Spiccatamente... Berlino
Locali berlinesi tra aperture e chiusure

Prima del Covid il giro d’affari dei locali berlinesi ammontava annualmente a circa 1 miliardo e mezzo di Euro. Un quarto dei turisti visitava la metropoli per partecipare alle famose e interminabili notti berlinesi, con i loro eccessi, la loro grande varietà mista a follia e sregolatezza. Se molti locali non hanno più riaperto, la colpa non è solo dei politici.

Di Marie Leão

Novembre 2021, martedì pomeriggio. Un giovane è sulla linea U1della metropolitana, la cosiddetta linea delle feste, che attraversa Friedrichshain-Kreuzberg. Il suo cellulare squilla e lui urla talmente forte che nel vagone lo sentono tutti: “Bella, fratè! Come butta? Ch’hai fatto domenica sera, ’ndo sei ’nnato? Noi al P.-party, amo saltato ’a recinzione e se semo ’mbucati: fi-gaaa-taaa! 18 ore a ballà!” Poi sciorina la lista di tutte le droghe che ha mandato giù in tutte quelle ore e quando scende alla fermata Kotti, i viaggiatori si mettono a ridere, quasi compiaciuti. Puro folklore berlinese. Tra me e me penso: “Wow, il ritratto della salute! Sarai anche liberissimo di bruciare la tua gioventù, ma per lo meno non mettere a rischio gli altri!”

Da sempre la vita notturna berlinese è famosa in tutto il mondo. Dopo la caduta del Muro i locali hanno aperto uno dopo l’altro. Berlino era economica e attirava soprattutto artisti eccentrici, creativi e più in generale persone che sceglievano uno stile di vita alternativo e indipendente. Poi è arrivato l’EasyJetset, la gente voleva techno, sudore e altro.

La festa è finita e la “FOMO” pure. O no?

La grande festa berlinese è finita con l’arrivo della prima ondata di Covid, a marzo del 2020. I locali sono stati i primi esercizi colpiti dalle chiusure e molti non hanno più riaperto, e così uno dei più importanti motori economici della città-stato si è fermato e ha cambiato il volto di Berlino: i turisti festaioli sono spariti e le metropolitane, di notte, sono rimaste vuote.

Alcuni, però, non hanno mai smesso di fare baldoria, nemmeno durante la pandemia: molte feste sono nate spontaneamente nei parchi, con i DJ che mettevano la musica e la trasmettevano via bluetooth sugli altoparlanti portatili che il pubblico portava da casa. Mi sono sempre chiesta se queste feste fossero una specie di protesta giovanile. Avevo l’impressione che fosse forse una reazione incoerente al fatto che i giovani e i bambini sono stati (e sono ancora) le fasce d’età più penalizzate dalla pandemia.

D’altro canto, al momento della chiusura dei locali alcuni dei miei amici erano quasi sollevati perché era diminuita la pressione di uscire e mostrarsi in giro, non si aveva più la perenne sensazione di perdere qualcosa: era svanita la famosa FOMO, Fear Of Missing Out, la paura di essere tagliati fuori, anche perché non c’era proprio più il rischio di perdersi qualcosa.

I locali hanno riaperto, ma per poco

I locali hanno finalmente potuto riaprire nel settembre del 2021 e sono stati gli ultimi a poter tornare alla “nuova normalità”. LCavaliero, DJ e direttore artistico dello SchwuZ, il più grande locale LGBTIQA* berlinese, mi ha raccontato che la felicità della gente era alle stelle: “La sentivi sulla pelle, erano tutti impazziti, cantavano a squarciagola... una cosa pazzesca!”

In quel periodo anch’io sono andata a due feste, entrambe nella stessa serata. La prima proprio nello SchwuZ, dove non mi sono sentita per niente insicura, anche se stare lì senza mascherina era una sensazione insolita, come quella che proviamo vedendo i film pre-pandemia, con le persone senza mascherina, come se non ci fosse nulla di strano. Che poi strano non è, o normalmente non lo era.
 
L’organizzatrice della famosa discoteca di Kreuzberg SO36 ha notato che all’inizio la gente tendeva ad evitare di abbracciarsi o baciarsi, però sprizzava gratitudine da tutti i pori perché finalmente poteva nuovamente far festa.

Grata mi sentivo anche io. La mia seconda festa si è svolta in un locale tecno piccolo ma rinomato. Il prezzo d’ingresso era decisamente aumentato e corrispondeva più o meno a quello del Berghain prima della pandemia. Per solidarietà non ho chiesto di essere inserita nella lista degli invitati: è stato il mio modo di sostenere il locale.

La gente ha festeggiato come se non ci fosse un domani, esattamente come prima. La pista da ballo era strapiena e di conseguenza l’aria era irrespirabile. Dopo quella nottata, la mia app di allerta Covid è schizzata sul rosso.

In seguito G., la DJ del posto e co-organizzatrice della nostra festa ¡MASH-UP!, ha provato varie volte a convincermi a organizzare altri eventi per provare a ricevere sussidi dal Senato di Berlino. Io però ho preferito aspettare e non rischiare, perché le condizioni da rispettare erano superiori alle nostre capacità. Sono due anni che non organizziamo feste.

Déjà vu

Con l’arrivo delle temperature invernali, ma anche per la riluttanza e l’egoismo degli adulti non vaccinati, la curva dei contagi è risalita e per la seconda volta è stata stroncata la possibilità di riunirsi per ballare. “È stato un déjà vu”, mi ha raccontato Lilo.

Per Lcavaliero è giusto che i locali siano stati chiusi: “Non può essere che alcune persone finiscano in terapia intensiva mentre altri ballano spensierati”. Lilo aggiunge: “In estate, chi aveva la responsabilità politica di prendere le decisioni non avrebbe dovuto dire che era tutto a posto solo perché l’incidenza dei contagi era bassa. Sarebbe stato giusto vaccinare di più e migliorare le condizioni di lavoro e gli stipendi del personale paramedico negli ospedali”. Sono d’accordo anch’io.

E così mi ritorna in mente il tipo in metropolitana che è riuscito a entrare nel locale saltando la recinzione, senza pagare l’ingresso ed evitando il controllo del green pass. In questo modo ha calpestato il settore di quei club che trova così una “fi-gaaa-taaa”. Non dimentichiamo è stato anche per questo genere di comportamento che i locali sono stati nuovamente costretti alla chiusura.
 

“SPICCATAMENTE…”

Per la nostra rubrica “Spiccatamente…” scrivono, alternandosi settimanalmente, Marie Leão, Susi Bumms, Maximilian Buddenbohm e Sineb el Masrar. Per “Spiccatamente… Berlino”, i nostri editorialisti si avventurano nel trambusto, raccontando la vita nella grande città e osservandone il tran-tran quotidiano in metropolitana, al supermercato e nei locali.

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