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ore 18:30

Thomas Mann. La vita come opera d’arte

Presentazione del libro|Biografia di Hermann Kurzke

Rielaborazione grafica della copertina del libro Rielaborazione grafica della copertina © Carocci Editore, 2025

Ritratto di Thomas Mann Particolare della copertina © Carocci Editore, 2025

Thomas Mann. La vita come opera d’arte
(Titolo originale: Thomas Mann. Das Leben als Kunstwerk)
Biografia
Hermann Kurzke
Carocci editore, 2025

Presentazione del libro alla presenza di Anna Ruchat, traduttrice, poeta e narratrice svizzera di lingua italiana, che lo ha tradotto in italiano, e Barbara Beßlich, professoressa di Letteratura tedesca moderna e direttrice del Seminario di Germanistica dell’Università di Heidelberg. Modera Paolo Di Paolo.

Thomas Mann ha vissuto nell’incessante tentativo di conciliare i due mondi delle origini: il Nord paterno e il Sud materno, il protestantesimo e il cattolicesimo, il lavoro e la bohème. Seguirlo dall’austera Lubecca alla Monaco decadente, vederlo alle prese con passioni illecite e poi fidanzato, marito e padre, accompagnarlo con le sue due anime nell’esilio svizzero e poi americano significa soprattutto conoscere un uomo segnato dalla stessa ambivalenza profonda che ha contraddistinto la Germania del Novecento.

L’autore dei Buddenbrook, come ci mostra Kurzke, ha drammaticamente portato dentro di sé la grande frattura culturale del Secolo breve, mandando avanti il rigido lato paterno per contrabbandare quello materno senza mai negare la presenza di una sintassi lunare sotto la grammatica solare del suo vivere e del suo scrivere.

Questa biografia scritta nel 2001 è ancora oggi un testo di riferimento, perché dà voce a un Mann meno univoco e di rappresentanza, capace di trasfigurare le proprie paure in quelle di tutti e di estrarne una sostanza mitica. Grazie alla straordinaria conoscenza delle opere edite in vita ma anche di tutti i documenti pubblicati dopo la morte della moglie Katia Mann, Kurzke illumina lo spazio tra l’esperienza e il mito, laddove le due anime del Mago sono ancora indivise, dove l’arte non ha ancora «dato il belletto alla maschera della morte».