questa specialissima onomastica sarebbe una disciplina davvero entusiasmante.
Macellai e professori
E quindi, perché no! Una rapida occhiata a quel gadget mi fa venire in mente che la “mach_et_otze-onomastica” (ecco, alla fine ho optato per questo nome) si potrebbe articolare in specifiche categorie in base all’origine dei nomignoli: per esempio, legati a una professione, come the butcher, alias Lisandro Martinez, o il professore, cioè Ralf Rangnick. Una riflessione più approfondita, però, mostra che la maggior parte dei nomignoli è ispirato a una caratteristica, che a sua volta si può suddividere in sottocategorie. Per esempio, the butcher rientra perfettamente nella categoria “Uomini duri”, che vanta esponenti come il Dieter di ferro (Dieter Höttges, “Eisen-Dieter”), Iron Maik (Maik Franz), l’ascia (Vinnie Johnes, “die Axt”), o ancora – occhio, eh?! – il macellaio di Bilbao (Andoni Goikoetxea, “Schlächter von Bilbao”). Rangnick, invece, come professore, si inserisce perfettamente nella categoria “Furbacchioni”, che annovera anche Mozart (Thomas Broich), el bibliotecario (Chico Geraldes) o lo smemorato Ewald foglietto (Ewald Lienen, detto “Zettel-Ewald” per il taccuino su cui annotava sempre tutto). Ma le sottocategorie legate a specifiche caratteristiche dei calciatori sarebbero pressoché infinite: tra i capocannonieri tipo il bomber metterei l’interruttore (Harry Decheiver, “Knipser”) e Toni doppietta (Toni Polster, “Toni Doppelpack”), tra i centrocampisti come Park tre polmoni” (Ji-sung Park, “Three-lungs-Park”), duracell (Joao Moutinho) e piccolo tagliaerba (Stig Töfting, “kleiner Rasenmäher”); tra gli specialisti dei colpi di testa come air (Carsten Bäron), elencherei Harry il teschio (Harald Karger, “Schädel-Harry”) o l’elicottero” (Vahid Hashemian, “Hubschrauber”).
Sono moltissimi anche i richiami a caratteristiche esteriori, che nell’onomastica vera e propria si ritrovano in nomi di famiglia come “Klein” [letteralmente piccolo, basso] o “Groß” [grande, alto], mentre per la “mach_et_otzo-onomastica” avremmo il bel Bruno (Bruno Labbadia, “schöner Bruno”), lo spilungone (Hannes Bongartz, “Spargeltarzan”), la torre della radio (Uwe Kliemann, “Funkturm” per via dell’altezza). Anche la categoria dei nomi di animale è vastissima: l’anatra, il toro, il castoro, il coniglio, il lama, la pantera dell’Eisbachtal, la farfalla granata o semplicemente l’animale in porta, per citarne solo alcuni. E tanti altri sono difficili da categorizzare, ma voglio comunque nominarli per la loro bellezza: l’orecchio, l’anima, la casetta doganale, lo spiedino russo( o meglio: “Meier-Shashlik”), la lepre sorridente armata di fucile.
Meglio in biblioteca o in campo?
Se avessi prestato più attenzione al seminario di allora, ora sarei in grado di attribuire alla “mach_et_otze-onomastica” una struttura scientifica, formulare questioni da chiarire, suggerire aree tematiche, e magari sarei addirittura relatore, in una qualche facoltà di linguistica, di un seminario dedicato proprio ai soprannomi nelle associazioni sportive, e spiegherei con esplicita gestualità perché i giocatori dell’Estudiantes La Plata vengano definiti trafiggi-topi. E magari passerei le giornate in biblioteca a scrivere libri sulle interessantissime motivazioni che hanno spinto tifosi, giocatori o professionisti della comunicazione a coniare i curiosi soprannomi nati nel mondo del calcio. Ma è andata diversamente, e sarà anche giusto così, perché il bello dei soprannomi è la loro bizzarra, quasi magica vita propria che li porta a spuntare all’improvviso e senza uno schema logico, e a restare confinati o a diffondersi. E forse il mio desiderio, in fondo, non è neanche classificarli, ma semplicemente godermeli.Qualche anno fa, tra l’altro, sono stato io stesso a coniare un soprannome: in un testo, avevo confuso il giocatore Kevin Behrens con il suo omonimo Hanno Behrens e, alcuni suoi compagni di squadra (RW Essen), dopo averlo letto, da quel momento in poi lo hanno chiamato Hanno. Kevin Hanno Behrens l’ha raccontato in un’intervista, aggiungendo che il soprannome non gli piaceva affatto. Personalmente non ci ho mai parlato, ma forse quest’articolo è l’occasione giusta per scusarmi con lui. In compenso, potrei dargli il soprannome che è stato affibbiato a me quando da giovane giocavo a pallone da uno spettatore scontento, che dopo uno scontro mi ha urlato: “Ma che vuoi, cicogna?”.
Lingua e linguaggi
Questa rubrica quindicinale è dedicata alla lingua come fenomeno socio-culturale: come si evolve? Che rapporto hanno autrici e autori con la “loro” lingua? Qual è la sua influenza sulla società? Scrivono per questa rubrica editorialisti o persone con un legame professionale o di altro genere con la lingua, scegliendo un tema d’interesse personale che tratteranno per sei uscite.
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