In ricordo di Alexander Kluge
Un’ossessione per la storia
Benché per la sua opera abbia sempre attinto al tema della guerra, il regista e scrittore Alexander Kluge è sempre riuscito a evocare un senso di leggerezza.
Di Claudia Lenssen
La patriota descritta da Alexander Kluge nel suo film d’essai Die Patriotin (1979), la professoressa Teichert, è un’insegnante di storia che propone un approccio diverso alla sua materia, ritenendolo doveroso nei confronti di chi è caduto in guerra. Il film, una critica nei confronti della cecità per la storia degli ottusi burocrati della scuola, provoca un “flusso di coscienza” di quei «desideri, speranze, ironia, scetticismo, energia di protesta ed errori» repressi che per l’autore sono fondamentali.
Anche la sua produzione di racconti brevi e brevissimi è costantemente inserita in un found footage storico: Kluge, infatti, sottopone il materiale storico ad acuta analisi con un approccio enciclopedico, facendo emergere sottotesti e contraddizioni e inventando nuove storie.
Nei suoi libri, come nei film, l’autore è maestro nello stimolare il pubblico “attivo” a creare associazioni personali, a sperimentare diverse prospettive e più livelli temporali, creando quel “cinema mentale” al quale attribuisce l’effetto più illuminante.
Uno stimolo al pensiero non dogmatico
Un anno dopo Deutschland im Herbst (Germania in autunno, 1978), film collettivo a episodi sul mondo del cinema di Monaco nel contesto delle tensioni politiche, Die Patriotin stimola un pensiero non dogmatico: la sua complessa architettura segue una poetica propria fondata sulla teoria della storia, intesa come critica nei confronti di posizioni politiche irrigidite e logiche autoritarie.Kluge ha una vera e propria ossessione per la storia, nei più diversi campi del sapere. Nato nel 1932 a Halberstadt in una famiglia di medici appassionati di musica, si forma ascoltando le opere dei dischi del padre, ma soprattutto vivendo da bambino nel contesto della guerra. Secondo uno studioso, è probabilmente dovuta proprio a questo quella leggerezza che riesce a trasmettere: il trionfo della vita, o della sopravvivenza, in un simile momento esistenziale.
Dallo studio legale alla vena letteraria e cinematografica
La materia prima che alimenterà per sempre la sua arte è la questione della reazione dell’individuo nel caos provocato dalla guerra, della genesi delle catastrofiche decisioni dovute ad ambizione, megalomania o sottomissione e causa di morte per centinaia di migliaia di persone sui fronti militari e civili, e del perdurare di traumi nelle forme più assurde.Trasferitosi a Berlino Ovest con la madre dopo il divorzio dei genitori, si sposta a Friburgo e poi a Monaco e Francoforte per gli studi universitari in giurisprudenza, filosofia e musica sacra, conseguendo brillantemente il dottorato nel 1955 con una tesi sui fondamenti giuridici della cogestione studentesca.
Dopo essere entrato in uno studio legale, si orienta sempre più verso la letteratura e il cinema. Sarà Theodor Adorno a procurare al «caro Axel» un tirocinio presso Fritz Lang, durante le riprese del remake del film muto La tigre di Eschnapur presso gli studi CCC di Berlino.
Kluge diviene rapidamente una figura di spicco della rinascita letteraria e cinematografica della Repubblica Federale Tedesca. Brutalität in Stein (lett. Brutalità nella pietra, 1961), cortometraggio realizzato con Peter Schamoni sull’orrenda architettura nazista di Norimberga, segna il suo esordio al prestigioso Festival internazionale del Cortometraggio di Oberhausen.
L’anno successivo, sempre a Oberhausen, presenta il leggendario manifesto con cui una nuova generazione proclama la propria adesione al cinema d’autore europeo e, parallelamente, fonda la casa di produzione cinematografica Kairos. Nel 1962, insieme a Edgar Reiz, pone inoltre le basi teorico-pratiche per il corso di studi cinematografici presso la Scuola superiore di Design di Ulm.
