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Berlinale Blogger 2023
Disco Boy: se Marlow avesse incontrato Kurtz in discoteca

Franz Rogowski in “Disco boy”. Regia: Giacomo Abbruzzese
Franz Rogowski in “Disco boy”. Regia: Giacomo Abbruzzese | Foto (dettaglio): © Films Grand Huit

Quando James Gray girò “The Lost City of Z”, si rivolse a Francis Ford Coppola e Werner Herzog per ottenere consiglio. Entrambi avevano sfiorato la follia sui set infernali di “Apocalypse Now” e “Aguirre” ed entrambi infatti, a Gray che gli chiedeva come girare nella giungla, diedero un solo consiglio: “Non farlo”.

Di Carlo Giuliano

Con Giacomo Abbruzzese e Franz Rogowski

Giacomo Abbruzzese, documentarista e regista di cortometraggi, l’ha fatto per il suo primo lungo di finzione, in concorso alla Berlinale 73: Disco Boy. Un progetto che fra scrittura, raccolta dei fondi e riprese estenuanti fin nel cuore dell’Africa, Abbruzzese racconta essere durato 10 lunghi anni. Lo racconta, a me e a pochi altri, nel corso di una ristretta tavola rotonda in compagnia del protagonista: Franz Rogowski.

Lui era sicuramente uno dei migliori biglietti da visita di questo film. Forse l’attore più poliedrico e soprattutto poliglotta di tutto il cinema europeo: recita in tedesco, francese, inglese, italiano. Proprio in Italia lo conosciamo bene per Freaks Out. In Disco Boy interpreta Aleksei, un clandestino bielorusso che, senza più i documenti, si ritrova costretto ad arruolarsi nella Legione Straniera. Ma una volta tornato, non sarà più lo stesso. Sempre ammesso che sia tornato davvero.

Un film libero dai generi

Tante le influenze cinematografiche che si potrebbero ravvedere in Disco Boy, da Full Metal Jacket ad Apocalypse Now. Paragoni del genere però impediscono alla giovane opera prima di stare in piedi sulle proprie gambe, cosa che Disco Boy riesce a fare benissimo invece, mescolando al film-de-guerre intuizioni visive che si rifanno alla cultura del clubbing. Molto più stimolanti invece, le contaminazioni letterarie.

Dal Voyage a Cuore di Tenebra

Abbruzzese cita il Voyage au bout de la nuit di Céline, romanzo fra i miei preferiti. Al che gli pongo la mia domanda, a lui e Rogowski, ricollegandomi anche a Cuore di Tenebra di Conrad: “Sia Marlow che Bardamu sono personaggi che arrivano alla fine del viaggio al termine della notte, che riescono a uscire dal Cuore di Tenebra all’ultimo minuto. Questo vale anche per Aleksei? Dopo aver ridisceso l’Inferno, riesce a sbucare dall’altra parte”.

I due accolgono con piacere i riferimenti, li confermano anche. Ma la risposta (un po’ più lunga di come la riporterò) dice molto della sincerità di questo film. Perché è una risposta che si gioca sulle sfumature: “Non volevamo fare un film sull’Inferno. Non ci sono bipolarismi, vittime o carnefici. C’è solo un mondo, quello in cui viviamo. Non ci resta altro che imparare a danzare col nemico”.

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