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Post-elezioni europee in Germania
Un cambiamento nel clima politico

Il Parlamento europeo a Strasburgo
Il Parlamento europeo a Strasburgo | Fonte: Flickr; Foto © European Parliament; CC BY-NC-ND 2.0

Le ultime elezioni europee hanno determinato una svolta radicale nella politica tedesca: se continuano a calare i partiti popolari, mentre volano i verdi, bastava già uno sguardo alla scheda elettorale per notare le forti divisioni che caratterizzano oggi la Germania. Come spiegare tutto ciò?
 

Di Christoph Bartmann

In Germania le elezioni europee del 26 maggio hanno causato un terremoto politico: la CDU ha perso il 6,4% attestandosi al 28,9%, la SPD ha fatto registrare un -11,5% fermandosi a quota 15,8%, i verdi sono saliti del 9,8% arrivando al 20,5% e l’AfD ha guadagnato il 3,9% raggiungendo l’11,0%. Il risultato catastrofico della SPD, nel frattempo, ha spinto alle dimissioni la leader del partito e del gruppo parlamentare Andrea Nahles e la situazione quasi altrettanto critica della CDU ha sollevato dubbi riguardo agli strumenti in possesso della nuova leader della CDU Annegret Kramp-Karrenbauer (detta “AKK”) per succedere ad Angela Merkel. E comunque, pur concedendoglieli, non appare più certo che possa diventare anche Cancelliera, stando agli ultimi sondaggi che vedono il sorpasso dei verdi rispetto a CDU/CSU.
 
Vale la pena dare un’occhiata alla distribuzione geografica dei risultati, per esempio su questa carta:

https://interaktiv.waz.de/europawahl-deutschland

Come si può notare, nella Germania occidentale al fuori delle grandi città c’è una maggioranza “nera”, mentre sul versante orientale – nel Brandeburgo e in Sassonia – il partito più forte è l’AfD, in forte crescita anche in altri Länder dell’est. Vediamo poi che in quasi tutte le grandi città vincono i Verdi e che la SPD, a parte qualche macchia rossa, è praticamente scomparsa dalla scena. Semplificando al massimo, possiamo dire che la Germania ovest è verde, mentre l’est è dominata dal blu, vale a dire dall’AfD. Un risultato devastante per i partiti cosiddetti popolari, CDU/CSU e SPD, sebbene la CSU in Baviera sia stato l’unico partito a superare il 40%.

Le elezioni europee, a lungo piuttosto sotto tono, oggi sono un palco per l’elettorato di protesta di ogni genere.

Dal punto di vista tematico, ossia in termini di preoccupazioni e desideri dell’elettorato, significa che nella Germania occidentale i temi nettamente dominanti sono i cambiamenti climatici e in generale l’ecologia, mentre nella Germania orientale spicca ancora la questione dell’immigrazione, spesso legata a una protesta contro “l’Ovest” e la sua arroganza liberale. La Germania è divisa, quindi, e non solo tra est e ovest, ma anche tra città e campagna. L’elettorato di protesta di entrambe le fazioni, i verdi e i blu, parla di “situazione allarmante”, ma a quale “situazione” fa riferimento? Non quella economica, visto che è positiva: recentemente, infatti, l’86% degli intervistati ha dichiarato di stare bene o molto bene dal punto di vista economico. La preoccupazione dei verdi riguarda il clima, anche se il problema è globale e non prettamente tedesco, sebbene quasi da nessun’altra parte susciti così tanta apprensione quanto in Germania. I blu, invece, sono angustiati per l’identità nazionale, che sentono minacciata di essere scalzata a breve per “sostituzione della popolazione”, un incubo che accomuna l’elettorato di protesta di tutte le destre d’Europa. Le elezioni europee, a lungo piuttosto sotto tono, oggi sono un palco per l’elettorato di protesta di ogni genere. Ma Steve Bannon e i suoi amici? Stavolta non volevano insegnare all’Europa a tremare? Un tentativo fortunatamente non riuscito. A questo punto, però, viene da pensare che non solo per le europee, ma anche per le altre elezioni, gli elettori tedeschi possano decidere per chi votare soltanto in base alla loro principale preoccupazione politica, come dicevamo, quindi, il clima o l’immigrazione. Nel frattempo, gli oppositori di destra e di sinistra dello status quo, cioè dire il governo Merkel, hanno scoperto nella CDU l’avversario comune da contrastare. Un’azione lanciata su Youtube da Rezo, un influencer tedesco che in un video ha chiesto di distruggere la CDU, ha rapidamente raggiunto l’incredibile quota di 15 milioni di visualizzazioni, tutti giovani che magari ora pensano davvero che la CDU sia effettivamente responsabile dei cambiamenti climatici a livello globale. E che accadrà se, una volta distrutti i vecchi partiti popolari, andranno al governo i verdi, e neanche loro potranno contenere i cambiamenti climatici, per lo meno non rapidamente e non senza scendere a loschi compromessi?
 
Visto che la SPD è sempre più debole e come unico rimedio vede l’uscita dalla grande coalizione, forse si profila la possibilità di elezioni anticipate, dopo di che la Germania avrà finalmente una nuova Cancelliera o un nuovo Cancelliere. È dubbio però che l’incarico possa andare ad Annegret Kramp-Karrenbauer. Se i verdi diventassero davvero il partito più forte, dovrebbero solo decidere se puntare sul loro uomo (Habeck) o sulla loro donna di punta (Baerbock). Certo, anche in questo caso si dovrebbe formare una coalizione, ma quale potrebbe avere la maggioranza? Forse più una coalizione verde-nera che non una verde-rossa-rossa. Ma una coalizione verde-nera, che secondo i cliché metterebbe insieme salvatori e annientatori del clima, probabilmente non avrebbe vita lunga. È interessante, però, anche ciò che sta accadendo a destra: l’AfD ha passato il suo momento d’oro, pur attestandosi attorno al 12%. Che dire poi di quella parte del fronte borghese che non è ancora migrata verso i verdi, ossia i più conservatori della CDU o i fautori del liberalismo economico dell’FDP? Se si guarda alla Germania, oggi, si resta sorpresi: problemi reali non ce ne sono (eccetto quello climatico, ovviamente), eppure, a livello di partiti politici, la situazione è incandescente come non mai.

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