Nicolas Stemann


© David Baltzer
Nato nel 1968 ad Amburgo. Dopo aver studiato per un breve periodo filosofia e scienza della letteratura, assistente regista e musicista al Deutsches Schauspielhaus di Amburgo. In seguito studia regia al Max-Reinhardt-Seminar di Vienna e all‘Institut für Theater, Musiktheater und Film di Amburgo da Jürgen Flimm e Manfred Brauneck.

Nel 1996, con il „Gruppe Stemann“ da lui fondato, inizia ad allestire progetti indipendenti, tra cui „Zombie 45 – Am Bass Adolf Hitler“ (1997) e la „Terror-Trilogie“ (1997). Il suo video-progetto teatrale „Werther!“ dal 1997 è invitato come ospite in molti teatri e festival. Stemann cura allestimenti a Berlino, Amburgo, Hannover, Vienna e Basilea.

Traduzione: Giusi Emari Donzelli / Clara Sibilla
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Ritratto: Nicolas Stemann

Il teatro di Nicolas Stemann è circondato da diversi pericoli: la posa ribelle, la sentimentalità, le chiacchiere dei media e la frivolezza. Ma tutte queste minacce derivano da un impulso di base: l’incontrollata gioia per la realizzazione teatrale. E da questo atteggiamento si sviluppano argomenti familiari, generalmente molto ironici e passati al contropelo, che improvvisamente appaiono di nuovo liberi da peluzzi.

All’inizio della sua carriera di regista, verso la fine degli anni novanta, con mocciosa irriverenza ha trovato in Goethe la prima vittima di questa pulizia contemporanea. Stemann riduce il “Werther” e il “Torquato Tasso” di Goethe a elementi di base e con inserti video, atmosfere di alloggi in comune o gesti simbolici, li deruba della loro venerabilità. Nel progetto “Tasso” lo stesso Goethe giace tutte le sere, come busto in gesso, fracassato sul palcoscenico – questo a proposito della posa ribelle.

Dai cocci dei classici, Stemann sviluppa però rapidamente una forma teatrale complessa e molto musicale, che racconta storie sui problemi attuali della comunicazione tramite i più diversi elementi scenici e mezzi teatrali. Nel centro della maggior parte di questi mosaici si trova l’individuo moderno che, senza appoggi ideologici, è l’unico responsabile di sé stesso e vive questa situazione quale pretesa eccessiva.

La messinscena più conosciuta di Stemann, l’adattamento di “Hamlet” allo Schauspiel di Hannover, invitata nel 2002 agli incontri teatrali di Berlino, mostra un principe dei media che soccombe più per ‘anything goes’ che per il tradimento. Philipp Hochmair, che ricopre il ruolo principale in molte produzioni di Stemann, rappresenta un Hamlet che si perde in una beate impotenza, tra riproduzioni di media che lo circondano e una corte che considera la colpa con grande leggerezza.

La mancanza dell’elemento tragico, che spesso si nota negli allestimenti di Stemann, mostra nelle sue produzioni migliori che l’abbellimento della paura e la mancanza di legami del presente sono le libertà del diavolo. L’apparente apertura della nostra società resta quindi una comodità fallace quando si confondono i valori morali che rendono possibile un orientamento.

Il fatto che l’abbellimento, che egli vuole mostrare, si percepisca anche come la sua estetica (proprio nell’uso di mezzi di moda come video, musica, utensili pop), causa occasionalmente il rimprovero di superficialità. Contemporaneamente, questo modo di allestire così carico di effetti non è certo un ostacolo al suo grande successo.

Nel frattempo Stemann, che proviene da una generazione molto feconda di allievi registi ad Amburgo (Falk Richter, Sandra Strunz o Matthias von Hartz hanno studiato con lui), viene annoverato come uno dei giovani registi più corteggiati e realizza ovunque i suoi allestimenti, dal Deutsches Theater a Berlino al Wiener Burg.

