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L’area Schengen
Al di là dei confini

Attraversando le frontiere nazionali all’interno dell’UE non si incontrano più barriere: dal 1995, il Trattato di Schengen garantisce la libertà di circolazione. Cosa succederebbe se si reintroducessero ovunque i controlli di confine?
 

Di Eric Bonse

Confini
Illustrazione: © Goethe-Institut / Ricardo Cabral

Oggi è difficile da immaginare, ma prima del 26 marzo 1995, per recarsi dalla Germania o dal Portogallo in un altro Paese dell’UE si doveva esibire un documento d’identità e prepararsi a lunghi tempi di attesa alla frontiera. Molti Paesi UE hanno cominciato a beneficiare soltanto nel 2001, se non nel 2017 nel caso dei nuovi Stati membri, della Convenzione di Schengen, che garantisce la libertà di movimento al di là dei confini nazionali.
 
Soprattutto per Paesi periferici come il Portogallo, l’abolizione delle frontiere interne ha rappresentato un vantaggio enorme: non sono più “tagliati fuori” dal resto dell’UE e hanno potuto espandere in modo significativo il commercio e il turismo. Tuttavia, con Schengen sono nati anche i confini esterni dell’UE, e con essi una serie di problemi non previsti, emersi durante la crisi dei rifugiati, soprattutto in Grecia.
 
A partire dal 2015, l’afflusso massiccio di migranti attraverso frontiere esterne non controllate ha indotto alcuni paesi dell’UE a reintrodurre i controlli e a revocare in parte il Trattato di Schengen. Il quotidiano portoghese Jornal I si è espresso in maniera critica riguardo allo scossone così provocato a una “pietra angolare del progetto europeo”.
 
Un allarme è stato lanciato anche dagli esperti della Fondazione tedesca Bertelsmann, che ipotizzavano che la fine di Schengen potesse causare in Europa un drammatico calo nella crescita: secondo uno studio, l’UE avrebbe perso complessivamente 470 miliardi di euro entro il 2025. Finora, tuttavia, questi moniti non si sono tradotti in realtà: il sistema Schengen non è crollato, perché nonostante controlli occasionali la libertà di circolazione è tuttora vigente.
 
Le drammatiche conseguenze che porterebbe il ripristino delle frontiere in Europa sono emerse in occasione delle dispute sulla Brexit e sul backstop per l’Irlanda. Bruxelles insiste su questa soluzione di emergenza per evitare una nuova frontiera rigida tra l’Irlanda e la britannica Irlanda del Nord dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE. Recinzioni, sbarre o altre barriere potrebbero mettere a repentaglio la pace dopo l’accordo del Venerdì Santo.
Quello delle frontiere, quindi, resta un tema scottante in Europa, e non soltanto per ragioni economiche. Reintrodurle definitivamente sarebbe un problema enorme, peraltro non limitato all’Irlanda o al Portogallo.

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