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Luoghi per conoscere ma anche star bene
Inclusione: un’offerta per tutti

Inclusione: un’offerta per tutti
© raumlaborberlin per Kulturprojekte Berlin

Da tempo “inclusione” è una delle principali parole chiave della moderna attività bibliotecaria. Con il termine ci si riferisce per lo più all’abbattimento delle barriere architettoniche e a un’offerta di libri in versione semplificata, ma senz’altro è solo l’inizio.

Di Samira Lazarovic

È ormai consueto trovare nell’allestimento di base di molte biblioteche degli angoli di lettura per bambini e arredi confortevoli, così come una vasta gamma di eventi: se un tempo apparivano come cattedrali elitarie della conoscenza, infatti, le biblioteche oggi dimostrano di aver saputo aprire le proprie porte e adottare regole più flessibili. “Invece di incutere un timore reverenziale e proporsi come luogo formale di erudizione, nel nuovo millennio puntano a rivolgersi all’intera comunità, invitandola alla scoperta e all’esplorazione”, conferma Traci Engel Lesneski, direttrice dello studio di architettura statunitense MSR, in un’intervista al Goethe-Institut.
 
L’impostazione è in linea con i desideri degli utenti, sia reali che potenziali: secondo uno studio condotto nel 2015 dall’istituto demoscopico di Allensbach su quasi 1.500 persone, infatti, le biblioteche non dovrebbero rappresentare soltanto dei poli di conoscenza, informazione e consulenza, ma anche dei luoghi di intrattenimento dall’atmosfera piacevole e una ricca offerta culturale. Alcune, come ad esempio quella centrale di Amburgo, stanno già attirando l’utenza con caffetterie e altri spazi che vanno ad aggiungersi alle tranquille sale di lettura, offrendo l’ambiente adatto anche allo scambio personale.

Rispettare esigenze diverse

Esperti come Engel Lesneski, tuttavia, ritengono importante che questi nuovi luoghi in cui sentirsi a proprio agio non rischino di rivolgersi nuovamente a una cerchia ristretta: se è vero che la maggior parte delle biblioteche è impegnata a favore dell’inclusione e pubblicizza l’assenza di barriere architettoniche e un’offerta di libri in versione semplificata, secondo Engel Lesneksi è altrettanto vero che la strada per raggiungere parità e inclusione è ancora lunga: “Ogni persona è differente: abbiamo capacità fisiche eterogenee, usiamo i nostri sensi in maniera diversa, veniamo da vari contesti economici e culturali, non siamo dello stesso sesso, né della stessa età. Eppure molti edifici sono stati progettati come se avessimo tutti le stesse esigenze”.
 
In effetti, sesso, età, livello di istruzione e condizioni socioeconomiche determinano ancora oggi il modo di sfruttare una biblioteca pubblica: secondo lo studio condotto ad Allensbach, la quota maggiore dell’utenza è costituita da donne; il 32% degli utenti abituali ha un’istruzione superiore, mentre ha una scolarizzazione più bassa solo il 13% degli intervistati; la frequentazione, inoltre, diminuisce con l’aumentare dell’età: solo il 18% di chi ha visitato una biblioteca negli ultimi 12 mesi si colloca nella fascia tra i 60 e i 75 anni e, a differenza dei gruppi di utenti più giovani, la tendenza è un ulteriore calo.

Integrazione di rifugiati e richiedenti asilo

In Germania, tuttavia, alle moderne biblioteche non si chiede di agevolare soltanto l’integrazione di utenti più anziani o meno istruiti, ma anche di fare la loro parte in favore dell’integrazione dei numerosi rifugiati e richiedenti asilo giunti sul territorio: corsi di lingua, strumenti a vocazione didattica, libri illustrati e testi per bambini devono essere impiegati per sostenere le persone a trovarsi a proprio agio nel loro nuovo ambiente.
 
Naturalmente i bibliotecari non possono sostituire gli insegnanti o gli assistenti sociali, tuttavia sono in grado di creare spazi che permettono e favoriscono l’incontro. L’integrazione può riuscire soltanto se si promuove anche l’accettazione dei nuovi concittadini da parte della popolazione locale, e – come afferma Rebecca Smith-Aldrich, coordinatrice per la sostenibilità delle biblioteche di New York in un’intervista al Goethe-Institut – “le biblioteche sono particolarmente adatte a rafforzare la coesione sociale locale” in quanto possono “avvicinare le persone e indurre gli abitanti della zona a riconoscere e ad apprezzare la multiculturalità”.
 
Non è un impegno da poco, considerando tra l’altro che le biblioteche vengono già messe a dura prova dai tagli al budget e dell’avanzare della digitalizzazione. Sembra comunque che ne varrà la pena, visto che i sondaggi indicano che gli intervistati, a prescindere dal fatto che attualmente utilizzino o no una biblioteca, trovano importante che in futuro si mantengano le biblioteche pubbliche come spazi di scoperta, progettazione e incontro. Se è tramontata l’era in cui si consideravano cattedrali elitarie, potrebbe iniziare quella in cui diventano istituzioni indispensabili per la società.

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