Falk Richter


© David Baltzer
Nato il 2.10.1969 ad Amburgo. Dal 1981 al 1985 studia regia teatrale all‘università di Amburgo da Jürgen Flimm, Manfred Brauneck, Christof Nel, Jutta Hoffmann e Peter Sellars. Conclude gli studi insieme alla classe dell’ ‘85, gruppo successivamente denominato “Scuola di Amburgo”, di cui fanno parte, tra gli altri, Nicolas Stemann, Sandra Strunz, Matthias von Hartz, Ute Rauwald.

Dal 1996 regista e autore indipendente. Allestimenti ad Amburgo, Düsseldorf, Mainz, Berlino, Göttingen, Atlanta e Amsterdam. Dal 2001 regista stabile allo Schauspielhaus di Zurigo sotto l’intendenza di Christoph Marthaler. Lavora regolarmente alla Schaubühne am Lehniner Platz di Berlino con la direzione artistica di Thomas Ostermeier e Sasha Waltz.

Traduzione: Giusi Emari Donzelli / Clara Sibilla
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Ritratto: Falk Richter

Tutti parlano dei media. Lo si fa anche nei teatri, dove l’argomento comune sono le cosiddette realtà mediatiche, a volte con, a volta senza l’utilizzo dei video. Anche le nuove opere trattano di continuo questo tema vago, poiché si tratta di soaps, intrattenimento informativo, perdita della realtà o condizionamento della violenza. Ma in prevalenza i media compaiono come citazioni da bei film cinematografici. Tarantino, Spielberg, Kaurismäki o Lars von Trier hanno su molti giovani registi un’influenza maggiore rispetto a Goethe, Shakespeare, Cechov e Molière.

Perchè no. I tempi cambiano. Il problema è solo che le riflessioni sceniche riguardanti i nuovi media non superano il livello della descrizione, dell’ironia e dei clichés. In questo campo minato si muove anche Falk Richter con i suoi sforzi di osservare criticamente il rapporto conflittuale tra uomo e media. Da drammaturgo e regista descrive sempre la psicologia umana quale vittima di apparenza mediatica e variopinte promesse di globalizzazione.

Dopo il suo primo allestimento, „Silikon” del 1996, diventato famoso nei media, poiché Marie Bäumer si scopriva il seno, ma dopo la prima non è più voluta entrare in scena e l’opera è stata quindi rappresentata una sola volta, Richter inizia con la ricerca sulla scandalosa manipolazione dell’uomo attraverso l’informazione. Come prima cosa, elabora l’opera “Kult” allo Schauspielhaus di Düsseldorf, nella quale si evidenzia la schiavitù dettata dalla moda e dal pop.

Segue poi „Gott ist ein DJ” dal pezzo omonimo del gruppo pop britannico Faithless, da lui stesso messo in scena per la prima volta nel 1999 a Mainz. Una coppietta mediatica disquisisce mantraticamente sulla vita urbana con i suoi problemi di autenticità e di ranking personale, arriva poi a parlare di uomini piangenti e televisori che scoppiano, per terminare bruscamente con esperienze personali di molestie sui bambini e pornografia infantile.

Dopo aver allestito insieme alla coreografa Anouk van Dijk nella Kampnagel-Fabrik di Amburgo una stupefacente performance teatrale sulla guerra relazionale tra giovani sentimentalmente egoisti, la forte motivazione politica di Richter trova per la prima volta nell’opera “Peace”una congeniale unione tra testo e allestimento. La produzione della Schaubühne di Berlino descrive la quotidianità di una comune abitativa di una grande città, nella quale convivono fotografi di guerra, uomini rampanti del ramo pubblicitario, dei media e del pop come nel programma “„MTV The Real World”. Solo che qui tutto il cinismo di presentazione e contenuto alla fine non si può più accantonare con un sorriso e i veri drammi umani prorompono in una smorfia. Il dramma di Richter “Electronic City”, messo in scena per la prima volta da Matthias Hartmann nel 2003 a Bochum come spettacolo multimediale, prima che lo stesso Richter ne curasse un allestimento, descrive i nomadi della globalizzazione in perenne crisi di nervi.

Pur non amando troppo Jürgen Flimm, durante la sua formazione con lui ad Amburgo Richter ha però imparato il mestiere di regista e nei propri allestimenti questo gli consente sempre di trasporre con esattezza psicologica il tema virtuale in situazioni conflittuali umane. E gli permette di allestire in modo efficace e persuasivo opere assolutamente prive di media quali „Die Nacht singt ihre Lieder” di Jon Fosse o „4.48 Psychose” di Sarah Kane come rappresentazioni umane del tutto convenzionali. Persino un’escursione nell’opera con „We come to the river” di Henze gli riesce in modo magistrale, allestendola nuovamente come spettacolo politico con la potenza dei media.