Il Gruppo 47
Il 1962 è anche l’anno del suo esordio tra le voci letterarie del dopoguerra con Lebensläufe (Biografie), la sua prima raccolta di racconti, nella quale descrive in modo laconico e oggettivo biografie di vittime e carnefici del nazismo fino al suo presente, come se fossero casi di studio della casistica giuridica. Con questa prima raccolta e con la seguente, intitolata Schlachtbeschreibung (Organizzazione di una disfatta. Stalingrado), Kluge viene invitato come ospite dal Gruppo 47, un riconoscimento di grande prestigio da parte del mondo letterario della Germania Ovest.Con il primo lungometraggio, Abschied von gestern (La ragazza senza storia, 1966), vince il Leone d’Argento a Venezia e altri importanti premi cinematografici in Germania. Kluge si impegna in maniera determinante nella definizione giuridica del nuovo strumento di finanziamento conquistato, il “Kuratorium junger deutscher Film”, organizza alleanze con la critica cinematografica, autori e produttori e redige insieme ad altri accese analisi di politica cinematografica, rivolte soprattutto alle potenti emittenti televisive, alle quali chiede di partecipare al finanziamento del cinema d’autore.
Negli anni ’70 rafforza il proprio impegno nella critica culturale attraverso una collaborazione con il filosofo sociale Oskar Negt: i loro libri, intitolati Öffentlichkeit und Erfahrung (lett. Sfera pubblica ed esperienza, 1972) e Geschichte und Eigensinn (*) (lett. Storia e tenacia soggettiva, 1981), ruotano attorno all’idea di una contro‑dimensione pubblica emancipatrice e di un’organizzazione del lavoro capace di mettere al centro le forze produttive soggettive, e sono diventati degli apprezzati vademecum dei nuovi Cultural Studies.
Entusiasmo per i progetti di collaborazione
Nei suoi film, Kluge affronta inizialmente fenomeni d’attualità con trame concise: in Gelegenheitsarbeit einer Sklavin (Occupazioni occasionali di una schiava, 1973) descrive il prototipo di una donna doppiamente oppressa nel ruolo di madre e di medico abortista; in In Gefahr und größter Not bringt der Mittelweg den Tod (Quando un grave pericolo è alle porte le vie di mezzo portano alla morte, 1974), in co-regia con Edgar Reitz, un’adescatrice ladra si compensa con il portafoglio dei suoi clienti, mentre una spia della DDR osserva le aggressive operazioni di sgombero delle case occupate di Francoforte. Der starke Ferdinand (Ferdinando il duro, 1975) è una satira su un ex poliziotto e guardiano di fabbrica impazzito.Premiato con il Leone d’Oro alla carriera nel 1982, Kluge affronta la crescente crisi del nuovo cinema tedesco nell’antologia Bestandsaufnahme: Utopie Film (lett. Un bilancio sul cinema come utopia, 1983). In un turbinio ibrido di trame abbozzate e citazioni operistiche, con Die Macht der Gefühle (La forza dei sentimenti, 1983) tenta di ripercorrere le tracce dell’amore e dell’opera musicale, che descrive come “centrale elettrica dei sentimenti”.
Colloqui con scienziati e artisti
Nel 1987 Alexander Kluge si reinventa, fondando una piattaforma di produzione televisiva per compensare il vuoto del programma culturale richiesto per legge nelle neonate emittenti televisive private: la dctp, nata da una collaborazione con una società pubblicitaria giapponese dal capitale consistente, trasmetterà per trent’anni in seconda serata documentari, ma soprattutto i suoi stessi magazine televisivi. Kluge rimane fedele ai propri temi attraverso brevi lezioni di storia, scene recitate e conversazioni approfondite con scienziati e artisti.Nel castello di Elmau, suo rifugio creativo, scriverà fino a tarda età, pubblicando edizioni rivedute e ampliate di pubblicazioni precedenti, dotate di codici QR per l’accesso a film tematicamente affini provenienti dall’archivio dctp, e rielaborando ancora una volta il ricordo traumatico della fine della sua infanzia nel 1945 in Kriegsfibel (lett. Abbecedario di guerra, 2023). Con Russland-Kontainer (lett. Container Russia, 2020), dedicato all’«amore per la Russia» di sua sorella, cresciuta nella DDR, affronta sotto forma di collage la lunga storia di scambio e conflitto tra i due Paesi. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, si è espresso contro un aiuto militare da parte tedesca. Alexander Kluge si è spento il 25 marzo 2026 a Monaco di Baviera, all’età di 94 anni.
Resteranno indimenticabili e caratteristici il suo famoso “Eigensinn” (*), il suo complesso gioco con le contraddizioni nel “guizzare delle sue idee” e la sua ricerca degli “spazi di possibilità” della storia.
Nota della Redazione: Il presente testo rappresenta una versione rielaborata e abbreviata di un articolo inizialmente pubblicato su taz.
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(*) N.d.T.: “Eigensinn” è un concetto tipico del lessico teorico di Kluge e Negt, che si può parzialmente rendere come “caparbietà”, “tenacia”, “autonomia ostinata”, “senso proprio”.
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