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9 curiosità sulla birra tedesca
Prendimi una birra!

Un calciatore del Bayern di Monaco che fa la doccia di birra in campo a un compagno di squadra.
La birra ovviamente si beve, ma nei grandi festeggiamenti è lecita anche una doccia di birra. | Foto (dettaglio): © picture alliance / Sven Simon | FrankHoermann/SVEN SIMON

«Prendimi una bottiglia di birra, altrimenti sciopero e smetto di scrivere!», disse una volta l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder. Non sarà stato certo l’unico a chiedere di bere: la passione dei tedeschi per la birra è famosa in tutto il mondo. Ecco qualche curiosità da raccontare magari durante una serata al Biergarten.

Di Jennifer Engl

Münchner Bier

Monaco di Baviera è senz’altro la città tedesca più famosa per la birra, anche a livello internazionale. Attualmente sono solo sei le birre che possono fregiarsi ufficialmente della denominazione “Münchner Bier”, birra di Monaco: come si legge sul sito ufficiale, deve «provenire esclusivamente dagli impianti di produzione dei birrifici di Monaco, situati rigorosamente all’interno dei confini cittadini, ed essere prodotta con l’acqua fresca dei rispettivi pozzi, che pescano dagli strati geologici del terziario». Questa birra viene prodotta secondo i dettami del “Münchner Reinheitsgebot”, il decreto sulla purezza emanato nella città bavarese nel 1487. Grazie a questa rigida regolamentazione, dal 1998 “Münchner Bier” è un’indicazione geografica protetta e un marchio registrato.
Boccali bianchi con la scritta azzurra "Münchner Bier", poggiati su una fontana al Viktualienmarkt di Monaco, affollata di persone in abiti tipici bavaresi.

Boccali di “Münchner Bier” | Foto (dettaglio): © picture alliance / SZ Photo | Stephan Rumpf

Kölsch

La città tedesca che probabilmente vanta il maggior numero di varietà di birra, però, è Colonia. Anche la sua birra, chiamata “Kölsch”, viene prodotta secondo precisi requisiti: dall’anno 874, le sue circa 24 varietà vengono prodotte sul Reno, esclusivamente nella regione di Colonia, e per questo anche la Kölsch può fregiarsi del marchio UE di “indicazione geografica protetta”. Per preservarne la freschezza e la schiuma, a differenza di altre birre tedesche, la Kölsch va servita nel cosiddetto “Stange”, un bicchiere che ne contiene solo 2 cl. Attenzione: una volta bevuto l’ultimo sorso, se ci si vuole fermare, bisogna coprire il bicchiere vuoto col sottobicchiere, oppure chiedere il conto, altrimenti arriverà in automatico un altro bicchiere di Kölsch appena spillata.
Un vassoio tondo pieno di bicchieri di Kölsch portato in mezzo alla folla durante una festa.

Un “Kölschkranz”, vassoio tondo pieno di bicchieri da Kölsch, caratteristici per la loro capienza ridotta. | Foto (dettaglio): © picture alliance/dpa | Rolf Vennenbernd

Paulaner, Augustiner & Co.

La preparazione della birra, in origine, era un compito quotidiano femminile, come la panificazione e la cucina in generale. Le donne facevano bollire l’acqua per renderla potabile e poi, per migliorarne il gusto, aggiungevano malto e spezie, mentre la fermentazione, che rende alcolica la bevanda, era casuale. Ci si può chiedere, allora, come mai molte birre prendano il nome da famosi ordini monastici, come Paulaner o Augustiner: il motivo sta nel fatto che furono questi ultimi a curarne la qualità, ad esempio aggiungendo il luppolo, visto che non solo potevano dedicare molto tempo alla produzione e alla sperimentazione, ma inoltre erano loro stessi interessati a renderla più gustosa: nel periodo quaresimale, infatti, rispettavano il digiuno, ma potevano bere birra, con la scusa che i liquidi non interferivano con il digiuno. La birra particolarmente nutriente che i monaci producevano appositamente per la Quaresima è ancora oggi conosciuta come…
Il calciatore Thomas Müller, sorridente, con in mano un boccale di Paulaner all’Oktoberfest.

Il calciatore Thomas Müller con un boccale di birra all’Oktoberfest. | Foto (dettaglio): © picture alliance / SvenSimon-FC Bayern Muenchen AG | sampics/Stefan MATZKE

“Flüssiges Brot”, pane liquido

È così, infatti, che viene chiamata in particolare la tradizionale “Starkbier”, la birra forte. La prima, la cosiddetta “Salvator”, fu prodotta dai monaci Paulaner, dell’Ordine dei Minimi, principalmente per il consumo durante la Quaresima. La birra forte è caratterizzata da una maggiore “Stammwürze”, la densità iniziale del mosto, e quindi una gradazione alcolica più alta rispetto alle altre birre, almeno del 6,5%. Ha un sapore più intenso, che va dal dolce maltato all’amaro speziato. Ancora oggi la “Starkbier” è tipica del periodo quaresimale.
Il cabarettista Maximilian Schafroth durante un’esibizione alla festa della Starkbier, con un boccale di birra in mano.

