La Hollywood tedesca
Dentro la Bavaria Filmstadt

Una strada con edifici colorati nella Bavaria Filmstadt.
Nella Bavaria Filmstadt sono stati ricostruiti interi tratti di strade, qui persino con i binari del tram. | © picture alliance / dpa | Elmar Hartmann

Tra Star di Hollywood, classici del cinema tedesco e momenti iconici della storia della TV, a sud di Monaco si trova un luogo che ha segnato cento anni di storia del film. Ma invece di vivere solo delle glorie del passato, per questo luogo oggi si sogna un grande ritorno dei tempi d’oro.

Di Daniel Hinz

Più blockbuster e serie di successo Made in Germany? Sarebbe bello, visto che da anni il cinema tedesco attraversa una fase di fiacca, mentre tempo fa era tutta un’altra musica. Presto però le cose potrebbero cambiare, e questo proprio nel quartiere Grünwald di Monaco dove, come da nessun’altra parte, si intrecciano passato e futuro del cinema. Fuori, gruppi di visitatori affollano le strade; dentro, si gira. L’area della Bavaria Filmstadt, raggiungibile con una propria fermata del tram, è grande come un intero quartiere, con caffè, mense, edicole e cinema. Naturalmente non tutto è reale: alcuni locali sono solo parte delle scenografie.

1000 mq di costumi per cinema e tv

È più che reale e in piena attività, invece, il noleggio dei costumi, oltre 100.000 capi d’abbigliamento dei quali Eva Scherrer conosce ogni piega e cucitura. «Per favore, non badare al caos», mi dice – ma in realtà qui tutto è perfettamente ordinato. In 1000 metri quadri di magazzino, distribuiti su due piani, si allineano armadi alti circa 3,60 metri, stracolmi di abiti. Per raggiungere le grucce più in alto serve una scala. Per destreggiarsi qui dentro ci vogliono almeno due anni, racconta Scherrer, che lavora nel settore da oltre 30 anni e oggi dirige la Film- und Theaterausstattung (FTA), società che si occupa degli allestimenti per set cinematografici e televisivi.

Tra armature da samurai, uniformi della polizia e cappotti logori che nel cinema e in televisione sono serviti come costumi per reduci di guerra o persone senza fissa dimora, la Scherrer appare come un’archeologa e una futurologa della storia del cinema tedesco. «Non ho mai dovuto chiedermi come far passare la giornata» – racconta, mentre il suo telefono squilla in continuazione; chiama il nuovo modo di fare cinema “to-go-ware”: produzioni che telefonano al mattino perché a mezzogiorno hanno bisogno di 150 costumi. «A volte resti senza parole, certo, ma poi cerchiamo sempre di rendere tutto possibile».
Eva Scherrer, direttrice del noleggio costumi, è in piedi davanti a uno scaffale pieno di scarpe col tacco di vari colori e mostra un capo d’abbigliamento in camera.

Eva Scherrer conosce il deposito come le sue tasche. | © Daniel Hinz

La storia della moda del cinema e della Germania è qui, appesa alle grucce. Noleggiare una maglietta costa sei euro, un completo oltre cento. Da una settimana ci sono gli sconti, pulizia del capo inclusa. Scherrer conosce ogni singolo pezzo. La maggior parte ha un codice a barre, altri raccontano la loro storia solo attraverso le pieghe della stoffa. Con particolare cautela, sfila un abito dallo scaffale. «Questo qui», dice, «viene dal set di Uno, due, tre di Billy Wilder, 1961», un classico del cinema in cui James Cagney veste i panni di un esigentissimo dirigente della Coca-Cola nella Berlino divisa, per il quale nella Bavaria Filmstadt è stata ricostruita addirittura la Porta di Brandeburgo, anche se un po’ più piccola e senza quadriga. L’abito lo indossava Lilo Pulver ed è uno dei pochi pezzi non noleggiabili, anche se – sottolinea lei – questo «non è un museo».

