7 domande a... Andrea D’Addio

Giornalista, dal 2009 vive a Berlino, da cui collabora con diverse testate giornalistiche italiane e tedesche. È fondatore e direttore di “Berlino Magazine”, il sito web degli italiani a Berlino, e autore della guida “Berlino Low Cost. Guida anticrisi alla città più alternativa d’Europa”, edita da Bur-Rizzoli nel 2016. Gli abbiamo rivolto 7 domande sulla sua esperienza da Italo-Berlinese.

Come stanno gli italiani a Berlino?
Sono davvero tanti, potremmo dire che è una città nella città. E come tutte le città, ha chi sta bene e chi sta male, chi si è inserito bene e chi meno. Dipende soprattutto dalle aspettative con cui si è arrivati, a quanto ci si è preparati prima di partire e a quanto tempo avevano messo in conto di dovere impiegare per trovare un lavoro soddisfacente. Parlando in maniera generale, si può dire che la città degli italiani a Berlino è mediamente più felice di una città di italiani in Italia.

Perché Berlino?
Parliamo degli italiani che hanno scelto Berlino? È la capitale del Paese con il minore tasso di disoccupazione considerando i grandi Paesi dell'Unione Europea ovvero Paesi dove è più facile trasferirsi a livello burocratico.
A livello sociale: è  ancora, anche se sempre con meno intensità, la città in cui tante libertà sono date come normali, non bisogna lottare per farsi riconoscere come artisti, gay, lesbiche, transgender, assorbe tutto perché è proprio l'unione delle differenze che la rende speciale. Gli affitti e il costo dei divertimenti è basso rispetto a capitali come Parigi e Londra, altra grande meta di italiani “in fuga”. C’è poi un’alta concentrazione di giovani aziende, startup, che attirano forza lavoro.

Tu perché sei andato via?
Scrivo su riviste cartacee e online dal 2003, da quando avevo 21 anni, sempre come freelancer. Volevo fare il giornalista freelancer e ho pensato che farlo da una città estera mi avrebbe aperto più strade. Le storie originali che si trovano in una città non italiana sono coperte mediaticamente di meno. Nel 2008 pensai che Berlino sarebbe stata la città del futuro da un punto di vista geopolitico (allargamento dell’UE a est era recente) e artistico (si sentiva sempre più spesso citare Berlino come capitale delle nuove tendenze). Bassi affitti, basso costo della vita, pochi giornalisti concorrenti: mi sembrava una scelta intelligente senza rischiare troppo. È stata una buona scelta.

È dal 2009 che non vivi in Italia, ma hai appena fatto un viaggio lungo tutta la penisola seguendo il famoso itinerario di Goethe. Cosa hai trovato di cambiato? Cosa provi?
Cambiato non so... I viaggi itineranti, peraltro se veloci, uno o due giorni per città, noi in 15 abbiamo fatto da Trento a Catania, prendono sempre il meglio di ogni città... Ho provato tanto affetto e stima per tutti gli italiani impegnati, con le proprie attività, che siano un ristorante, un albergo, un progetto musicale o un lavoro da freelancer, a crearsi la propria vita in Italia con tanto sudore senza lamentarsi. Ho visto più da vicino tanti italiani di cui nutro un rispetto che mi fa essere ottimista per il futuro dell'Italia.

Il tuo punto di vista sui berlinesi?
Rispetto ad altri tedeschi la cosa che li contraddistingue di più è un umorismo a volte un po’ duro da accettare se non li si conosce bene, ti dicono ciò che pensano con pochi filtri... tanti sono molto aperti, sono fieri di essere gli autentici cittadini della città del momento. Sono persone aperte, ma al contempo comincio a percepire anche un po’ di insofferenza per come i nuovi capitali venuti in città da altre parti della Germania o dell’Europa stiano cambiando il volto ai quartieri. Qualche anno fa erano più contenti dell'immigrazione europea, ora meno.

La comunità italiana a Berlino è molto forte. Tu chi frequenti?
Cerco di equlibrare le cose. Le persone che lavorano con me da Berlino Magazine sono tutte italiane e la stima è tale che poi ci frequentiamo anche fuori dagli orari da ufficio. Però sono anche allenatore/giocatore di una squadra di calcio a 5, Rotation Prenzlauer Berg, che ha metà squadra tedesca, un quarto italiana e un altro quarto straniera in generale, con cui mi vedo spesso. Una cosa è certa: come in qualsiasi città al mondo uno straniero ha più possibilità di fare amicizie di gruppo con altri stranieri che con gli autoctoni: si condividono di più quei problemi e successi di integrazione che una persona che vive nel Paese in cui è cresciuto non vive.

Il tuo futuro, anche a lungo termine, dove lo vedi? In Italia, in Germania?
In Germania con frequenti ritorni in Italia.