7 domande a Giorgio Rembado

Giorgio Rembado Copyright: Vincenzo Tersigni/Eidon Nell'ambito del progetto Al lavoro col tedesco che il Goethe-Insitut Italien ha lanciato nel 2013, abbiamo fatto sette domande sulla formazione professionale a Giorgio Rembado, Presidente dell’Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola. (ANP)

Quali sono le sfide che affrontano i giovani nel passaggio dalla scuola al lavoro?

Le difficoltà maggiori risiedono nella necessità di orientarsi in un mondo fortemente competitivo, in cui è fondamentale mettere in evidenza innanzitutto le proprie competenze ed abilità, mostrare di saper fare e saper essere, essere capaci di lavorare in team, avere grande flessibilità e adattabilità. In altri termini: il problema è quello di sempre, ovvero trovare il giusto punto di equilibrio tra la dimostrazione di ciò che si è in grado di realizzare e le doti relazionali.

La formazione degli istituti tecnici in che misura contribuisce al futuro inserimento professionale dei giovani?

Gli istituti tecnici sono molto attenti al futuro inserimento degli studenti, grazie alle numerose esperienze di stage, di alternanza scuola-lavoro, di tirocinio, di azienda formativa simulata. Debbono puntare sul rapporto col mondo dell’impresa e con l’apprendimento in situazione.

Questa formazione è al passo dei tempi? Ovvero, risponde alla domanda sempre più mobile del mercato del lavoro?

La difficoltà maggiore risiede in una certa rigidità del sistema che ritarda l’adattamento dell’offerta formativa e della programmazione didattica alle esigenze del territorio e del mercato del lavoro. Purtuttavia, la quota di flessibilità destinata alle scuole (20% del curricolo) e l’autonomia delle istituzioni scolastiche sono leve efficaci per poter declinare il piano dell’offerta formativa sulla base delle situazioni socio-economiche contingenti e delle richieste che provengono dal territorio.

Di cosa devono tenere conto le politiche scolastiche per la formazione professionale futura?

Delle emergenze che riguardano il nostro sistema-Paese, innanzitutto: elevato drop-out, scarsi risultati ai test internazionali, alto numero di disoccupati soprattutto fra i giovani. Ciò significa ripensare il sistema di reclutamento dei docenti e dei dirigenti, innovare la didattica, adeguare la dotazione informatica delle scuole, mettere a sistema l’intera filiera istruzione-formazione (compresa istruzione professionale regionale, ITS e Università) rendendo più efficace l’orientamento, investire nel potenziamento delle lingue e della mobilità, rispondere con maggiori risorse alle richieste che arrivano dalla realtà territoriale e dai professionisti delle scuole, siano essi docenti o dirigenti.

Quale ruolo hanno le imprese, le associazioni imprenditoriali e le camere di commercio? È pensabile una collaborazione tra scuola e rappresentanti dei lavoratori ad esempio sindacati?

Le imprese dovrebbero credere ed investire maggiormente nelle scuole, collaborando con i dirigenti e con i docenti, per creare le condizioni di un positivo passaggio fra la scuola e il mondo del lavoro. Associazioni come l’ANP investono quotidianamente in attività, partenariati e protocolli al fine di promuovere questo proficuo raccordo: l’ormai consolidata partnership con il Goethe Institut e il progetto Al lavoro col tedesco, ad esempio, si inseriscono perfettamente in questa logica.

In Europa si è aperto il dibattito sull’opportunità per gli istituti professionali di alternare maggiormente lo studio in aula con periodi di pratica in azienda. Quale è la posizione dell’ANP riguardo a questa tematica?

Ripensare il quinto anno di scuola secondaria di II grado con la funzione di orientamento e di inserimento nel mondo del lavoro potrebbe rappresentare una valida risposta al ritardo con cui i nostri studenti entrano nel mercato del lavoro rispetto ai loro coetanei europei. Allo stato attuale delle cose, un maggiore riconoscimento delle competenze non formali e informali e una validazione delle esperienze di pratica in azienda sono assolutamente auspicabili, soprattutto per gli studenti degli istituti tecnici e professionali.

Dove vede le premesse per un ulteriore sviluppo della formazione professionale?

Dove vede le premesse per un ulteriore sviluppo della formazione professionale? Fra le recentissime novità del sistema nazionale, non vanno dimenticate le proposte che giungono dagli ITS (Istruzione Tecnica Superiore) che prevedono la formazione di una figura di tecnico superiore, che ha all’attivo numerose ore di attività di stage in azienda e che opera nei settori trainanti del “made in Italy”. Questa è una tematica su cui l’ANP si è molto impegnata in passato e in cui continua una attività di proposte reali al mondo politico e istituzionale. Potenziamento dell’autonomia delle scuole, studio delle lingue, valorizzazione delle vocazioni del territorio e apertura all’Europa rappresentano alcuni assi su cui il sistema scolastico dovrà certamente investire nei prossimi anni per dare risposte concrete alle esigenze dei giovani e per aiutare il paese ad uscire dalla crisi.