Donne
Si può fare di più

In Germania si riscontra uno dei più forti divari salariali di genere nell’Unione Europea: le donne guadagnano mediamente il 19% in meno degli uomini.
In Germania si riscontra uno dei più forti divari salariali di genere nell’Unione Europea: le donne guadagnano mediamente il 19% in meno degli uomini. | Foto (dettaglio): © picture alliance/ZUMAPRESS.com/Sachelle Babbar

A che punto è la parità di genere in Germania? La donna risente ancora dei postumi di un modello matrimoniale che la vede relegata al ruolo di casalinga: opportunità lavorative e retribuzione non sono uguali e l’attività non retribuita di educazione e cura in casa è ancora ampiamente considerata un suo compito. Con l’autore ed esperto di parità Nils Pickert abbiamo parlato di affrancamento dai cliché, neutralità di genere e congedo parentale per i padri.

Di Nele Jensch

Nils Pickert, autore e giornalista freelance, scrive in particolare di parità di genere, infanzia e genitoralità per testate come Die Zeit, taz e l’austriaco Standard. Lavora inoltre per la ONG Pinkstinks contro il sessismo nella pubblicità. Nel 2012, insieme a suo figlio, ha indossato una gonna attirando una certa attenzione.
Nils Pickert, autore e giornalista freelance, scrive in particolare di parità di genere, infanzia e genitoralità per testate come Die Zeit, taz e l’austriaco Standard. Lavora inoltre per la ONG Pinkstinks contro il sessismo nella pubblicità. Nel 2012, insieme a suo figlio, ha indossato una gonna attirando una certa attenzione. | Foto: © Benne Ochs
Signor Pickert, in Germania si rileva uno dei più forti divari salariali di genere dell’Unione europea: le donne guadagnano in media il 19% in meno degli uomini, come a dire che le donne lavorano senza stipendio dall’inizio dell’anno fino al 10 marzo. Perché è così marcata in questo Paese la disparità retributiva?
 
Dipende dalla cattiva combinazione di più fattori: un modello matrimoniale che relega la donna al ruolo casalingo, la questione dei diritti acquisiti, la segregazione di genere nel mercato del lavoro e gli stereotipi legati al sesso. Riguardo al primo, è ancora ampiamente considerata a carico della donna la responsabilità del lavoro domestico e dell’attività educativa e di cura in casa. Secondo fattore: le cose non devono cambiare. Terzo: consideriamo di minor valore in termini di reputazione e di retribuzione quelle professioni che implicano la cura delle persone e vengono prevalentemente svolte da donne, ad esempio come educatrici o infermiere. E infine, nel dibattito sull’inuguaglianza nelle opportunità lavorative e di carriera continuano a emergere concetti come: “Sei donna? Dei bambini ti occupi tu! Se serve che uno dei due chieda il part-time, è a te che tocca! Se ti presenti per un colloquio di lavoro, non mostrarti troppo sfacciata ed esigente a livello di retribuzione o sarai vista come un maschiaccio”.
 
C’è qualcosa che funzioni particolarmente bene in Germania in termini di parità?
 
Nel 2020 la Germania si è classificata al 10° posto nel Global Gender Gap Report mondiale, come l’anno precedente, il che dimostra che molte cose stanno andando bene; in moltissimi altri Paesi, per esempio, il congedo parentale retribuito con il mantenimento del posto di lavoro è purtroppo solo un pio desiderio. Ma si può fare di più, soprattutto se intendiamo la parità come impegno sociale a 360 gradi. In materia di uguaglianza nell’istruzione, la Germania sta facendo molto bene; la situazione si complica nel passaggio dalla formazione alla carriera. Il fatto è che nell’accesso all’istruzione contano ancora troppo l’origine e il reddito, mentre per raggiungere seriamente la parità, dobbiamo ragionare in termini intersezionali.
 
