Karin Henkel


© Volker Wiciok
Nata nel 1970 a Colonia e cresciuta a Lubecca. Assistente alla regia all’ Hessisches Staatstheater di Wiesbaden, dove nel 1993 debutta come regista con “Hase Hase” di Coline Serreau. Nello stesso anno si trasferisce al Wiener Burgtheater di Vienna da Claus Peymann. Inizia come assistente di George Tabori, dal 1994 è anche regista. Dal 1996 crea allestimenti per lo Schauspielhaus di Bochum sotto la direzione di Leander Haussmann, infine dal 1997 per diversi teatri in patria e all’estero.
Traduzione: Giusi Emari Donzelli / Clara Sibilla
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Ritratto: Karin Henkel

Il teatro funziona anche senza eccessi e Karin Henkel ne è il miglior esempio. A prescindere dall’inizio della sua carriera, quando a 25 anni ha la possibilità di lavorare come la più giovane regista di tutti i tempi al Wiener Burgtheater di Peymann, il suo percorso professionale è stato privo di superlativi, di onori affrettati o di definizioni stilistiche. E questo grazie soprattutto alla sua tendenza al nomadismo. Con una straordinaria velocità non ha cambiato solo i luoghi in cui ha lavorato – nei dieci anni successivi al periodo in cui era assistente a Wiesbaden nel 1993 ha lavorato a Vienna, Zurigo, Lipsia, Amburgo, Berlino, Brema, Düsseldorf, in Slovenia e ad Atene, mostrando solo una certa costanza a Bochum, ma anche il suo intervento estetico e contenutistico non ha assunto alcuno stile predominante. Non esiste il tipico lavoro alla „Henkel“.

Questa mancanza di fedeltà ad un luogo e l’assenza di etichette artistiche la rendono di difficile inquadramento sia per i critici che per il pubblico. Ma gli stessi teatri apprezzano, e questo indipendentemente dalla programmazione, questa intelligenza discreta che sa adattarsi con atteggiamento sempre nuovo ai testi, agli attori e ai luoghi; così la Henkel può lavorare a Berlino per due teatri antagonisti, la Volksbühne di Frank Castorf e il Berliner Ensemble di Claus Peymann, senza essere considerata un’estranea o una traditrice.

Già da ragazza, quando peregrinava con regolarità da Lubecca al Deutsches Schauspielhaus di Amburgo, scopre la sua passione per le scene non solo negli allestimenti di Peter Zadek quali „Lulu“ o „Andi“, ma soprattutto nella sincerità giocosa del teatro. Il flipper, che ai quei tempi stazionava nel foyer, era per lei il simbolo della possibile gioia di vivere insita nel lavoro teatrale. Al contrario, ancora oggi la Henkel considera sgradevole l’arte intellettuale programmata.

Le impressioni ricevute allora si ritrovano negli allestimenti della Henkel: meglio attualizzare un testo piuttosto che costringerlo nella rigidità di una tesi, meglio far recitare gli attori piuttosto che usarli per riempire un concetto, meglio recitare che mettersi in cattedra. L’elogio della critica per i suoi allestimenti prosegue ancora così: „ senza alcun innalzamento intellettuale di un concetto o ammaestramento morale“ e con formulazioni sempre nuove si sottolinea ciò che Eva Behrendt ha osservato in modo esemplare nell’allestimento della Henkel di “„Sommergäste“ a Lipsia: „ La delazione dei personaggi rimane sempre molto nei limiti“.

Il rispetto della Henkel per l’arte dell’attore, che si riflette in una rappresentazione di fondo che simpatizza per i personaggi, si è palesata ultimamente in un grandioso allestimento a Brema dell’opera „Endstation Sehnsucht“ di Tennessee Williams. La Henkel trasferisce la ristrettezza soffocante del quartiere dei poveri di New Orleans in un camper e le gioie proletarie in un idilliaco campeggio tedesco. In questo sfondo descrive quindi gli snervanti conflitti familiari senza prendere posizione. Irritazione, diffidenza e illusione aumentano nelle scene selvagge e chiassose, ma non si arriva ad una assegnazione della colpa – soprattutto non di tipo pseudofemminista, poichè la Henkel, come molte sue altre colleghe, ritiene una sciocchezza il teatro sessista.

Sebbene la Henkel abbia sempre un approccio moderno ai testi, Gerhard Preußer, a proposito del suo allestimento a Bochum di „Eines langen Tages Reise in die Nacht“ di O’Neill, ha scritto la frase assolutamente indovinata che lei „è così non alla moda da poter essere definita all’antica“. Sullo sfondo di un teatro contemporaneo critico nei confronti dei testi e delle ideologie, la Henkel si distingue poiché utilizza i moderni mezzi del teatro senza mettere troppo in discussione i testi. Montaggi, sfondi pop e mediatici, evidenziare i contrasti e rappresentare collegamenti associativi sono mezzi stilistici del teatro scettico, che la Henkel domina e utilizza.

E con la sua perseveranza la Henkel è riuscita ad entrare nel giro importante. Il suo allestimento di Stoccarda di „Platonow“ è stato invitato agli Incontri Teatrali di Berlino nel 2006 e il suo lavoro concentrato sugli attori è stato ricompensato dal fatto che l’attore principale Felix Goeser, dopo questo lavoro, è considerato una nuova star delle scene. Come ci riesce, lo spiega la stessa Henkel con parole che mostrano un grande amore per il teatro: „Commuovere il pubblico è sempre la mia meta più ambita“.
E oggi il suono di questa affermazione ha proprio un fascino all’antica.

Till Briegleb
Giusi Emari Donzelli / Clara Sibilla

Allestimenti - una selezione

  • Gerhart Hauptmann „I ratti“
    2006, Schauspiel, Lipsia
  • Edward Albee „Chi ha paura di Virginia Woolf ?“
    2005, Schauspielhaus, Düsseldorf
  • Anton Cechov „Platonov“
    (invitato al Theatertreffen Berlino)
    2005, Schauspiel, Stuttgart
  • William Shakespeare "Re Lear"
    2005, Teatro Brema
  • Arthur Schnitzler "L’ampio paese"
    2004, Schauspielhaus Zurigo
  • Ödön von Horvath "Fede, speranza e carità"
    2003, Schauspielhaus Bochum
  • Tennessee Williams „Un tram chiamato desiderio“
    2003, Teatro Brema
  • Elfriede Jelinek „In den Alpen“
    2003, Teatro Brema
  • Lukas Bärfuss „Vier Bilder von der Liebe“
    2002, Schauspielhaus Bochum
  • Maxim Gorki „Sommergäste“
    2001, Schauspiel Lipsia
  • August Strindberg „La sbornia“
    2000, Schauspielhaus Bochum
  • William Shakespeare „Enrico IV.“
    1999, Volksbühne im Prater Berlino
  • Georg Büchner „Woyzeck“
    1999, Schauspielhaus Zurigo
  • Michael Frayn „Rumori fuori scena“
    1997, Schauspielhaus Bochum
  • Eugene O’Neill „Lunga giornata verso la notte“
    1996, Schauspielhaus Bochum
  • Friedrich Schiller „Intrigo e Amore“
    1995, Burgtheater Vienna
  • Arthur Miller „Il crogiuolo“
    1994, Akademietheater Vienna
  • Coline Serreau „Hase Hase“
    1993, Hessisches Staatstheater Wiesbaden

After the Fall – L'Europa dopo il 1989

Progetto teatrale del Goethe Institut sulle ripercussioni della caduta del Muro in 15 Paesi europei.