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Goethecast© Goethe-Institut Turin | Grafica: Studio Grand Hotel

Il podcast letterario del Goethe-Institut Turin
Goethecast. Giovani sull'onda della letteratura

Perché La visita della vecchia signora continua a essere attuale anche oggi? E cosa ha reso pochi anni fa La nostra casa di Bov Bjerg un bestseller che ha sorpreso tutti? Goethecast è un podcast per giovani fatto da giovani che raccontano alcune tra le opere più significative del Novecento tedesco; giovani a cui piace leggere e confrontarsi e che di un libro non parlano solo tra i banchi di scuola; che sviluppano abilità comunicative personali e allargano i propri orizzonti sul mondo di lingua tedesca. Dopo il grande successo della prima stagione, il podcast letterario arriva al suo secondo ciclo: con un classico e tre contemporanei raccontati da liceali italiani – in poche parole: giovane, accattivante, fuori dagli schemi.

Goethecast è un progetto del Goethe-Institut Turin a cura di Alisa Matizen e con la collaborazione di Isabella Amico di Meane, nato nell'ambito di Leselust. Gruppo di lettura dedicato alla letteratura tedesca.

La nostra casa

di Bov Bjerg
Episodio #8

Bov Bjerg, LA NOSTRA CASA © Goethe-Institut Turin | Grafica: Studio Grand Hotel Sogni a occhi aperti, viaggi in autostop, musica, sesso, amore e chiacchiere a tarda ora sono gli ingredienti di questa storia ambientata nella provincia tedesca degli anni Ottanta: in fuga dagli angusti orizzonti delle famiglie piccolo-borghesi e in cerca di un’esistenza che non possa essere archiviata come mera sequenza di nascita-scuola-lavoro-morte, un gruppo di liceali fonda una sorta di comune per proteggere l’amico Frieder, che non è mica poi così sicuro se valga davvero la pena vivere. Un gioioso inno alla giovinezza con un sottofondo di malinconia.
 

Scrittore e attore di cabaret, Bov Bjerg nasce nel 1965 in un paesino di provincia non lontano da Stoccarda. La nostra casa, il suo secondo romanzo, è un best seller che ha conquistato pubblico e critica approdando anche al teatro e sul grande schermo.
Con i protagonisti di questo romanzo di formazione dalla scrittura asciutta e veloce e dal tono antiretorico e a tratti irriverente, Bov Bjerg ha ben più di qualcosa in comune: come loro cresce nella provincia sveva, è il primo della famiglia a proseguire gli studi e di fare il militare non ha nessuna voglia. Ma le affinità tra l’autore e i sei ragazzi non finiscono qui: anche in fatto di gusti musicali sono, per così dire, sulla stessa lunghezza d’onda. "Auerhaus", nome con cui battezzano la casa dove vanno a vivere, oltre a essere il titolo originale del libro, è infatti la storpiatura di Our House, la hit dei Madness, una delle poche canzoni che l’autore confessa di aver ballato, o meglio pogato, in gioventù.
Lo pseudonimo che l’autore – all’anagrafe Rudolf Böttcher – ha scelto per scrivere si ispira a un’amena località affacciata sulla costa occidentale della Danimarca, nota per l’omonimo faro, il cui nome è appunto Bovbjerg.

La visita della vecchia signora

di Friedrich Dürrenmatt
Episodio #7
 

Friedrich Dürrenmatt, LA VISITA DELLA VECCHIA SIGNORA © Goethe-Institut Turin | Grafica: Studio Grand Hotel © Goethe-Institut Turin | Grafica: Studio Grand Hotel Una vecchia signora, vedova di un miliardario, torna nella natia Güllen, immaginaria cittadina elvetica il cui nome evoca significativamente un simbolico letamaio. La donna fa agli abitanti un’offerta tanto allettante quanto indecente: una cospicua somma di denaro in cambio della morte di Alfred Ill, che in gioventù l'ha sedotta, messa incinta e abbandonata. Nel giro di poco tempo, ogni iniziale resistenza si sgretola smascherando l’ipocrisia e la corruttibilità dei concittadini.
 

