7 domande a... Tobias Kruse

Tobias Kruse
© Tobias Kruse

Fotografo tedesco, vive a Berlino dal 2000. Dopo gli studi alla Ostkreuzschule für Fotografie è entrato a far parte dell’agenzia fotografica Ostkreuz. Sul canale Instagram del Goethe-Institut Italien racconta gli italo-berlinesi oggi.

Sei nato nel 1979 nell’ex DDR. Quali sono i tuoi ricordi d’infanzia più belli?
Le vacanze estive nel Mecklenburg. Ogni anno andavamo in barca a vela da Schwerin, dove sono cresciuto, a Müritz, dove vivevano i miei nonni. Ricordo quel caldo soffocante, gli sprizzi dell’acqua, le strade di campagna polverose, le corse sui prati e fin sulle balle di fieno, i tuffi dagli alberi lungo le rive.

Il termine “confine” ha un significato particolare per te?
Certamente. Vengo da una famiglia che aveva partecipato attivamente alle sollevazioni contro il regime e il fatto che non potessimo andare a trovare i nostri parenti nella Germania Ovest e in Svezia, e che solo loro potessero venire da noi, era sempre un argomento di discussione che io e mio fratello vivevamo come una grande ingiustizia. La barca a vela menzionata prima si chiamava anche per questo “Kleine Freiheit”, piccola libertà, perché la libertà più grande era invece estremamente lontana.

Nel 2000 ti sei trasferito a Berlino. Com’era Berlino all’epoca e com’è oggi?
Mi sono trasferito nella Berlino che conoscevo fin dagli anni Novanta. Ero andato già relativamente presto alla Loveparade e al fine settimana nei club. Quando poi nel 2000 mi ci sono trasferito, la città ha cominciato subito a trasformarsi in maniera evidente, anche se il cambiamento che si vede oggi è enorme rispetto al passato, sono due città diverse. Oggi forse non mi ci trasferirei più.

Come sei arrivato alla fotografia?
Relativamente presto, anche se non direttamente, perché prima ho studiato graphic design; dopo un paio d’anni invece ho notato che riuscivo meglio nell’altro campo e ho spostato il focus sui miei reali interessi.

E come sei arrivato a Ostkreuz?
Ho fatto domanda per un tirocinio a Ostkreuz e ho continuato a studiare, all’epoca ho frequentato il primo anno alla neofondata Ostkreuzschule. A Ostkreuz quindi ci sono proprio cresciuto.

Che cosa preferisci fotografare?
È difficile rispondere. In linea di principio qualsiasi cosa, non ho un genere prefissato. Posso solo dire in che modo preferisco fotografare, e cioè lasciandomi trasportare da una tesi o da un pensiero. È così che sono nati i miei lavori migliori, senza pressione, con tutto il tempo necessario a disposizione.

Che cosa hai imparato durante il nostro progetto Instagram sugli italo-berlinesi?
Che ce ne sono tanti, che sono molto ben connessi tra loro e che danno un tratto caratteristico alla città, il che mi piace molto.