All’ Akademietheater di Vienna allestisce nel 2003 “Das Werk” di Elfriede Jelinek, che evidenzia perfettamente le qualità di Stemann nell’uso di testi complessi. Dal voluminoso testo sul catastrofico incontro dell’uomo con la natura, prendendo come esempio la diga di Kaprun, Stemann sviluppa un impressionante collage scenico che mostra l’ironia nella sua tradizione critica. Con un gran coro di operai, un montanaro cannibale, giovani oratori e ragazze isteriche, Stemann traduce la denuncia di Jelinek in uno spettacolo mordace.

Le contraddizioni di Stemann portano comunque anche al fatto che gli allestimenti possono risultare qualitativamente molto differenti. Come colui che argomenta moralmente senza bandire il piacere dalle sue messinscene, colui che combatte volentieri con il kitsch l’incapacità di amare, prendendo a volte estremamente sul serio, a volte ignorando completamente lo spirito dei testi, Stemann passa dalla brillantezza alla superficialità e viceversa. Solo poche settimane dividono una minuziosa ricostruzione del teatro di Brecht con la “Dreigroschenoper”, presentata ad Hannover, da una “Käthchen von Heilbronn”, sotto forma di una leggera favola pop ambientata a Berlino, e dalle gioie del giardiniere nei paesaggi testuali di Jelinek. Ma il teatro può solo trarre profitto da un tale gusto del rischio e per questo Stemann viene considerato a ragione come uno dei più importanti registi del teatro contemporaneo.

Till Briegleb
Traduzione: Giusi Emari Donzelli / Clara Sibilla

Allestimenti - una selezione

  • Elfriede Jelinek "Über Tiere"
    2007, Deutsches Theater Berlino
  • Friedrich Schiller "Don Carlos"
    2007, Deutsches Theater Berlino
  • Elfriede Jelinek "Ulrike Maria Stuart"
    2006, Thalia Theater Amburgo (invitato al Theatertreffen Berlino)
    (invitato ai Theatertage Mülheim "Stücke 2007")
  • Sofocle „Antigone“ (insieme a „Colegio del Cuerpo“ nel contesto di „Akte Kolumbien“)
    2005, Laookon-Festival Kampnagel Fabrik, Amburgo
  • liberamente ispirato a Kurt Vonnegut „Schlachthof 5“
    2005, Schauspiel Hannover
  • Elfriede Jelinek „Babel“
    (invitato ai Theatertage Mühlheim „Stücke 2006“)
    2005, Burgtheater, Vienna
  • Gerhart Hauptmann "Prima dell'aurora"
    2004, Burgtheater Vienna
  • Esther Bialas, Sebastian Blomberg, Sachiko Hara-Franke, Philipp Hochmair, Claudia Lehmann, Katrin Nottrodt, Myriam Schröder "German Roots" (in collaborazione con Bernd Stegemann)
    2004, Ruhrfestspiele, Thalia Theater
  • Heinrich von Kleist "Caterina di Heilbronn“
    2003 Deutsches Theater Berlino
  • Elfriede Jelinek „Das Werk“
    Prima assoluta 2003, Burgtheater Vienna, invitato al Theatertreffen Berlino 2004
  • Georg Büchner „La morte di Danton“
    2002, Teatro Basilea
  • William Shakespeare „Amleto“
    2001, Niedersächsisches Staatstheater Hannover, invitato al Theatertreffen Berlino
  • Nicolas Stemann liberamente ispirato a Johann Wolfgang Goethe „Kauft Tasso!“
    2000, Schauspielhaus Bochum
  • Albert Ostermaier „Death Valley Junction“
    2000, Deutsches Schauspielhaus Amburgo
  • Gruppe Stemann „Verschwörung“
    1999, Kampnagel Amburgo
  • Gruppe Stemann „Zombie 45 – Am Bass Adolf Hitler“
    1998, Kammerspiele Amburgo
  • Nicolas Stemann liberamente ispirato a Johann Wolfgang Goethe „Werther!“
    1997, produzione indipendente

After the Fall – L'Europa dopo il 1989

Progetto teatrale del Goethe Institut sulle ripercussioni della caduta del Muro in 15 Paesi europei.