Performances / Talks PERFORMING ARCHITECTURE 2018

Performing Architecture 2018 © Harri Kuhn

23 maggio - 25 novembre 2018

S.a.L.E. Docks

Magazzini del Sale
Dorsoduro 265
Venezia

Manifestazioni del Goethe-Institut in occasione della 16. Biennale Architettura a Venezia, 26/05-25/11/2018

Per la 16esima edizione di Biennale Architettura il Goethe-Institut propone nuovamente con “Performing Architecture” uno spazio sperimentale inedito dove architettura, coreografia, arte e istituzione si incontrano. Accanto allo spazio pubblico di Venezia, di per sé piena di frequentatori, gli effetti e il significato dell’architettura e della sua rilevanza sociale sono al centro di diversi lavori artistici e dibattiti performativi. Nel contesto dell’esposizione della Biennale il programma consente nuovi spazi ibridi di riflessione e di esperienza.

Da un punto di vista dei contenuti, le performance e i dibattiti si ispirano al motto dell’attuale edizione di Biennale Architettura Freespace e al tema di diversi Padiglioni, in particolare di quello della Germania con Unbuilding Walls e di quello della Svizzera con Svizzera 240. Nell’ambito di Performing Architecture la mostra di architettura di quest’anno crea una tensione produttiva che invita artisti ed esperti “di casa” in differenti discipline, non solo a ripensare modelli di collaborazione, ma anche nello stesso tempo a metterli in pratica. Lo scambio post-disciplinare di idee previsto dal programma crea un contesto per intrecciare processi creativi nazionali e internazionali, analizzando i principali quesiti posti dalla coesione sociale a livello globale.
 

13 – 17/11, intera giornata
Inaugurazione: 12/11, ore 18:00
Installazione
S.A.L.E. Docks – Magazzini del Sale

Narratives in boundless space
Johan Bettum, Stefan Wieland, Yara Feghali con Marco Baravalle, Piter Perbellini e Architecture and Aesthetic Practice

Narratives in boundless space Foto: Städelschule Achitecture Class (SAC) Narratives in boundless Space comprende drammatiche riflessioni in realtà virtuale su Venezia nell’era dell’iper-consumismo dell’immagine. L’installazione conta di nove progetti concepiti e sviluppati dagli studenti dell’Architecture Class della Städelschule, sotto la guida di Johan Bettum. L’installazione si compone di gruppi fisici di isole sospese sotto le nuvole, un’astrazione digitale del tessuto urbano veneziano, a rappresentazione dei vari progetti.

Ideazione e design: Marco Baravalle e Piter Perbellini (S.a.L.E.-Docks), Stefan Wieland e Johan Bettum con Soonam Lee e André Zakhia (Städelschule Architecture Class).
Consulenza acustica: Johannes Helberger, KLING KLANG KLONG.
Progetti: Prateek Bajpai, Soubhi Baraghit, Mijail Alexei Franulic Sippa, Haewook Jeong, Suyoung Ko, Soonam Lee, Amelia Marek, Panagis Marketos, Yeon Joo Oh, Jun Eui Song, Chawapol Watcharasukarn, André Zakhia.


16/11, ore 18:00
Talk
S.A.L.E. Docks – Magazzini del Sale

Performing cultural infrastructures
Armen Avanessian, Chris Dercon, Ari Benjamin Meyers e altri
 
Performing cultural infrastructures © Magnus Bauer Strutture fisse, architettoniche e istituzionali e libera creatività artistica già da tempo non sono più in contrasto, bensì interagiscono tra loro, ciò significa che artisti o musicisti ridefiniscono gli ambiti della loro formazione come luoghi stessi di produzione, esposizione e rappresentazione. Ciò di cui c’è bisogno non è tanto la creazione di nuove istituzioni, ma di nuove infrastrutture istituzionali. Il progetto Performing Architecture analizza i punti di contatto tra architettura, arte e istituzioni e le rispettive infrastrutture condivise.
Negli ultimi anni si è osservata una crescente tensione tra le nuove idee artistiche e le consolidate logiche istituzionali. La discrepanza tra produzione artistica e istituzioni si differenzia rispetto al passato: secondo l’ipotesi, ovvero il punto di partenza del panel, non si tratta di un semplice ritardo temporale di musei, teatri o accademie, sempre pigri nel reagire, ma della ricerca di nuove forme di interazione tra le architetture istituzionali e la produzione artistica, che sempre più spesso travalicano le logiche convenzionali.
  
