Abbassamento del diritto di voto a 16 anni
Ringiovanirebbe la cultura politica

“Presto (non) voteremo per voi professionisti”: cartellone di una studentessa a una manifestazione di Fridays for Future.
“Presto (non) voteremo per voi professionisti”: cartellone di una studentessa a una manifestazione di Fridays for Future. | Foto (dettaglio): © Oliver Auster/ picture alliance/dpa

​L’immagine dell’adolescente scocciato e annoiato dalla politica è ormai superata, come dimostra il movimento di Fridays for Future. E visto che i giovani sanno entusiasmarsi per i processi democratici e le questioni politiche, non sarà ora di riformare la legge elettorale?

Di Nadine Berghausen

In Germania, in 11 dei 16 Länder sedicenni e diciassettenni hanno già diritto di voto alle elezioni amministrative. Ora, anche a livello federale, si chiede sempre più a gran voce un abbassamento dell’età minima per votare. Katja Kipping, leader del partito di sinistra Die Linke, sottolinea l’importanza di Fridays for Future, affermando che questo movimento ha dimostrato al mondo che la giovane generazione è interessata a contribuire alla politica. Asuka Kähler, 17 anni, è impegnato dal 2019 con Fridays for Future a favore della sostenibilità e della diversità e contro il razzismo.

Asuka Kähler, 17 anni, maturando, è attivo a livello politico da un anno e mezzo con Fridays for Future, inizialmente a livello locale, a Francoforte, e poi anche a livello federale. Nel movimento è uno dei pochi membri di colore.
Asuka Kähler, 17 anni, maturando, è attivo a livello politico da un anno e mezzo con Fridays for Future, inizialmente a livello locale, a Francoforte, e poi anche a livello federale. Nel movimento è uno dei pochi membri di colore. | Foto (dettaglio): © Asuka Kähler
Signor Kähler, l’impegno politico per Fridays for Future ha riacceso anche il dibattito sul diritto di voto a partire dai 16 anni. Secondo i politici, il movimento dimostra che i giovani sono politicamente attivi e interessati. È contento di questo?
 
Penso che possiamo davvero considerarlo un successo. Abbiamo contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema e a renderne più realistica l’attuazione, ma lo separerei nettamente dai nostri obiettivi veri e propri, nel senso che il diritto di voto a partire dai 16 anni sarebbe positivo, ma non prioritario per raggiungere i nostri scopi.
 
A luglio i rappresentanti di Fridays for Future si sono uniti a una richiesta dell’associazione “Mehr Demokratie” [più democrazia], che si batte per l’abbassamento dell’età minima per votare. Non vi verrebbe voglia di sfruttare maggiormente la vostra influenza come movimento, per rendere centrale la richiesta dell’abbassamento dell’età di voto?
 
Certo, si potrebbe, ma non mi pare una questione urgente e non credo che i voti e gli effetti positivi che otterremmo in questo modo possano essere tanto rilevanti per i nostri obiettivi da giustificare un impegno su così vasta scala.
 
In che misura cambierebbe la cultura politica il diritto di voto a partire dai 16 anni?
 
Secondo me, a lungo termine, avremmo un ringiovanimento della cultura politica. Il diritto di voto a 16 anni spingerebbe i giovani a parlare di più di politica, aumenterebbe la loro consapevolezza e il loro interesse per la politica. E potrebbero essere maggiormente coinvolti nel dibattito politico, tanto nei partiti, quanto nelle organizzazioni non governative.
 
Secondo Peter Preuß, parlamentare della CDU, fissando la maggiore età a 18 anni, il legislatore ha avuto i suoi buoni motivi: “Si tratta di tutelare gli adolescenti dall’influenza che possono subire e di evitare che debbano affrontare decisioni per le quali non si sentano pronti”. Come risponde a quest’affermazione?
 
È un’argomentazione che trovo discutibile per diverse ragioni. La questione dell’influenzabilità, di per sé, è anche valida: i giovani saranno in parte più influenzabili, anche se non è il caso di generalizzare, ma allora, con questa argomentazione, bisognerebbe porre un limite anche all’età massima per votare, visto che oltre una certa soglia regrediscono le capacità intellettive, e quindi si potrebbe anche bloccare il diritto al voto dopo gli 80, quando può aumentare molto l’influenzabilità della persona. Se il discorso vale in un verso, per coerenza deve valere allora anche nell’altro. E poi non regge neanche il discorso dell’inadeguatezza in età adolescenziale: gli alunni che concludono gli studi con un diploma di qualifica professionale fanno questa scelta ben prima di compiere i 18 anni, eppure è un passo che li influenzerà per tutta la vita. Non capisco perciò per quale motivo si debba rimanere così dogmatici sul diritto di voto a partire dai 18 anni. In altri settori l’età minima è stata già abbassata, ad esempio per la patente di guida(*) o la responsabilità penale.
 
Secondo i più critici, la scuola non prepara sufficientemente i giovani alla partecipazione politica attiva. Lei che ne pensa?
 
Penso che sia un punto importante. Trovo necessario e urgente che la scuola affronti più intensamente i temi politici: al momento si fa piuttosto teoria, si parla di sistemi politici, mentre è raro che a lezione vengano trattati gli eventi politici di attualità, e poi è importante iniziare prima, perché in una società digitalizzata anche negli adolescenti si comincia a plasmare un’idea politica, più o meno coscientemente, proprio perché a quell’età si è effettivamente influenzabili, e quindi è importante che la scuola provveda all’educazione politica.

Votare a 16 anni

Un giorno, due elezioni, due limiti di età: Il 1° settembre 2019 si sono tenute le elezioni per la rappresentanza del Land nel Brandeburgo e nella limitrofa Sassonia. Nel Brandeburgo hanno potuto votare anche sedicenni e diciassettenni, rimasti invece esclusi dalle urne in Sassonia. Su incarico della Fondazione Otto Brenner, i politologi Arndt Leininger e Thorsten Faas della Libera Università di Berlino hanno realizzato un’analisi sul modo in cui ha influito sui giovani e sul loro atteggiamento politico la differente età dei votanti. Per questo studio hanno effettuato un sondaggio online subito dopo le lezioni, nel settembre 2019, su circa 7.000 giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, analizzandone le loro idee politiche di fondo, la  situazione abitativa e scolastica e l’atteggiamento verso la comunicazione e l’informazione.
Gli esiti dello studio lasciano poco spazio a chi argomenta contro l’abbassamento dell’età per il voto, adducendo come principale motivazione un’insufficiente maturità dei ragazzi per la partecipazione politica. Lo studio dimostra il contrario: “Dalla nostra indagine risulta che i quindicenni hanno già uno spiccato interesse e notevoli conoscenze politiche, a prescindere dalle diverse leggi elettorali vigenti nei due Länder esaminati”, afferma Faas. Tuttavia, non è nemmeno vero un’argomentazione spesso sbandierata dai fautori dell’anticipo dell’età minima per votare, ossia che l’abbassamento del diritto di voto contribuisca a una migliore informazione da parte dei più giovani: secondo lo studio, infatti, le loro idee politiche si attesterebbero a “un livello molto simile a quello dei giovani della successiva fascia di età”, a prescindere dalla diversa regolamentazione elettorale vigente nei due Länder.

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(*) N.d.T.: In Germania è possibile conseguire la patente di guida a partire dai 17 anni. Tuttavia, fino al compimento della maggiore età, è necessario un accompagnatore di almeno 30 anni e in possesso di patente di guida da almeno 5 anni.

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