Jorinde Dröse

© Iko Freese, DRAMAJorinde Dröse nasce nel 1976 a Hanau. Studia drammaturgia presso l’Accademia teatrale di Monaco di Baviera per formarsi successivamente, dal 1998 al 2003, presso l’Istituto di regia teatrale di Amburgo. Lavora come assistente alla regia di Andreas Kriegenburg e Sebastian Nübling. Dal 2003 Jorinde Dröse lavora costantemente come regista, prevalentemente per il Teatro Thalia di Amburgo, ma anche per il Volkstheater di Monaco di Baviera, il Bochumer Schauspielhaus, il Teatro Maxim Gorki di Berlino e il Teatro statale di Wiesbaden.
Traduzione: Soledad Ugolinelli

    Allestimenti - una selezione

    © Iko Freese, DRAMA
    • Ödön von Horváth "Kasimir e Karoline"
      2003 Thalia in der Gaußstraße Amburgo
    • William Shakespeare "La dodicesima notte"
      2003 Volkstheater Monaco
    • Lukas Bärfuss "Le nevrosi sessuali dei nostri genitori"
      2004 Thalia in der Gaußstraße Amburgo
    • Karin Duve "Dies ist kein Liebeslied" (trad. lett. Questa non è una canzone d’amore)
      2003 Thalia in der Gaußstraße Amburgo
    • Fratelli Presnjakow: "Opfer vom Dienstag" (trad. lett. Vittime di martedì)
      2004 Staatstheater Wiesbaden
    • Johann Wolfgang Goethe "Urfaust"
      2005 Schauspiel Francoforte
    • Theodor Fontane "Effi Briest"
      2005 Thalia Theater Amburgo
    • Patrick Marber "Closer"
      2005 Staatstheater Wiesbaden
    • William Shakespeare "Sogno di una notte di mezza estate"
      2006 Teatro Thalia Amburgo
    • William Shakespeare "Molto rumore per nulla"
      2006 Volkstheater Monaco
    • Sabine Harbeke "nur noch heute" (trad. lett. Solo per oggi)
      2006 Kammerspiele Bochum
    • Franz Xaver Kroetz "Furcht und Hoffnung in Deutschland" (trad. lett. Paura e speranza in Germania)
      2006 Thalia in der Gaußstraße Amburgo
    • Tennessee Williams "Un tram che si chiama desiderio"
      2006 Kammerspiele Bochum
    • Anton Tschechow "Platonow"
      2007 Schauspielhaus Bochum
    • Thomas Vinterberg "Das Fest" (trad. lett. La Festa)
      2007 Volkstheater München
    • Friedrich Hebbel: "Maria Maddalena"
      2007 Teatro Maxim Gorki Berlino
    • Theodor Storm "Il Cavaliere dal cavallo bianco"
      2008 Thalia Theater Hamburg
    • Ken Kesey "Qualcuno volò sul nido del Cuculo"
      2008 Schauspielhaus Bochum

    Ritratto: Jorinde Dröse

    © Iko Freese, DRAMASe Jorinde Dröse dipingesse quadri, sarebbe probabilmente considerata una pittrice “naive”. Purtroppo, però, ciò che nell’arte figurativa è un genere di tutto rispetto, se non addirittura un segno di distinzione, non può esistere in ambito teatrale, in quanto risulterebbe subito considerato irrilevante, superficiale e comune. In questo senso, dunque, Jorinde Dröse non è una rappresentante della nuova ingenuità nella regia teatrale. Ciononostante, i suoi allestimenti vivono proprio della narrazione di una storia a cui lo spettatore possa partecipare, sentendosi coinvolto – rappresentazioni non ermetiche, ma che si svelano immediatamente. La sua fantasia risulta spensierata e leggera, la narrazione è serena. Per questo è facile crederle, quando afferma di avere un approccio intuitivo al proprio lavoro.

