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Spiccatamente... Berlino
Nostalgia o un futuro felice? Più tipicamente berlinese di così non si può!

Berlino, 15/4/2021, manifestazione contro l’abolizione del tetto massimo degli affitti e per un loro congelamento.
Berlino, 15/4/2021, manifestazione contro l’abolizione del tetto massimo degli affitti e per un loro congelamento. | Foto (dettaglio): Marc Vorwerk © picture alliance / SULUPRESS.DE

Forse è nell’esproprio il futuro ultimo della città, anche se il termine rievoca utopie del passato. Questa settimana la nostra editorialista esperta di Berlino, Margarita Tsomou, ci parla di una manifestazione di protesta che riflette la diversità sociale di questa città in reazione all’abolizione del tetto degli affitti.

Di Margarita Tsomou

Ad Atene ho una cugina musicista pop che vorrebbe trasferirsi a Berlino. In questo non è diversa da qualsiasi altra persona di cultura cosmopolita e con una buona autostima, ma nonostante conosca il tedesco e abbia quell’intraprendenza che le sarebbe senz’altro utile nella giungla della scena artistica berlinese, io esito a incoraggiarla, pensando alla difficoltà di trovare appartamenti a prezzi accessibili.
 
Quella degli alloggi è da sempre una questione sociale, che però negli ultimi anni a Berlino ha assunto proporzioni esorbitanti, con canoni di locazione mediamente triplicati a fronte di redditi invariati, e con la scomparsa sistematica di quei tipici progetti abitativi politici e culturali nei quali albergava lo spirito della collettività. Berlino rischia di trasformarsi in una costosissima metropoli al pari di Parigi o New York, una facciata fatta di sfruttamento e desolazione culturale che non lascia più alcuno spazio alla subcultura e alle produzioni culturali diverse, queer, femministe e migranti. I centri cittadini, ormai, si riempiono solo di pseudo-creativi con i soldi.
 
Il tetto massimo per gli affitti voluto dal Senato di Berlino aveva funzionato come freno d’emergenza in questo processo, congelando gli affitti per cinque anni e riducendo addirittura quelli eccessivamente elevati. Un passo veramente all‘avanguardia della politica berlinese in reazione alla pressione esercitata per anni dai movimenti cittadini e dalle associazioni di inquilini formatesi a Berlino. La misura aveva avuto un fortissimo impatto: le lobby degli investitori avevano protestato con veemenza per le perdite economiche subite, mentre i berlinesi avevano tirato un sospiro di sollievo, non dovendo più temere di perdere la casa.

I canoni di locazione sono di competenza federale

CDU e FDP, però, hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale, che si è pronunciata in loro favore, affermando che i canoni di affitto sono di competenza federale, e quindi scalzando di fatto il tetto voluto dal Senato di Berlino. In conseguenza, molti inquilini della capitale si sono ritrovati a dover improvvisamente rimborsare delle quote di affitto, retroattivamente da giugno 2019, tra l’altro in piena emergenza Covid. Il segnale politico è stato una delegittimazione del diritto alla casa. Gli appartamenti sono diventati un modello di business come fondi speculativi dei grandi investitori che possiedono la maggior parte degli immobili berlinesi e il risultato sarà che verranno sfrattati sempre più impietosamente proprio quei cittadini a basso reddito che rendevano Berlino l’oasi culturale più folle e diversa che tanto amavamo.
 
Eppure questa Berlino non è stata ancora sconfitta: quando è stata annunciata la sentenza, nei quartieri di Neukölln e Kreuzberg sono scesi in piazza oltre 15.000 manifestanti spontanei, emergendo improvvisamente come un riflesso naturale della società urbana. Una reazione delle masse sociali critiche di Berlino, a invocare il diritto alla città: precari ed ecologisti, migranti, anziani e famiglie giovani, accademici e frequentatori di locali notturni, studenti e operai. Uno spaccato della società civile berlinese che ha voluto gridare che la casa è un diritto che non può sottostare a logiche di mercato e di profitto da parte di privati. Sui loro striscioni, slogan come “Jetzt erst Recht: Enteignen” [Espropriare, ora più che mai!], come a dire che se è stato abolito il tetto degli affitti, adesso bisogna espropriare gli immobili di cui sono proprietarie Deutsche Wohnen e altre grosse società immobiliari.

La casa è un diritto

Esproprio e socializzazione possono sembrare concetti nostalgici o utopici del secolo scorso, ma per Berlino si tratta di puro pragmatismo. L‘ultima geniale idea del movimento degli inquilini è questa: visto che l’articolo 15 della Legge Fondamentale prevede che la terra possa essere trasferita in proprietà comune a scopo di socializzazione, su questa base legale, gli attivisti chiedono ora che ben 240.000 appartamenti venduti per quattro soldi a società immobiliari private (come Deutsche Wohnen) vengano ora riscattati a basso costo dalla città per essere poi rimessi sotto controllo democratico. Migliaia di attivisti stanno dominando il paesaggio urbano di Berlino con le bancarelle gialle e viola della loro campagna di raccolta firme per forzare l‘esproprio tramite un referendum. La socializzazione degli alloggi di Berlino, quindi, potrebbe diventare realtà. Nel frattempo hanno ottenuto il sostegno da parte di sindacati, associazioni di migranti, organizzazioni giovanili e addirittura da Fridays for Future, che argomentano che se le case appartengono alla società, sarà anche più facile efficientarle dal punto di vista energetico.
 
Questa varietà di iniziative cittadine dimostra anche quanto sia falsa la contrapposizione artificiosamente costruita tra le questioni identitarie e quelle di classe, ossia sociali: nel dibattito sugli affitti è chiaro che femministe, queer e operai possono tirare la tessa corda politica, come dimostra uno striscione che in inglese recita “queers and sexworkers against gentrification: sexwork is work, beeing a landlord is not”. Più tipicamente berlinese di così non si può!
 

“Spiccatamente…”

Per la nostra rubrica “Spiccatamente…” scrivono, alternandosi settimanalmente, Magrita Tsomou, Maximilian Buddenbohm e Dominic Otiang’a.  Per “Spiccatamente… Berlino”, i nostri editorialisti si avventurano nel trambusto, raccontando la vita nella grande città e osservandone il tran-tran quotidiano in metropolitana, al supermercato e nei locali.

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