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| © Arno Declair |
Dal 1990 al 1993 è regista al Niedersächsischer Staatstheater di Hannover con Eberhard Witt. Nel 1992 successo con la messa in scena dell’ “Emilia Galotti”. Nel 1993 si trasferisce con Witt al Bayerisches Staatsschauspiel di Monaco, del quale è regista stabile fino al 1999. Crea allestimenti anche per il Deutsches Schaspielhaus ad Amburgo e il Burgtheater di Vienna. Nel 1998 viene eletto regista dell’anno per la prima rappresentazione a Zurigo di “Der Kuss des Vergessens” di Botho Strauß.
Dal 2000 è intendente allo Schauspielhaus di Bochum, che dirige con grande successo. Primo allestimento di un’opera nel 2003 a Zurigo. Nel 2005 diventa intendente allo Schauspielhaus di Zurigo, come successore di Christoph Marthaler. Nel 2006 viene designato come nuovo intendente del Burgtheater di Vienna, che dirigerà dal 2009.
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Ritratto: Matthias Hartmann
Nessun regista tedesco ha così nostalgia dei mezzi cinematografici come Matthias Hartmann. Non che voglia entrare con veemenza nell’ambito del cinema, ma che ne sia davvero affascinato si rivela dall’estetica dei suoi allestimenti. Grande scena, splendidi colori, suspence e opulenza, bellezza, dinamismo e grandi sentimenti già richiamavano questa affinità quando ancora non agiva sul palcoscenico con tanta tecnologia. Da quando nel 2000 è diventato Intendente a Bochum come successore di Leander Haußmann, la sua introduzione pratica e spesso sperimentale di video sulla scena sottolinea la tradizionale vicinanza di questa metodologia, spinta fino ad abbracciarla.
Hartmann, che nonostante la giovane età ha fatto tutta la gavetta, prima come assistente alla regia, passando dalla provincia ai teatri medi e grandi, divenendo famoso regista e intendente, ad ogni nuova esperienza ha ampliato la propria sensibilità estetica. Se nei primi anni in cui ha successo come regista viene considerato un giovane amico dei vecchi metodi, capace di trasformare con una grande recitazione drammatica i temi classici in successi di cassetta, oggi si impegna molto per interpretare fedelmente gli autori contemporanei.
Ma finora Hartmann è rimasto fedele al diritto del teatro di mediare ed abbellire. Se si osserva una delle sue messe in scena di maggior successo dei primi anni Novanta, “Kätchen von Heilbronn” di Kleist, modernizzata, ricca di immagini e suggestioni divertenti, in cartellone per sette anni con un grandioso successo al Deutsches Schauspielhaus di Amburgo, di solito più propenso alle sperimentazioni, vi si ritrova lo stesso gesto invitante come nel suo nuovo teatro-video. Allestimenti più recenti, come “Electronic City” di Falk Richter o l’adattamento del romanzo di Christian Kracht “1979” presentano sì cameramen che agiscono dal vivo sul palcoscenico, diversi schermi e tecniche miste digitali, ma non viene mai messo in discussione il fatto che la tecnica sia in subordine rispetto al racconto. L’uso del video a commento o a dispetto, che altrimenti predomina nel teatro tedesco, è estraneo a Hartmann.
Questo amore per il racconto scherzoso ma intelligente ha dato a Hartmann un grande successo da parte di pubblico e politici della cultura, ha però sempre tenuto un po’ a distanza i critici delle pagine culturali. Il caldo senso di benvenuto che la sua regia, come la sua direzione, comunica agli spettatori, ha riportato al successo lo Schauspielhaus di Bochum, ormai scaduto. Per questo atto di bravura già a metà del suo periodo di intendenza gli sono stati offerti due dei piú importanti teatri di lingua tedesca (fra lo Schauspielhaus di Zurigo e quello di Amburgo ha deciso per la Svizzera). E anche lì, dove dal 2005, dopo l’annosa crisi fra il team di Marthaler e la città, doveva riportare il teatro ad un livello decoroso di civile comprensione, si è ripetuto l’effetto Bochum. Al pubblico piace, ma ai professionisti di cose teatrali non piace la compiacenza.
