Salone del Libro 2015

Viaggio verso l'ignoto

© Joachim Gern
Stefanie de Velasco | Foto: Joachim Gern

La scrittrice Stefanie de Velasco rappresenterà la Germania al Salone Internazionale del Libro di Torino 2015. Per lei, scrivere romanzi significa esplorare nuovi orizzonti.

Quando la trentasettenne Stefanie de Velasco scrive un libro, diventa una cartografa in procinto di tracciare territori ancora inesplorati. I suoi paesaggi prendono forma fiume dopo fiume, montagna dopo montagna. Nel 2011 ha iniziato a scrivere le prime dieci pagine del suo romanzo d’esordio Tigermilch [trad. lett. Latte di tigre] senza ancora sapere che cosa ne sarebbe stato dei suoi personaggi. La storia di Jameelah e Nini, due quattordicenni che decidono di perdere la loro verginità, è nata mentre stava scrivendo: “Mi rassicura percorrere un avvicinamento nebuloso alla storia”, afferma l’autrice. De Velasco è cresciuta con la madre spagnola a Oberhausen nella Renania. Ha studiato etnologia europea e scienze politiche a Bonn, Berlino e Varsavia. Fin dalla sua infanzia è stata interessata alla scrittura, ma ha preso il coraggio a due mani solo dopo gli studi.

La ricerca di un proprio linguaggio

Prima di Tigermilch de Velasco ha pubblicato testi brevi, quasi sempre sotto pseudonimo: „Ci ho messo molto prima di individuare un soggetto peculiare e un linguaggio personale“. A un certo punto ha avuto notizia del premio letterario per giovani autori Prenzlauer Berg, per il quale il verdetto della giuria si basa su poche pagine. De Velasco ha proposto l’inizio del suo “Latte di tigre” e ha vinto.
Il romanzo è stato pubblicato nel 2013 e ha conquistato la lode dei critici: nel Kulturspiegel, Maren Keller parla di un „tono così veloce, risoluto e saggio“ e per Fatma Aydemir si tratta di “un romanzo sull’adolescenza tanto entusiasmante quanto istruttivo”. Anche i lettori sono stati galvanizzati in un modo o nell’altro, e alcuni lo hanno ripudiato mentre altri si sono appassionati: “nessuna reazione è stata moderata”, afferma de Velasco.

Un’estranea nel mondo letterario

Talvolta, l’autrice ha la sensazione di essere un pesce fuor d‘acqua nel mondo letterario tedesco. I suoi soggetti, la prosa concreta e la tipologia dei personaggi non soddisfano necessariamente l’estetica della letteratura giovanile tedesca: ma nemmeno la borghesia riesce a identificarsi con questi protagonisti emarginati. De Velasco ritiene che nella letteratura tedesca contemporanea manchi l‘ardore e afferma: “non è consentito scrivere in maniera nevrotica”. Sente la mancanza della cultura ebraica, che ha invece contraddistinto la scena letteraria europea fra le due guerre mondiali. Secondo lei, durante il Terzo Reich anche la scrittura ha perso la sua innocenza per diventare impersonale, distaccata e riduttiva: “Ma io non ci sto!”.

La scrittura non deve diventare un mestiere

De Velasco, cresciuta nella Renania, vive ora a Berlino. Vari premi, fra i quali la borsa di studio di Kranichstein per la letteratura giovanile (Kranichsteiner Jugendliteratur-Stipendium) le consentono ora di vivere della sua creatività. Ciò nonostante, la de Velasco non intende considerare la sua espressività come punto focale della sua vita: “Diffido del solito tran tran della scrittura”, afferma. Questo ragionamento non dissimula un atteggiamento snob ma cela piuttosto l’idea che scrivere sia un processo magico che non deve trasformarsi in una routine quotidiana: “Nessun romanzo può essere più importante di un viaggio intorno al mondo”.
Nel mese di maggio la de Velasco rappresenterà la Germania insieme ad altri 19 autori in occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Attualmente sta lavorando al suo secondo libro, ma non intende svelare molto più di questo. In ogni caso, la scrittrice sta per affrontare un nuovo viaggio verso l’ignoto: “Pensavo che il secondo romanzo fosse già pronto ma sbagliavo”.

Le aspettative nei confronti del suo lavoro

De Velasco si fa accompagnare in viaggio dalle parole dello scrittore statunitense Jonathan Franzen. Quest’ultimo ritiene che uno scrittore debba scavare in profondità ogni volta che scrive un romanzo: e se è riuscito a pubblicare un buon libro, deve scandagliare ancora di più per quello successivo. “Dopo ogni romanzo, qualsiasi scrittore deve reinventarsi poiché ha già dato del suo meglio”. Questo vale anche per lei. Il successo di Tigermilch è un sollievo ma anche un onere: “Il mio editore non esercita pressione alcuna nei miei confronti: sono io che ho grandi aspettative riguardo ciò che scrivo”.
Margherita Bettoni
è giornalista indipendente. Scrive, fra gli altri, per “Chrismon”, “Neon” e "Il Manifesto“.

Copyright: Goethe-Institut Italien, Informazioni & Biblioteca,
redazione online
Traduzione: Isabella Colliva
marzo 2015

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