Insieme al connazionale Max Frisch, Dürrenmatt (nato vicino a Berna nel 1921) rinnova il teatro di lingua tedesca mettendo in scena i problemi della società del tempo con spirito caustico e gli strumenti del grottesco. Tradotto in più di quaranta lingue, è stato a lungo l'autore contemporaneo più rappresentato in Germania, sebbene spesso le sue opere fossero un vero e proprio “calcio in faccia” per la coscienza dei tedeschi.
Anche se La visita della vecchia signora – al cui centro è la questione dei fondamenti morali della società – è ormai da tempo parte integrante dei programmi scolastici svizzeri, all’indomani della sua prima allo Schauspielhaus di Zurigo nel ’56, non ricevette un'accoglienza unanimemente positiva. La fondazione per la promozione culturale Pro Helvetia, ad esempio, rifiutò una richiesta di sussidio sostenendo che non si trattava di un'opera rappresentativa dello spirito nazionale. La presunta pecca si è rivelata poi essere il suo punto di forza visto che, proprio grazie all’universalità dei temi che affronta, questa “commedia tragica” viene rappresentata ancora oggi sui palcoscenici di tutto il mondo.
Il dramma ha avuto notevole fortuna anche al cinema approdando nel ’64 sugli schermi di Hollywood con The visit, pellicola interamente girata in Italia, anche se la vicenda è collocata in un paesino dei Balcani. L’adattamento più fedele è però Iene del regista senegalese Djibril Diop Mambéty, che lavorò a stretto contatto con Dürrenmatt: uscito nel ’92, il film è ambientato in una piccola località del Sahel devastata dalla miseria; sotto accusa sono questa volta le classi dirigenti africane e un sistema internazionale che sfrutta l'Africa, le iene a cui allude il titolo, insomma, ovvero tutti coloro che cedono alle lusinghe del colonialismo e del capitalismo.

La Stasi dietro il lavello

di Claudia Rusch
Episodio #6

Claudia Rusch, LA STASI DIETRO IL LAVELLO © Goethe-Institut Turin | Grafica: Studio Grand Hotel © Goethe-Institut Turin | Grafica: Studio Grand Hotel Crescere nella Germania orientale come figlia di dissidenti non è certo facile. Volente o nolente Claudia si ritrova così nella condizione prima di bambina e poi di ragazza outsider, combattuta tra il desiderio di passare inosservata e l’impulso a opporsi a un sistema ingiusto, perennemente in bilico tra adeguamento e contestazione, soffocante sorveglianza della Stasi e risicati spazi di libertà, stantii rituali dello Stato socialista e aneliti di ribellione.

Claudia Rusch, nata nel 1971 a Stralsund, è giornalista e scrittrice. Il suo esordio letterario, La Stasi dietro il lavello, uscito nel 2003, ha ottenuto in Germania un grande successo di critica e di vendite ed è stato tradotto in molte lingue.
Narrato in presa diretta dalla giovane protagonista, questo originale romanzo autobiografico a episodi ripercorre con sguardo scanzonato ma sempre lucido gli ultimi quindici anni di vita della Germania dell'Est. Una galleria di gustosi aneddoti ritrae il “quotidiano stato di emergenza” in cui vive l’autrice finché, con tempismo da film hollywoodiano, il Muro cade proprio quando lei, maggiorenne e diplomata, è pronta a scoprire il mondo.
Il padre naturale di Claudia era ufficiale della Marina fedele alla linea del partito; la madre, discendente di una stirpe di capitani. Quando il matrimonio naufragò, entrò a far parte della famiglia un oppositore del regime capellone, un nuovo papà che le piaceva molto di più dell’altro, come ammette candidamente l’autrice nel suo libro.

Quasi tutto velocissimo

di Christopher Kloeble
Episodio #5

Christopher Kloeble, QUASI TUTTO VELOCISSIMO © Goethe-Institut Turin | Grafica: Studio Grand Hotel Albert ha diciannove anni ed è cresciuto in un orfanotrofio senza una madre e con un padre, Fred, che pare un bambino intrappolato nel corpo di un adulto. Determinato a far luce sulla propria storia familiare prima che sia troppo tardi, Albert si avventura insieme a Fred, a cui i medici hanno diagnosticato pochi mesi di vita, in un viaggio imprevedibile che lo condurrà in un passato oscuro e fiabesco e a inquietanti scoperte.

Christopher Kloeble, nato nel 1982 a Monaco di Baviera, è cresciuto in un paesino delle Alpi Bavaresi che ricorda molto da vicino quello in cui vive Fred. Autore di romanzi e racconti e di sceneggiature per il cinema e la televisione, vive oggi tra Berlino e Nuova Delhi.
In questa bizzarra saga familiare raccontata a due voci – quella del giovane Albert e quella del vecchio Julius – niente è come sembra né tanto meno come dovrebbe essere: personaggi strampalati e fuori dagli schemi, storie sconclusionate, ingarbugliate situazioni familiari. In una narrazione che oscilla tra passato e presente, questa bizzarra road novel ci porta attraverso un secolo di storia tedesca mescolando umorismo, poesia, orrore, morte, ma anche grandi interrogativi filosofici. Che cos’è la normalità e chi decide cosa è normale e cosa non lo è? Esiste una verità assoluta? O la verità è piuttosto quella a cui decidiamo di credere, il frutto dell’illusione che le tessere del puzzle di cui è fatta la vita prima o poi debbano combaciare?
In questo romanzo l’autore ha usato uno stile talmente “cinematografico”, per l’incisività delle sue immagini, che è già in cantiere un adattamento per il grande schermo. La cosa non stupisce, visto che in casa la cinepresa del padre è stata una presenza fissa sin da quando Kloeble era in fasce.