I critici invece hanno sempre bollato le aspirazioni d’armonia nella sua attività artistica come anacronistiche, opponendo Hartmann ai registi che hanno influenzato gli ultimi 15 anni, Frank Castorf e Christoph Marthaler. La loro abilità nel saper cogliere un aspetto intellettuale nelle trasgressioni, interruzioni e volute sovraforzature è coerentemente contrastata da Hartmann con una moderna fedeltà all’opera.
Ma nonostante l’influenza avuta negli ultimi anni dalla tecnica, più che altro di montaggio, sul teatro contemporaneo, la nostalgia per un esatto lavoro psicologico con gli attori evidentemente non si è spenta. E Matthias Hartmann lavora in questo campo con un talento non comune per una vicinanza umana generosa. D’effetto sicuro e vigoroso nello stile, ricco di varianti nell’uso dei mezzi teatrali e creativo nel risvegliare la capacità di trasformazione interpretativa, Hartmann è stato artefice di molti momenti d’oro del teatro d’interpretazione.
Il suo allestimento di „Der Kuss des Vergessens“ di Botho Strauß con Anne Tismer e Otto Sander, invitato agli Incontri Teatrali di Berlino nel 1999, oppure l’idea geniale di far interpretare lo schiavo Lucky in “Warten auf Godot” al comico della notte Harald Schmidt, testimoniano del suo raro dono di saper conciliare intrattenimento e riflessione. In questi momenti Hartmann unisce in modo congeniale entrambi i suoi grandi amori: filmando a nuovo le antiche tradizioni teatrali.
Traduzione: Giusi Emari Donzelli / Clara Sibilla
Allestimenti - una selezione

- William Shakespeare „Otello“
2006, Schauspielhaus, Zurigo - Friedrich Schiller nach Louis Benoit Picard „Il Parassita“
2005, Schauspielhaus, Zurigo - Botho Strauß „Nach der Liebe beginnt ihre Geschichte“
2005, Schauspielhaus, Zurigo - Molière „Il misantropo“
2005, Schauspielhaus, Bochum - Jon Fosse „Variazioni di morte“
2005, Schauspielhaus, Bochum - Anton Cechov "Ivanov"
2004, Schauspielhaus Bochum - Carl Zuckmayer "Il capitano di Kopenick"
2004, Schauspielhaus Bochum - Moritz Rinke "Die Optimisten"
2003, Schauspielhaus Bochum - Falk Richter „Electronic City“
2003, Schauspielhaus Bochum - Christian Kracht „1979“
2003, Schauspielhaus Bochum - Samuel Beckett „Aspettando Godot“
2002, Schauspielhaus Bochum - Botho Strauß „Il pazzo e sua moglie questa sera in Pancomedia“
2001, Schauspielhaus Bochum - Botho Strauß „Der Kuss des Vergessens“
1998, Schauspielhaus Zurigo, invitato al Theatertreffen Berlino - Peter Turrini „Die Liebe in Madagaskar“
1998, Burgtheater Vienna - Henrik Ibsen „Peer Gynt“
1997, Deutsches Schauspielhaus Amburgo - William Shakespeare “Riccardo III.“
1996, Bayerisches Staatsschauspiel Monaco - Friedrich Schiller „I Masnadieri“
1995, Burgtheater Vienna - Heinrich von Kleist „Caterina di Heilbronn“
1994, Deutsches Schauspielhaus Hamburg - William Shakespeare „La bisbetica domata“
1993, Bayerisches Staatsschauspiel Monaco - Frank Wedekind „Lulu“
1992, Niedersächsisches Staatstheater Hannnover - Gotthold Ephraim Lessing „Emilia Galotti“
1992, Niedersächsisches Staatstheater Hannover, invitato al Theatertreffen Berlino - Gotthold Ephraim Lessing „Minna von Barnhelm“
1990, Niedersächsisches Staatstheater Hannover