 
17/11, ore 18:00
Talk & Film
S.A.L.E. Docks – Magazzini del Sale
 
Displaying Cinematography: (Un-)Building Walls, Designing Architecture
Johanna Bruckner, Rebekka Kiesewetter, Marie-France Rafael, Christian Teckert, Clemens von Wedemeyer
Film di: Johanna Bruckner, Marie-France Rafael, Clemens von Wedemeyer
 
Imaginary Display(s), di Marie-France Rafael - HD/15 min/Inglese e Tedesco/colore/Sound/Monaco-Berlino 2018 Estratto da Imaginary Display(s) Il concetto di spazio si scompone in uno esterno, misurabile e fisicamente presente da un lato, e in uno interiore e dipendente dal fruitore dall’altro. Nel campo dell’architettura come anche nei film, la percezione e l’effetto dello spazio si concretizzano sempre nello “sguardo dell’osservatore”, per diventare un immaginario unico, una vera e propria esperienza spaziale. Considerando la continua tecnologizzazione e digitalizzazione si può parlare di spazio virtuale, assolutamente paragonabile allo spazio materialmente esistente, per quanto riguarda il loro effetto socio-economico.
L’architetto-urbanista Keller Easterling sostiene che nell’architettura non esistono regole, ma solo tecniche per realizzarla e performarla attivamente. Il panel analizza proprio queste tecniche, che si servono delle nuove tecnologie per creare un immaginario collettivo.
Allo stesso tempo il panel si chiede fino a che punto “un’immagine immaginaria” (film, video, VR, droni, ecc.) possa, a sua volta, fungere da ispirazione per la creazione di nuovi spazi: progetti urbani tra realtà e finzione, analogico e digitale, individuo e dividuo, arte e architettura, che svelano nuove prospettive architettoniche per un futuro presente e suggeriscono sempre nuovi spunti di riflessione.
 

18/11, ore 12:00
Moving Panel
 
Scaffolding Desires
Sandra Oehy, Johanna Bruckner

Scaffolding Desires Foto: Johanna Bruckner La produzione spaziale si svolge tra infrastrutture globali di desiderio e amore molecolare. I nostri corpi sono in grado di proporre plasticità e di abbozzare altri rituali del convivere? I corpi che partecipano al workshop creano pertinenze sociali durature che modificano l’impalcatura algoritmica nella quale lavoriamo, in strutture di operato.

 


Punto di incontro: Ingresso Giardini/Biennale di Venezia
Vi preghiamo di acquistare il biglietto di ingresso alla Biennale in anticipo, se possibile!
 


20/11, ore 18:00
Concerto & Talks
S.A.L.E. Docks – Magazzini del Sale

Truth and Reconciliation Concert
Hearing 1: Islamophobia

di Björn Bicker e Malte Jelden con Booty Carrell, Derya Yildirim & Grup Şimşek e esperti internazionali:
Nabila Abdel Aziz (Muslim Story), Arch. Mohamed Amin Al Ahdab (presidente emerito della Comunità Islamica di Venezia e Provinciale), Sadmir Aliovski (presidente Comunità Islamica di Venezia e provincial), Asiyya Baldassarri (COREIS), Eren Güvercin (giornalista), Lamya Kaddor (scienziato), Julia Ley (Muslim Story), Dott. Hamad Mahamed (Imam centro islamico di Marghera),  Sumaya Abdel Qader (consigliera comunale a Milano), Mothiur Rahman (poeta), Halima Rubbo (COREIS), Achim Waseem Seger (musicista e poeta), Ahmad Abd-Aliyy Venanzi (COREIS), Yahya Zanolo (COREIS) e altri.