Dal momento che anche per Richter la critica ai media nasce dal loro fascino, talvolta il suo approccio possiede l’eccessivo zelo riformatore di un convertito. I suoi personaggi si trasformano in stereotipi e caricature, il suo tono perde il distacco e l’esigenza analitica si riduce a gergo. Quando però si concentra maggiormente sui dolori nel mondo piuttosto che sulla polemica critica, allora ottiene un convincente ritratto dell’uomo moderno. E in questo lavoro ha prodotto una delle esperienze sceniche più intense degli ultimi anni.

Parallelamente all’allestimento delle sue proprie opere (da ultimo „Die Verstörung“ nel 2005 alla Schaubühne di Berlino, dove è regista stabile), Richter indulge volentieri nell’opulento teatro narrativo d’intrattenimento. Il suo allestimento di “Bunbury” di Oscar Wild all’Akademietheater di Vienna nel 2005, con Michael Maertens nel ruolo principale, offre una robusta farsa in cui difficilmente si può riconoscere il regista di “Peace”. Anche il suo allestimento di “Die Möwe” di Cechov si attiene fedelmente alla tradizione di un realismo psicologico che Richter, durante gli studi, sopportava solo come speculare alla propria creatività.

Si tratta di molteplicità? Di contraddizioni? In ogni caso si può parlare del poliedrico Falk Richter (è anche traduttore e autore di radiodrammi) come di uno dei più prolifici uomini di teatro del nostro tempo – e in alcuni momenti anche di uno fra quelli capaci di trasmettere le più forti impressioni.


 

Till Briegleb
Traduzione: Giusi Emari Donzelli / Clara Sibilla

Allestimenti - una selezione

  • Anton Cechov "Tre sorelle"
    2006, Schaubühne Berlino
  • Jon Fosse „Schatten“
    2006, Festival Bergen in co-produzione con il Teatro Nazionale Oslo
  • Falk Richter „Die Verstörung“
    2005, Schaubühne Berlino
  • Elfriede Jelinek, liberamente ispirato a Oscar Wilde „Ernst ist das Leben“
    2005, Akademietheater, Vienna
  • Richard Strauß/Hugo von Hofmannsthal „Elettra“
    2004, Oper Francoforte
  • Martin Crimp "Weniger Notfälle" (Das System 3/Amok)
    2004, Schaubühne Berlino
  • Falk Richter "Unter Eis (Das System 2)"
    2004, Schaubühne Berlino
  • Anton Cechov "Il gabbiano"
    2004, Festival Salisburgo
  • Falk Richter "Hotel Palestine (Das System, 4)"
    2004, Schaubühne Berlino
  • Falk Richter „Electronic City (Das System, 1)”
    2004, Schaubühne Berlino
  • Roland Schimmelpfennig / Falk Richter „Für eine bessere Welt / Sieben Sekunden / In God we trust“
    2003, Schauspielhaus Zurigo
  • Caryl Churchill „Die Kopien“
    2003, Schauspielhaus Zurigo
  • Lars Noren „Klinik“
    2002, Schauspielhaus Zurigo
  • Sarah Kane „Psicosi delle 4 e 48“
    2001, Schaubühne Berlino / Schauspielhaus Zurigo
  • Hans-Werner Henze (Libretto di Edward Bond) “We come to the river”
    2001, Staatsoper Amburgo
  • Jon Fosse „E la notte canta“
    2000, Schauspielhaus Zurigo
  • Falk Richter „Peace“
    2000, Schaubühne Berlino
  • Oscar van Woensel „Wer“
    1999, Deutsches Schauspielhaus Amburgo
  • Anouk van Dijk / Falk Richter „Nothing hurts“
    1999, Kampnagel Amburgo/ Springdance Festival, Utrecht, invitato al Theatertreffen Berlino
  • Falk Richter „Gott ist ein DJ“
    1999, Staatstheater Magonza
  • Bertolt Brecht “Nella giungla delle citta”
    1998, Theatre Seven Stages, Atlanta, USA
  • Martin Crimp “Tracce di Anne“
    1997, Toneelgroep Amsterdam
  • Falk Richter „Kult – Geschichten für eine virtuelle Generation“
    1997, Schauspielhaus Düsseldorf
  • Gerardjan Rijnders „Silikon“
    1996, Kampnagel Amburgo

After the Fall – L'Europa dopo il 1989

Progetto teatrale del Goethe Institut sulle ripercussioni della caduta del Muro in 15 Paesi europei.