Berlinale Blogger 2021
C’era una volta… l’uomo

Dan Stevens, Sandra Hüller
“I'm Your Man”, regia Maria Schrader, con Sandra Hüller e Dan Stevens | Photo (detail): © Christine Fenzl

Dalla fantascienza agli adattamenti cinematografici storici: il concorso in versione ridotta offre una sorprendente varietà di film tedeschi.

Di Philipp Bühler

I film devono essere contemporanei, senza tuttavia ignorare il passato, indicando inoltre il più possibile la strada per il futuro. Nessun problema, già solo nel concorso il cinema tedesco quest'anno è in grado di offrire l’intera gamma, almeno a giudicare dalle esigue informazioni fornite dalla Berlinale. Con Ich bin dein Mensch, per esempio, Maria Schraders presenta una commedia fantascientifica in cui alla protagonista femminile viene consegnato il suo compagno dei sogni progettato digitalmente. Uno scenario ormai non così lontano dalla realtà e che si adatta piuttosto bene a una Berlinale che per ampie parti del settore, si svolgerà essa stessa solo online. Nemmeno più internet c’è nel contributo alla sezione Berlinale Special Tides dello svizzero Tim Fehlbaum, specialista dell'eco-distopia (Hell): una catastrofe globale ha spazzato via quasi tutta l'umanità.

Pub vs. aula

Nella Berlino dei giorni nostri, ancora piuttosto popolata, ci porta il debutto alla regia di Daniel Brühl, Nebenan (Vicino). In un pub tuttavia in gran parte vuoto, l'attore ed ex proprietario di pub è presumibilmente alle prese con la celebrità e la gentrificazione, e interpreta ovviamente se stesso. Frivolo narcisismo, ambizioso progetto ai tempi del coronavirus o qualcosa di completamente diverso? Vedremo. In ogni caso, prezioso dal punto di vista educativo è il lungo documentario di Maria Speth Herr Bachmann und seine Klasse (Il signor Bachmann e la sua classe) che racconta la storia di un insegnante non convenzionale di una scuola comprensiva nell'Assia centrale. Conosciamo la Speth per il suo favoloso dramma femminile Madonnen. Anche lì si trattava di educazione nel senso più ampio.

Sconvolgimenti

Atteso con grande trepidazione è sicuramente Fabian di Dominik Graf, tratto dal romanzo di Erich Kästner del 1931. Nella Berlino scossa dalla Grande Depressione, anche l'eroe interpretato da Tom Schilling, copywriter in una fabbrica di sigarette, sta scivolando nel baratro. Quello che può essere letto come una miscela armoniosa di Babylon Berlin e della performance di Schilling in Oh Boy, è un territorio inesplorato per Graf, regista sempre molto legato al presente (Im Angesicht des Verbrechens). In un'intervista ha sottolineato l'attualità del materiale, facendo un gran segreto della sua lunghezza: il vero spirito di un romanzo può essere trasmesso solo attraverso la sua durata! Molte chiacchiere su un libro piuttosto breve, ma se il film è buono, qualsiasi lunghezza mi va bene.

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