 
Islamophobia Foto: Andrea Huber L’Europa populista e le nuove destre hanno individuato un nuovo nemico comune e capro espiatorio: l’Islam e i musulmani che vivono in Europa. La paura e l’aggressività enfatizzate hanno già raggiunto il cuore della nostra società: l’astio nei confronti dei musulmani e l’islamofobia non destano più scalpore. In questi tempi di divisioni ci mettiamo alla ricerca dello spirito della reciproca comprensione, insieme a esperti, artisti internazionali e musicisti pacifisti di tutto il mondo. Durante un ampio concerto performativo interverranno coloro che hanno conosciuto direttamente l’ostilità e la segregazione. Come ci si sente quando si ricevono sputi in metropolitana perché si indossa il velo? Come si può spiegare ai figli che la propria religione non fa parte del paese che è la propria patria? Come si affrontano gli stereotipi e le critiche dei media? Come si può tornare in moschea dopo un attentato? Che cosa si può fare quando ci si accorge che l’odio degli altri provoca odio verso se stessi? HEARING 1 è la prima di una serie di concerti performativi. Il grande punto interrogativo è se, prima della catastrofe, sia ancora possibile una riconciliazione.
 
In collaborazione con COMIV (Comunità Islamica di Venezia) e COREIS (Comunità Religiosa Islamica Italiana)
  
 
21/11, ore 18:00
Talk
S.A.L.E. Docks – Magazzini del Sale

On city curating. In Venice. In Munich. Elsewhere.   
Marco Baravalle, Marc Gegenfurtner, Florian Malzacher, Fabrice Mazliah, Barbara Mundel, Susanne Traub, Joanna Warsza

on city curating © Dan Perjovschi for Public Art Munich, 2018 Le città costituiscono un complesso intreccio di relazioni, scontri, alleanze ed eventi avversi. Poiché a livello locale sembra sia più semplice realizzare visioni concrete, l’arte nelle città può fungere da laboratorio per comprendere come le persone possano convivere e come la società possa cambiare per affrontare problemi quali il nazionalismo, il surriscaldamento globale o la gentrificazione. Nei primi anni 2000, alcuni sindaci, tra cui Antanas Mockus (Bogotá) o Edi Rama (Tirana), utilizzarono l’arte come strumento per raggiungere i propri obiettivi. Di fatto, oltre alle funzioni proprie del loro incarico, divennero anche “curatori” delle loro città. Come possono pianificatori e architetti urbani, artisti e curatori contribuire, insieme ai politici, a comprendere, e forse anche influenzare, le metropoli in rapida evoluzione? Come possono l’arte e l’attività curatoriale lavorare pro e contro le grandi problematiche della nostra epoca, nel contesto urbano?

 
22/11, ore 20.00
Talk
S.A.L.E. Docks – Magazzini del Sale

Contemporary stage
Sonja Anders, Avatâra Ayuso, Roberta Da Soller, Sasha Waltz

Contemporary stage Foto: Roberta Da Soller Ispirati dal titolo „Unbuilding Walls“ e dai contributi del Padiglione Germania 2018, ci domandiamo di quali spazi necessitino le forme contemporanee di arte basate sul tempo. Quale e quanta architettura richiede oggi un palcoscenico contemporaneo? Di quanta azione e interazione hanno bisogno gli spazi per diventare performativi e rappresentativi per una società?
Con quali spazi le arti performative si indirizzano al pubblico odierno e quanta parte ha lo spazio nel teatro contemporaneo? Il palco è più spazio di accadimenti, o piuttosto diventa laboratorio e ordine sperimentale? In questo contesto discutono coreografi, registi di teatro, direttori artistici, performer, per chiarire in definitiva la questione: cosa c’è da fare? Gli spazi e l’architettura sono da occupare, da abbandonare o da caricare ex novo, per capire quale ruolo giochi l’arte performativa nel tessuto sociale e nello sviluppo delle città e della loro tenuta sociale.
 
 
23/11, ore 18.00
Performance & Talk
S.A.L.E. Docks – Magazzini del Sale
 
APPI(A)PPIA
Avatâra Ayuso, Dieter Jaenicke, Ángel Martínez Roger, Héctor Solari, Andrew Todd e altri

“Art is an attitude. This attitude should be the collective heritage of humanity”  Adolphe Appia
(L’arte è attitudine e questa attitudine deve essere il patrimonio collettivo dell’umanità - Adolphe Appia)