Dopo mezzanotte

di Irmgard Keun
Episodio #4

Irmgard Keun, DOPO MEZZANOTTE © Goethe-Institut Turin | Grafica: Studio Grand Hotel © Goethe-Institut Turin | Grafica: Studio Grand Hotel Germania 1936: davanti all’opera di Francoforte la folla acclama il Führer che sfila per le strade della città. In mezzo a quella moltitudine c’è anche la diciannovenne Sanna che, arrivata lì dalla provincia, osserva gli eventi con sconcertato stupore. Come tutte le ragazze della sua età, Sanna vorrebbe ridere e divertirsi. E invece nel Terzo Reich persino l’amore è rigidamente regolamentato. Così nelle ore che seguono lei e i suoi amici si troveranno a decidere della propria esistenza: adeguarsi al regime hitleriano o scegliere la via dell’emigrazione per continuare a vivere e sognare.  

Irmgard Keun nasce il 6 febbraio 1905 nei pressi di Berlino. Celebrata da Tucholsky e spinta alla scrittura da Döblin, negli anni Trenta diventa la nuova stella della scena letteraria tedesca: i suoi romanzi ironici e taglienti vengono letti, anzi divorati, e naturalmente subito messi al bando dal regime nazista.
Scritto dall’autrice durante l’esilio e pubblicato ad Amsterdam nel ’37, Dopo mezzanotte è un lucido inventario delle storture dello stato nazista. Celebrato per la sua autenticità (in una recensione Klaus Mann lo definisce un “libro importante”, un “documento” che nelle sue descrizioni della quotidianità del Terzo Reich contiene la verità), il suo punto di forza è la voce narrante: il racconto in presa diretta della protagonista, il suo piglio ironico e un po’ svagato, il suo modo di esprimersi frizzante e spontaneo ci accompagna per tutto il libro in una continua azione di ribaltamento e disvelamento. Sanna osserva, commenta, riporta discorsi e comportamenti che spesso non capisce con lo sguardo genuino e un po’ ingenuo di una ragazza di campagna che smaschera le parole vuote e le grottesche contraddizioni del regime facendo emergere l’ipocrisia e la meschinità di chi lo fiancheggia.
Dopo l'invasione tedesca dei Paesi Bassi nel 1940, Keun – emigrata quattro anni prima – torna a Colonia dove, protetta dalla falsa notizia del proprio suicidio, vivrà nascosta nella casa dei genitori fino al ’45. Non è l’unico ritocco alla biografia dell’autrice, che all’uscita del suo primo romanzo si era dichiarata di cinque anni più giovane per avere la stessa età della protagonista!

Il tabaccaio di Vienna

di Robert Seethaler
Episodio #3

Robert Seethaler, IL TABACCAIO DI VIENNA © Goethe-Institut Turin | Grafica: Studio Grand Hotel © Goethe-Institut Turin | Grafica: Studio Grand Hotel È l’estate del 1937: l’annessione dell’Austria da parte dei nazisti è dietro l’angolo. Dal suo paesino fuori dal tempo nel Salzkammergut, il diciassettenne Franz viene mandato dalla madre a lavorare nella tabaccheria di Otto Trsnjek a Vienna. Qui incontra per la prima volta l’amore, l’odio e la politica. E Sigmund Freud, cliente abituale del negozio, a cui confida le proprie pene d’amore per la bella Anežka. Con l’Anschluss però la situazione precipita: Otto viene arrestato, Freud emigra a Londra. Ora Franz può contare solo su se stesso.  

Nato a Vienna nel 1966, Robert Seethaler è scrittore, sceneggiatore e attore. Per i suoi romanzi, molto apprezzati sia dal pubblico che dalla critica e approdati anche a teatro e sul grande schermo, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Attualmente vive tra Vienna e Berlino.
Nel suo romanzo Seethaler mescola sapientemente la storia con la ‘s’ maiuscola alle storie individuali dei personaggi, calando le vicende di Franz, frutto della sua fantasia, in un contesto storico ben preciso: l’Austria prima, dopo e durante l’invasione tedesca del ’38. Il tabaccaio di Vienna è così al tempo stesso romanzo di formazione, politica e sentimentale, di un adolescente e ritratto storicamente fondato di una società in uno dei momenti più bui della storia europea – reali sono, ad esempio, i riferimenti al referendum popolare annunciato e poi revocato da Schuschnigg e quelli all’Hotel Metropol, il quartier generale della Gestapo, così com’è reale l’emigrazione di Freud. Proprio la figura del padre della psicoanalisi, un temperamento non esattamente incline all’autoironia a quanto si dice, si colloca per così dire a metà strada tra realtà e finzione: dalla prospettiva ingenua di Franz l’anziano studioso ci appare infatti come un tipo piuttosto scanzonato che, al pari del giovane protagonista, delle donne e dell’amore dichiara di non capirci un bel niente.
Nell’omonimo film tratto dal romanzo – uscito nelle sale nel 2018 – accanto a Bruno Ganz nel ruolo di Sigmund Freud compare anche lo stesso Seethaler nei panni di un agente della Gestapo.