A proposito di congedo parentale, in Germania, i genitori percepiscono l’indennità per un massimo di 14 mesi, se ne usufruiscono entrambi oppure in caso di monogenitorialità. Più a lungo, quindi, che in molti altri Paesi UE. L’indennità per congedo parentale è una conquista sulla via dell’uguaglianza di genere?
 
È sicuramente un elemento fondamentale, ma non dobbiamo dimenticare che l’indennità per congedo parentale è stata istituita soprattutto per incentivare le donne laureate e benestanti ad avere figli. Una donna single beneficiaria di sussidi sociali percepisce una quota base di 300 € da compensare con il sussidio di disoccupazione. E questa sarebbe parità? A tutt’oggi, inoltre, non abbiamo quasi nessun mezzo per svincolare i padri dai consueti due mesi di congedo parentale, il cosiddetto “praticantato del pannolino”. Come strumento è buono, ma va decisamente migliorato, come del resto tante altre misure di politica paritaria in Germania.
 
Sempre più giornaliste e giornalisti usano un linguaggio attento alla neutralità di genere, e nel frattempo lo fanno anche conduttrici e conduttori di importanti notiziari come Tagesschau o Heute Journal. Perché è importante un linguaggio inclusivo e perché capita ancora di incontrare qualche resistenza?
 
L’inclusione è importante in ogni settore e quindi anche in quello linguistico: la lingua fa parte della nostra identità ed è per questo che i gruppi emarginati insistono per essere rappresentati a livello linguistico, ed è esattamente per questo che vi si oppone tanto chi vede in questo una minaccia per la propria identità. Dobbiamo chiederci perché così tanti di noi siano disposti a difendere strenuamente la lingua, mentre allo stesso tempo vogliano disconoscere o addirittura denigrare le richieste di inclusione di altre persone. La lingua non ha bisogno di difesa, sono le persone ad aver bisogno di sostegno e riconoscimento.
 
Nei Suoi testi si occupa molto di genitorialità paritaria ed è tra l’altro autore del ibro “Prinzessinnenjungs” [letteralmente: ragazzi-principessa]. Perché trova così importante liberare non solo le ragazze, ma anche i ragazzi dagli stereotipi di genere? E soprattutto, qual è il modo migliore per farlo?
 
Perché con gli stereotipi di genere danneggiamo anche i maschi: svalutiamo i loro sentimenti, il loro desiderio di essere più belli, le loro esigenze consolatorie. Eppure non c’è nulla di sbagliato in un ragazzino che dimostri tenerezza ed empatia e abbia cura degli altri o del proprio abbigliamento. Voglio proprio sottolinearlo: non c’è davvero niente che non va in un ragazzo così, dobbiamo smetterla di proiettare esperienze e aspettative stereotipate sui nostri ragazzi. Se vogliono andare a tirar calci, far chiasso e competere, bene, ma va bene anche se vogliono truccarsi, ballare e coccolarsi. Non sono attitudini connesse a un solo genere, sono comportamenti del genere umano. E quindi è bene che ai maschi venga lasciata la libertà di piangere, di cercare conforto e vicinanza, di provare paura e incertezza. Sono tutte cose possibili. Una società che provi disagio e disgusto e distolga lo sguardo da due ragazzini maschi che camminano mano nella mano nel cortile di scuola ha un problema enorme. E il problema non sono i due ragazzi.
“È ancora ampiamente considerata a carico della donna la responsabilità del lavoro domestico, di educazione e di cura”: durante il lockdown a causa della pandemia, in molte famiglie sono state principalmente le madri ad occuparsi dell’assistenza e della didattica a distanza dei figli.
“È ancora ampiamente considerata a carico della donna la responsabilità del lavoro domestico, di educazione e di cura”: durante il lockdown a causa della pandemia, in molte famiglie sono state principalmente le madri ad occuparsi dell’assistenza e della didattica a distanza dei figli. | Foto (dettaglio): © picture alliance/Robin Utrecht

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