APPIA(A)PPIA Project Foto: Stephan Floss APPI(A)PPIA* è una rappresentazione didattica e poetica a cura del coreografo Avatâra Ayuso e del Professor Ángel Martínez Roger, che ci conduce attraverso il percorso e la rivoluzione estetica di Adolphe Appia tra il XIX e il XX secolo. Utilizzando i testi dello stesso Appia, Avatâra e Ángel riflettono sulle proposte radicali e audaci dello scenografo, le cui opere divennero una difesa di un corpo e di un allestimento scenico attivi e tridimensionali e dell’introduzione della luce elettrica in tale contesto. L’opera sarà integrata da una video-installazione a cura di Héctor Solari e da una tavola rotonda con Héctor Solari, Dieter Jaenicke, Richard Siegal, Frédéric Flamand e altri artisti.
Realizzata per la Biennale di Venezia, l’opera è un adattamento dell’originale, che ha debuttato nel 2017 a HELLERAU, il Centro Europeo delle Arti di Dresda, nell’ambito del progetto “Costruire il futuro”, diretto da Dieter Jaenicke e curato da Héctor Solari.
 

24 – 25/11, intera giornata
Performance
Città di Venezia

“Some people want to run things, other things want to run"
A guided detour

di Ofri Cnaani e Fabrice Mazliah

Running Things © Cnaani/Mazliah Durante questa giornata di endurance art, l’artista Ofri Cnaani e il coreografo Fabrice Mazliah invitano i visitatori a unirsi a un tour attraverso Venezia, con l'ausilio della narrazione dei veneziani che rappresentano il motore della città: dal gondoliere alle prese con l’invasione di turisti, al facchino che consegna le merci, per arrivare al conducente delle imbarcazioni per la raccolta rifiuti che svolge il suo lavoro, a quello delle barche della polizia che tiene lontano dal pubblico i migranti indesiderati.
Il lavoro si incentra su un oggetto temporaneo selezionato tra quelli dell’esposizione principale e trasportato lungo i canali fino alla destinazione finale, la discarica comunale. Pur essendo uno dei pezzi di questa eclettica mostra il primo giorno, questo oggetto si trasformerà in uno scarto indesiderato il giorno successivo allo show, evidenziando quindi il movimento per la città del “residuo” e permettendo di studiare le infrastrutture comunali e la normativa sul lavoro che definiscono cosa sia un scarto in una città in cui le esposizioni temporanee sono all’ordine del giorno. Al centro della pièce, troviamo il passaggio tra la produzione della Biennale e il suo scarto o residuo indesiderato, qualcosa che può essere riciclato.
Punto informazioni: S.a.L.E. Docks         

Eventi conclusi:

23–28/05, intera giornata
Performance
Città di Venezia
Sie treffen ihre Vorkehrungen – Prendono provvedimenti
di Gintersdorfer / Klaßen con Gotta Depri, Montserrat Gardó Castillo, Frank Edmond Yao alias Gadoukou la Star
 
Sie treffen ihre Vorkehrungen © Goethe-Institut Mailand Freespace è il motto della Biennale Architettura di quest’anno e funge da richiamo a rivendicare spazi democratici e non prestabiliti. Monika Gintersdorfer e Knut Klaßen affrontano in particolar modo la politica e i progetti sui confini esterni dell’Europa. Gli artisti reagiscono alle speculazioni e allo spostamento di fatto dei confini europei verso il continente nero, con performance scultoree e basate sul dialogo con le quali tentano di generare consapevolezza su questi nessi. Le performance in oggetto vengono sviluppate unicamente per Performing Architecture, nel contesto della mostra internazionale di architettura.
 
24–26/05, intera giornata
Performance
Giardini della Biennale
Tattoos for Architects
Studio Lukas Feireiss
 
Tattoos for Architects Federico Sutera / Xframe Studio © 2018 Con Tattoos for Architects Lukas Feireiss installa stazioni temporanee per il tatuaggio che trasformano i corpi umani in portatori di immagine. Feireiss prende ispirazione da una delle più importanti coppie di analogie nella storia della percezione occidentale su architettura e città – quella tra architettura e città con il corpo umano. In questo senso l’architettura diventa come una nostra terza pelle.
 