In Baviera, all’apertura della stagione della Starkbier si usa prendersi gioco dei politici: in foto il cabarettista Maximilian Schafroth durante un’esibizione alla festa della Starkbier. | Foto (dettaglio): picture alliance/dpa | Sven Hoppe

Feste della birra

La festa della Starkbier, comunque, non ha la risonanza internazionale dell’Oktoberfest (la “Wiesn”), probabilmente la più famosa in tutta la Germania, anche se ci sono molte altre feste della birra, ad esempio quella sveva, la Cannstatter Volksfest di Stoccarda, la Berlin Beer Week, per appassionati di birra artigianale, il Freimarkt di Brema, una delle più antiche feste popolari della Germania, e la Schützenfest di Hannover, la più grande festa dei tiratori del mondo, solo per citarne alcune.
Frequentatori dell’Oktoberfest che brindano con un boccale di birra.

In molte feste della birra, come l’Oktoberfest, si beve birra dal “Mass”, un boccale da 1 litro. | Foto (dettaglio): © picture alliance / SvenSimon | Frank Hoermann/SVEN SIMON

Le origini della Pils

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la Pils non è nata in Germania: il metodo “Pilsner” proviene infatti dalla Repubblica Ceca, più precisamente dall’ex regione boema, e ha preso il nome dalla città di Pilsen, anche se a svilupparlo, a metà del XIX secolo, è stato un birraio bavarese. È vero, comunque, che in Germania la Pils è ormai tradizionale e con quasi il 50% della quota di mercato è chiaramente leader.
L’attore statunitense Sean Penn con una Pils, occhiali da sole e una sigaretta davanti ai microfoni per un’intervista.

L’attore statunitense Sean Penn con una Pils al Festival internazionale del cinema di Berlino. | Foto (dettaglio): © picture alliance / teutopress | -

Il successo della birra analcolica

La birra analcolica è la varietà che fa registrare la più rapida crescita sul mercato tedesco, occupando il terzo posto nella classifica di popolarità in Germania. La sua storia è iniziata nella Repubblica Democratica Tedesca con l’AUBI, la “birra per automobilisti” nata nel 1972 in risposta all’elevato consumo di alcol nella DDR e sviluppata da Ulrich Wappler, che in un’intervista raccontò di essersi incontrato segretamente con un professore dell’Università di Monaco per metterla a punto. Nonostante le difficoltà iniziali, l’AUBI ha avuto successo anche al di fuori della Germania orientale ed è stata esportata addirittura in Inghilterra e negli USA.
Ulrich Metzler, capo dell’omonimo birrificio privato di Dingsleben, in Turingia, mentre beve una “birra per automobilisti”.

Dopo la chiusura del birrificio della DDR, dal 1998 l’AUBI viene nuovamente prodotta in un birrificio privato a Dingsleben, in Turingia. In foto Ulrich Metzler, capo dell’omonimo birrificio. | Foto (dettaglio): © picture-alliance / ZB | Matthias Bein

Wurstwasser, Diesel, BMW

Nonostante questi nomi effettivamente poco invitanti per una bevanda, alcune “Biermischgetränke”, le bevande a base di birra, si sono affermate sull’intero territorio tedesco. Per poter essere definite tali, devono contenere almeno il 50% di birra, mentre sono pressoché illimitate le componenti della restante metà, che generalmente prevede succo di frutta, gazosa o anche altre bevande alcoliche. Il mix più famoso, “Radler” o “Alster”, è fatto di birra chiara e gazosa al limone, mentre la cosiddetta “Wurstwasser” (lett. acqua di würstel), la Diesel e la BMW usano come secondo ingrediente rispettivamente aranciata, cola e acqua minerale.
Un uomo versa una birra e una gazosa in un boccale dotato di separatore.

Per un perfetto mix al 50%, si può usare questo boccale dotato di separatore. | Foto (dettaglio): © picture-alliance/ dpa | Armin Weigel

Il “deutsches Reinheitsgebot”

I dettami del decreto tedesco sulla purezza della birra sono famosi in tutto il mondo e ne garantiscono la qualità dal 1516. Furono i duchi di Baviera Guglielmo IV e Ludovico X a introdurlo, per limitare le componenti a luppolo, malto, acqua e lievito e vietare invece l’aggiunta di ingredienti tossici spesso usati all’epoca, come la belladonna o il papavero da oppio. Successivamente, il “deutsches Reinheihtsgebot” fu adottato in tutta la Germania. Salute!
Antico libro del Reinheitsgebot per la birra, risalente al 1516, sfogliato con guanti bianchi.

Il Reinheitsgebot per la birra, risalente al 1516. | Foto (dettaglio): © picture alliance / dpa | Armin Weigel

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