Hitchcock e la “Los Angeles della valle dell’Isar”

In totale si gira in 12 studi, raggiungibili a piedi dal magazzino dei costumi. La Bavaria Filmstadt è un museo del cinema a cielo aperto, cresciuto strato dopo strato in oltre 100 anni di storia. Fondata nel 1919, ha attraversato gli anni della Repubblica di Weimar, è stata sfruttata dai nazisti per i film di propaganda, poi occupata dagli americani dopo il 1945 e, infine, è tornata in mani tedesche. Un microcosmo che riflette il suo tempo. Come il magazzino dei costumi, anche la città del cinema è un organismo vivente, in costante evoluzione. Innanzitutto, al suo esterno, nella parte nord, verso la cosiddetta Münchner Straße o Metropolitan Street, dove sono stati ricostruiti interi isolati. Realizzati nel 1986 per la serie Löwengrube, vi hanno persino posato i binari del tram. Di recente, le star del FC Bayern Monaco hanno girato qui uno spot pubblicitario per il marchio di orologi Breitling.

Da qui si vedono i contorni dello Studio 1, il teatro di posa in vetro costruito nel 1919. All’epoca servivano buone condizioni di luce naturale, perché non esistevano ancora proiettori potenti. Nel 1928 è crollato il tetto, che in seguito è stato ricostruito in seguito secondo il progetto originale, ma senza vetro. All’inizio, quando la Bavaria Film si chiamava ancora Emelka ed era considerata la “Los Angeles della valle dell’Isar”, sono stati girati proprio qui i primi film di icone del cinema degli anni Venti come il britannico Alfred Hitchcock. Negli anni Cinquanta anche Orson Welles, Stanley Kubrick, Gregory Peck, Gene Kelly e Tony Curtis hanno lavorato qui a Grünwald, negli anni Settanta è arrivato Rainer Werner Fassbinder e negli anni Ottanta Wolfgang Petersen ha realizzato qui U-Boot 96.

La svolta con U-Boot 96

U-Boot 96 è stato più di un semplice film di guerra: ha segnato un punto di svolta, quello in cui il cinema tedesco ha lottato per riconquistare un posto tra i grandi. Il film, claustrofobico, rumoroso, intriso di sudore, narra la storia dell’equipaggio di un sottomarino tedesco durante la Seconda Guerra mondiale, uomini rimasti per settimane intrappolati sott’acqua, sospesi tra paura, senso del dovere e disperazione. Un dramma bellico che ha rappresentato uno dei progetti più importanti per la Bavaria Film, che con un budget di 30 milioni di marchi si è trasformato da un grosso rischio in una scommessa vinta.

Il sommergibile era stato costruito in un capannone proprio accanto allo Studio 1, originariamente pensato come struttura provvisoria, chiodo su chiodo, saldatura su saldatura. «Qui, dalle strutture temporanee nasce spesso qualcosa di permanente», commenta un dipendente ridendo. Accanto al capannone e allo Studio 1 una guida turistica sta accompagnando una famiglia verso un tubo d’acciaio grigio: il modello del sommergibile. La versione più corta dell’originale, lunga circa cinquanta metri, è diventata il simbolo dell’ambizione del cinema tedesco. Nel capannone che ha ospitato la costruzione del sottomarino, oggi sono esposte, tra l’altro, le scenografie di Das Kanu des Manitu di Bully Herbig e di Fuck you, prof! 3.
Una lavagna dal set di "Fuck you, prof! 3"

Un pezzo di storia del cinema contemporaneo: la lavagna di "Fuck you, prof! 3" | © Daniel Hinz

Qui, dove un tempo risuonavano i colpi dei martelli, oggi si sentono solo i passi dei visitatori. Le scenografie sono una grande attrazione: ogni giorno si svolgono innumerevoli visite guidate, per un totale di oltre 200.000 visitatori all’anno. I prossimi stanno già aspettando di entrare.

Con nuovi fondi verso l’antico splendore

A Grünwald ci si augura il ritorno dei bei vecchi tempi, benché l’impresa sia tutt’altro che semplice: come punto di riferimento per il cinema, la Germania perde da anni importanza e attrattiva. Mentre la Repubblica Ceca, la Bulgaria o anche la Spagna si stanno affermando come siti europei più convenienti per l’industria cinematografica, la Baviera spera in una riforma dei sistemi di finanziamento.

Alla fine di luglio 2025, il Bundestag ha approvato un aumento dei fondi per il Deutscher Filmförderfonds (DFFF) e per il German Motion Picture Fund (GMPF), che a partire dal 2026 saliranno a 250 milioni di euro, quasi il doppio rispetto a prima. Una somma che le case di produzione e i registi potrebbero investire a Grünwald. Anche se Bavaria Film, con la sua offerta turistica e le numerose società affiliate al di fuori del mercato cinematografico, è riuscita a diversificare, qui il desiderio unanime è un po’ più di cinema.

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