Omobono e gli incendiari

di Max Frisch
Episodio #2

Max Frisch, OMOBONO E GLI INCENDIARI © Goethe-Institut Turin | Grafica: Studio Grand Hotel In quella che era un tempo un’idilliaca cittadina della provincia svizzera un ricco industriale diventa complice di due piromani che, per viltà e in barba a ogni buon senso, ospita in casa propria. Nell’egoistica convinzione che facendoseli amici lo risparmieranno, Biedermann – questo l’eloquente nome del protagonista nella versione originale – non solo ignora deliberatamente i tanti, inequivocabili segni che smascherano le loro intenzioni, ma spiana addirittura la strada alle mire incendiarie dei due uomini dando loro i fiammiferi con cui appiccheranno il fuoco che raderà al suolo non solo la sua abitazione, ma l’intera città.  

Il 15 maggio 1911 nasce a Zurigo Max Frisch. Architetto e letterato, nel '54 abbandona matite e tecnigrafo per dedicarsi a tempo pieno alla letteratura e al teatro imponendosi come una delle coscienze critiche più rilevanti del Novecento.
Con questo «dramma didattico senza insegnamento», come recita il sottotitolo che strizza l’occhio a Brecht prendendone al tempo stesso le distanze, Frisch fa un ritratto satirico dell’uomo che ha rinunciato alla propria autonomia di soggetto pensante e si nasconde ipocritamente dietro i sofismi della propria vigliaccheria. L’autore smaschera così la doppia morale della borghesia, il suo perbenismo di facciata che si piega alla minaccia della violenza, e denuncia il fallimento dell’umanesimo borghese che non solo non ha saputo opporsi alla barbarie (nazista), ma l’ha resa possibile con il suo aiuto concreto. Un ritratto che l’universalità di questa parabola rende sempre attuale e adattabile ai contesti più diversi.
“Cercavamo braccia, sono arrivati uomini”: a pronunciare questa celebre frase è proprio Max Frisch, che così stigmatizza – a metà degli anni Sessanta, il periodo della grande emigrazione italiana in Svizzera – l’atteggiamento xenofobo dei connazionali nei confronti dei lavoratori venuti d’oltralpe.

Novella degli scacchi

di Stefan Zweig
Episodio #1

Stefan Zweig, NOVELLA DEGLI SCACCHI © Goethe-Institut Turin | Grafica: Studio Grand Hotel Su un piroscafo che da New York naviga alla volta di Buenos Aires duellano a scacchi il campione del mondo Czentovič, individuo ottuso e calcolatore, e il dottor B., colto ed enigmatico protagonista della novella. Reduce da una lunga prigionia nelle celle della Gestapo, durante la detenzione quest’ultimo era scampato alla follia grazie a un manuale di scacchi di cui si era impossessato con uno stratagemma. Ma le tracce lasciate sulla sua psiche dalle schizofreniche sfide contro se stesso saranno indelebili…  

Il 28 novembre 1881 nasce a Vienna, in un’agiata famiglia dell’alta borghesia ebraica, Stefan Zweig. Ancora oggi uno degli scrittori di lingua tedesca più noti e venduti al mondo, è tradotto in cinquanta lingue e autore di bestseller che hanno ispirato film e opere teatrali di successo.
Nel personaggio del dottor B. non è difficile riconoscere l’alter ego dell’autore che, nell’ultimo periodo della sua vita, si era dedicato agli scacchi proprio per sfuggire alla depressione provocata dalla barbarie nazionalsocialista e dall’esilio. Per quanto idilliaca, la cittadina brasiliana in cui si era rifugiato doveva apparirgli un po’ come una prigione: allo scrittore mancavano i suoi libri, e non c’era neppure una grande biblioteca in cui potesse andare. Così, per sopperire all’assenza di stimoli intellettuali, si era comprato un manuale di scacchi e quotidianamente simulava le partite dei grandi maestri. Ma come nella novella il protagonista soccombe alla spietata logica di gioco dell’avversario, così nella realtà la salvezza che gli scacchi offrono a Zweig è, purtroppo, solo provvisoria.
Nei giorni dell’esilio Zweig giocava spesso a scacchi con il suo agente brasiliano; il suo compagno di gioco avrebbe poi ammesso di aver faticato non poco a lasciar vincere allo scrittore almeno qualche partita!

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