    Nel mondo di Jorinde Dröse, ad esempio, può accadere tranquillamente che le persone diventino gigantesche, solo perché qualcuno si sente infinitamente piccolo. E’ quanto è accaduto nel 2006 con “Furcht und Hoffnung der BRD” (trad. lett. Paura e speranza della RFT), il dramma di Franz Xaver Kroetz sulla disoccupazione che nell’allestimento della Dröse, ben vent’anni dopo la prima assoluta, continuava ad essere vivace e attuale, riscuotendo un enorme successo. Sei attori interpretarono sul palcoscenico del Teatro Thalia nella Gaußstrasse ad Ambrugo, all’incirca venti bambole: bambole gonfiabili, a volte enormi, altre disarmoniche. Ciò che in un primo momento poteva sembrare una minimizzazione, aveva saputo vivacizzare l’opera sociale di Kroetz, raccontando in modo diretto dell’esanime meccanica e del vuoto attorno a questi emarginati. Grazie alla sua sovrana e rilassata leggerezza, quest’allestimento aveva evitato che la pièce diventasse un dramma sociale troppo kitsch.

    Dröse è una fra le maestre dell’ironia a teatro. La sua allegria non è mai forzata, ma risulta così leggera e libera come la sua fantasia. Evidentemente riesce a trasmettere questa libertà intuitiva anche ai suoi attori, che, nel migliore dei casi, recitano liberi, come se avessero ritrovato se stessi: semplici, chiari, divertenti, giocherelloni.

    Jorinde Dröse si avvicina ai suoi testi – quasi sempre degli adattamenti di romanzi o film – in modo diretto, interrogandosi sul perché possano interessarla, leggendoli attentamente. Dopodiché non sviluppa una traccia, quanto più quella che si potrebbe definire una sua intuizione, probabilmente proprio grazie alla sua capacità di attingere direttamente a quei mezzi scenografici, che compongono il linguaggio del teatro. Tutto ciò che accade sul palcoscenico non è un mezzo per raggiungere un fine, ma semplicemente il frutto di una sua scelta.

    Quando a Francoforte ha portato in scena l’Urfaust, si è subito capito che la trasposizione diretta del testo ai giorni d’oggi avrebbe funzionato. E così Faust non è più un anziano signore, ma uno studente fuori corso e Mefisto non più il diavolo, bensì un giovane compagno di studi, capace solo di infastidire leggermente Faust. Non viene stretto alcun patto e quando Mefisto recita la parte del diavolo riesce tuttalpiù ad essere un mostriciattolo, che spaventa lo studioso di Francoforte Wagner.

    Nel “Sogno di una notte di mezza estate”, il suo secondo lavoro per il grande palcoscenico del Teatro Talia, Jorinde Dröse trasforma il dramma shakespeariano fra amori, elfi ed artigiani in una storia sul regime di terrore ad Atene. La fuga dei due amanti diventa, così, quasi obbligatoria: attraversano le pareti del palcoscenico per raggiungere la libertà e rifugiarsi nel famoso bosco incantato. Jorinde Dröse rilegge i testi scegliendo un punto di vista moderno, facendoli comunicare attraverso delle esperienze attuali, rendendoli facilmente comprensibili.

    Forse la sua più grande forza è proprio quella di far recitare tanto gli attori. Nei suoi ultimi lavori questo non si abbina automaticamente allo stile leggero dei suoi allestimenti. Il “Cavaliere dal cavallo bianco”, per ora il suo ultimo lavoro per il Teatro Thalia, era sicuramente ricco di quegli elementi tipici del teatro di Jorinde Dröse: un palcoscenico pieno d’acqua, una surdimensionata barchetta di carta, un’inerte comunità di abitanti fatta di miseri e strambi misantropi. Eppure su un grande palcoscenico nero, con una leggera pioggerellina, ma soprattutto grazie alla presenza di questi strani personaggi, la Dröse è riuscita a ricreare quella tetra atmosfera che avvolge la comunità lungo l’argine e che finirà per diventare quasi escatologica.
    Peter Michalzik
    Traduzione: Soledad Ugolinelli

    After the Fall – L'Europa dopo il 1989

    Progetto teatrale del Goethe Institut sulle ripercussioni della caduta del Muro in 15 Paesi europei.