Accesso rapido:
Vai direttamente al contenuto (alt 1)Vai direttamente al secondo livello di navigazione (alt 3)Vai direttamente al primo livello di navigazione (alt 2)

WEconomy
Il miracolo economico nella rete delle cose

WEconomy: quando i consumatori condividono invece di vendere e usano invece di possedere.
WEconomy: quando i consumatori condividono invece di vendere e usano invece di possedere. | Foto (dettaglio): © Adobe

Con il neologismo WEconomy “noi” diventiamo parte di una nuova economia sostenibile. Cosa c’è alla base di questa idea.

Di Johannes Zeller

La crescita economica e la globalizzazione sono state a lungo postulate come panacea economica: un’economia in crescita e una produzione a basso costo avrebbero dovuto portare benessere per tutti. Eppure oggi in modo sempre più evidente si palesano le debolezze del nostro sistema economico. Lo sfruttamento della manodopera e delle risorse, l’uso indiscriminato dell’ambiente e i gravi danni provocati all’ecosistema ad esso correlati hanno conferito negli ultimi anni maggiore forza alle voci di coloro che si battono per un sistema economico sostenibile e responsabile e che chiedono cambiamenti radicali. Questa posizione è condivisa anche dai sostenitori della WEconomy, che non mirano a trovare soluzioni politiche o leggi, ma sono convinti che il cambiamento debba partire dalle imprese. I tempi sono maturi per dei modelli di impresa che si assumano una responsabilità sociale.

“Noi” al centro

Con il termine di WEconomy viene descritto un sistema economico sostenibile fondato sul progresso tecnologico e la creatività imprenditoriale. Come risposta in un certo senso all’economia dell’usa e getta dei decenni passati la WEconomy sostiene un sistema in cui si produce e si consuma facendo un uso responsabile delle risorse e nel quale i consumatori condividono invece di comprare e usano invece di possedere.
 
I sostenitori di questa teoria sono convinti che una svolta in questa direzione abbia già avuto inizio, promossa da startup innovative che, con i loro modelli di business, spingono l’acceleratore sui miglioramenti sociali. Una evoluzione resa possibile grazie alla rete delle cose (Internet of things, abbreviato IoT), poiché spesso queste startup si basano su app o su comunità online interattive.
 
Gli esperti concordano sul fatto che l’IoT è sulla buona strada per rivoluzionare la nostra quotidianità. Scott Weiss, investitore della Silicon Valley profetizza un mondo “nel quale le porte si aprono quando percepiscono che ci stiamo avvicinando.”
 
Mentre questa visione del futuro fa accapponare la pelle ad alcuni protezionisti dei dati, i sostenitori della WEconomy vi ravvisano il potenziale per una maggiore efficienza e sostenibilità. Partendo dalla crescente rete che caratterizza la nostra quotidianità descrivono sei tendenze, sviluppatesi già negli scorsi anni e che potrebbero cambiare le fondamenta del sistema economico di domani. 

Sei passi verso un’economia migliore

Al posto di un sistema produttivo che necessiti un costante e crescente afflusso di risorse, la WEconomy aspira ad un’economia circolare, nella quale i prodotti si possano riciclare infinite volte. Molte startup usano questa idea già come parte del loro modello di impresa, come ad esempio gli architetti della ditta danese 3Xn, i quali, aiutati dai robot, usano vecchi mattoni per la realizzazione di nuovi progetti edilizi, risparmiando in questo modo il 95 per cento di energia. Il principio “Cradle to Cradle” rappresenta un’altra variante di questo approccio, secondo il quale in modo ecoefficiente i rifiuti vengono nuovamente trasformati in materia prima. 

Il secondo trend, riassunto con la parola chiave “economia funzionale”, descrive come i prodotti possano essere sostituiti sempre più dai servizi. I consumatori non pagano per il prodotto, bensì per la sua funzione o prestazione. Un esempio eccellente è la popolarità delle app per il carsharing. In questo caso i clienti pagano per le singole corse e non per l’auto in sé. Il carsharing riduce il numero di macchine di cui necessita la società nel suo complesso, riducendo l’impatto ambientale dovuto alla loro produzione e manutenzione.

Il trend numero tre della WEconomy, la bioeconomia, vede un potenziale nelle nuove scoperte della scienza molecolare, in nome della quale i ricercatori sviluppano sempre più alternative biologiche ai combustibili fossili e ai materiali chimici. Dalle vernici biodegradabili basate su microalghe fino ai pneumatici in gomma di tarassaco, quasi in ogni settore industriale ci sono esempi pratici, che risparmiano le risorse naturali inquinando molto meno dei materiali tradizionali.
 
“Collaboration”, un modo di fare economia collettiva, è un altro elemento della WEconomy. Quando più imprese si uniscono per raggiungere un obiettivo comune dal quale tutte posso trarre vantaggio, allora collaborano nello spirito della WEconomy. Ne è un esempio di successo la startup tedesca Too Good To Go. Attraverso un’app i ristoranti poco prima dell’ora di chiusura vendono il cibo avanzato a un prezzo scontato, riducendo in questo modo gli scarti e aumentando gli incassi. Dopo nemmeno 4 anni dalla sua fondazione nel 2015, la startup dichiara di aver già “salvato” 4 milioni di pasti.
 
Il settore più noto della WEconomy è quello della “sharing economy”, secondo la quale le persone condividono le proprie proprietà per usarle in modo più efficiente. Ciò viene illustrato ad esempio dalla condivisione degli alloggi di Airbnb: attraverso la piattaforma gli utenti possono subaffittare le loro casa ai turisti, quando loro stessi si trovano in viaggio, lasciando così complessivamente una minore quantità di spazi abitativi vuoti.
 
L’ultimo elemento cardine della WEconomy è la tendenza al fai da te. Nell’era delle stampanti 3D e dell’Open Source è possibile creare e produrre un numero sempre maggiore di prodotti a casa senza bisogno di investitori o di stabilimenti di produzione. L’economia 3D rende il consumatore al tempo stesso produttore, risparmiando in questo modo le emissioni di CO2 derivanti dai lunghi viaggi per il trasporto.

Sulla strada verso la WEconomy

Da diversi punti di vista siamo già sulla strada verso la WEconomy. Sempre più startup sviluppano app per condividere e collaborare, vengono elaborate sempre più tecnologie 3D e la bioeconomia scopre nuovi modi per produrre nel rispetto dell’ambiente. Secondo uno studio della PwC, una ditta che offre consulenza alle imprese, sempre più persone e aziende usano le nuove offerte e le nuove possibilità. I progressi tecnici sotto forma di IoT velocizzeranno ulteriormente questo sviluppo. Se tutte queste tendenze continueranno a evolversi e si rafforzeranno, potranno contribuire a un’economia più ecologica.. 
 
Tuttavia l’esempio di AirBnB mostra anche che le nuove idee ben presto portano con sé nuove difficoltà: in alcune città la condivisione degli appartamenti è diventata talmente redditizia, che interi appartamenti sono stati trasformati in case vacanza riducendo di fatto il reale spazio destinato alle abitazioni. In tal modo, dislocando i cittadini più poveri nelle periferie, AirBnB ha creato un nuovo problema sociale.

Top