In collaborazione con il Padiglione Germania


25/05, ore 16:00
Talk & Performance
S.A.L.E. Docks
ARCH+ features #74
Marco Baravalle, Arno Brandlhuber, Roberta Da Soller, Monika Gintersdorfer, Florian Hertweck, Anh Linh Ngo, Knut Klaßen, Andrea Rumpf
 
Logobi 05
di Gintersdorfer/Klaßen con Richard Siegal, Frank Edmond Yao alias Gadoukou la Star

ARCH+ Feature/Logobi 5 Federico Sutera / Xframe Studio © 2018 La domanda “A chi appartiene il suolo?” è centrale in tutte le società, poichè la risorsa “spazio” è di importanza vitale, come l’aria e l’acqua. Nonostante ciò, raramente la questione viene trattata dagli architetti in modo esplicito. Partendo dalla pubblicazione di ARCH+ The Property Issue, Arno Brandlhuber e Anh-Linh Ngo discutono il tema del suolo con Florian Hertweck e Andrea Rumpf, curatori del Padiglione del Lussemburgo in questa 16esima edizione della Biennale, con Roberta Da Soller e Marco Baravalle, attivisti di S.a.L.E. Docks e con i coreografi Monika Gintersdorfer e Knut Klaßen.

In Logobi 05, eseguito da Richard Siegal e Franck Edmond Yao alias Gadoukou la Star, Monika Gintersdorfer e Knut Klaßen, mettono in scena la loro interpretazione performativa della questione sul suolo.

           
25/05, ore 10:00–15:00
26/05, ore 15:30–17:30
Workshop
S.A.L.E. Docks
Still Untitled
di Xavier Le Roy, developed with Scarlet Yu, in collaboration with Alexandre Achour, Susanne Griem e Zeina Hanna
 
Still Untiteld - Xavier Le Roy Federico Sutera / Xframe Studio © 2018 Still Untitled assumerà la forma di sculture corporee presentate da esseri umani ad altri esseri umani. Un qualcosa da condividere con gli altri. Consiste di incontri che accadono nel momento in cui uno di loro decide di presentarlo a uno dei visitatori a scelta. Queste sculture si moltiplicheranno ed appariranno in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo degli spazi pubblici della città di Venezia durante questi due giorni. Magari alcune passeranno inosservate, magari si diffonderanno e cresceranno come un virus o si trasformeranno in un “sentito dire”.
Still Untitled verrà sviluppato durante workshop gratuiti aperti a tutti. Iscrizioni: saledocks@gmail.com, numero di partecipanti limitato.
 
Produzione: Skulptur Projekte Münster 2017
Con il sostegno di Le Kwatt production company

 
26/05, ore 11:00
Talks
S.A.L.E. Docks
Architecture Talks
Armen Avanessian, Johanna Bruckner, Knut Klaßen, Alex Lehnerer, Xavier Le Roy, Sandra Oehy, Li Tavor, Stephan Trüby, Matthew van der Ploeg e altri
 
Architecture Talks Federico Sutera / Xframe Studio © 2018 Partendo dall’osservazione che strutture architettoniche stabili e istituzionali e lavori artistici indipendenti interagiscono tra di loro, il dibattito presieduto dal filosofo Armen Avanessian discuterà come modelli istituzionali di collaborazione post-disciplinare possano venire messi in pratica in modo progressista e sperimentale.





22/06, ore 20:00
Performance
Biennale Danza 2018
Teatro alle Tese
Built to last
Meg Stuart, Damaged Goods

  Built to Last - Meg Stuart Foto: Chris Van der Burght Il titolo richiede cautela. Le cose sono costruite solo per crollare di nuovo, con lo stesso meccanismo per cui noi aneliamo costantemente a riscoprire noi stessi. La performance Built to last tratta della costruzione di ciò che è imperituro e monumentale, mettendosi così in interessante relazione con il tema del Padiglione Germania (Unbuildung walls) e con la necessità di una società globale che affronti i muri visibili e invisibili.
 

24/06, ore 11:00
Moving Panel
Architecture Talks
Armen Avanessian, Meg Stuart, Jozef Wouters
 
Moving Talk - Meg Stuart Foto: Ewoud Vermote “Come si configurano gli spazi per una libera arte del futuro?” – questa la domanda che il filosofo Armen Avanessian affronta con Jozef Wouters e Meg Stuart durante una passeggiata che chiama il pubblico a immaginare insieme palcoscenici contemporanei e spazi artistici, al fine di reclamarli come spazi liberi. Il dibattito si muove all’interno della mostra ai Giardini e fa sosta in diversi padiglioni.

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