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Il trend sui social dell’addio ai sensi di colpa
Sorry not sorry

Collage con immagine virata in viola di una fetta di dolce con zuccherini sulla superficie e fotoritratto a colori dell’autrice dell’articolo Berit Glanz.
© picture alliance / Westend61 | RODOBOT

Piaceri proibiti: li conosciamo tutti, solo che prima restavano segreti. Berit Glanz racconta che oggi è il contrario: su internet vengono sbandierate sempre più cose personali e imbarazzanti, per lo più profondamente umane.

Di Berit Glanz

Ci sono cose che tutti facciamo spesso e volentieri, o per lo meno regolarmente, di cui però preferiamo non parlare: spuntini notturni, restare a letto passando il tempo a scrollare lo schermo del cellulare, oppure osservare i vicini di nascosto e cose del genere. Questi cosiddetti piaceri proibiti, per i quali in tedesco si usa l’espressione “guilty pleasures”, non esistendo ad oggi un vero equivalente tedesco, ci provocano disagio dal punto di vista sociale ed estetico. Questo perché svelano un lato della nostra personalità che preferiremmo tener nascosto, a volte anche a noi stessi.

Mangiamo tre volte a settimana pizza surgelata, nonostante in realtà vogliamo fare più attenzione alla nostra salute. Ci mangiamo le unghie mentre guardiamo un film o stiamo a guardare per ore dei rivoltanti video su youtube in cui le persone si schiacciano brufoli e ascessi. Alcuni di questi passatempi sono addirittura al limite della legalità, come ad esempio bippare ripetutamente prodotti sbagliati alla cassa self-service del supermercato o rubare ogni mattina una mela dall’albero del vicino.

Mettere in scena sé stessi

I social media amano proprio questo aspetto dalla natura umana. Negli ultimi anni, infatti, si è sviluppata sui social una cosiddetta cultura dell’autenticità, caratterizzata da una permanente esposizione e condivisione di sé stessi che mette in mostra le nostre debolezze, i nostri errori, il lato oscuro di ognuno di noi, generando dei ritratti che potrebbero apparire autentici, ma in realtà sono costruiti ad arte e portano persone estranee a identificarsi con un account nelle timeline e a creare relazioni parasociali.

Condividere segreti, confidenze e confessioni, anche in forma anonima, è sempre stato un aspetto centrale di internet. Nei forum e nei subreddit, su siti come Grouphug oppure Twitter-Bot come @Fesshole per anni sono state anonimamente pubblicate le cose più private, diventate così oggetto di animati dibattiti. Le persone amano discutere di drammi sociali, situazioni imbarazzanti e comportamenti moralmente discutibili, e Internet fornisce incessantemente nuovo materiale per farlo.

Fuori dall’anonimato

Mentre prima si cercava l’anonimato per nascondere la vergogna, o si utilizzavano i forum anonimi per esprimersi liberamente dando sfogo alla creatività e le persone inventavano magari storie assurde con la speranza di raggiungere con il loro “segreto” la massima copertura, oggi si osserva un trend opposto. Su TikTok e Instagram circolano da un po’ di tempo sempre più meme in cui le confessioni vengono esibite in modo provocatorio. L’hashtag #SorryNotSorry descrive bene il senso di questo gesto: si tratta di riconoscere che si sta rivelando qualcosa per cui in realtà ci si dovrebbe scusare, ma si decide di farlo comunque e senza sensi di colpa.

E nella mia timeline multilingue compaiono sempre più video con gli hashtag #UnfortunatelyIDoLove o #LeiderLiebIch. In questi video le persone si riprendono sovrapponendo un testo che racconta tutte quelle cose che in realtà non si dovrebbero fare ma che comunque si adorano. Spesso, anche se non sempre, questo format è accompagnato dalla canzone Rocky Mountain Way di Joe Walsh, che ha già una cinquantina d’anni, e che riflette in modo piuttosto azzeccato l’atteggiamento “oltre il consentito” del #SorryNotSorry.

Confessarsi: che gioia!

Alcuni di questi video sono banali, altri un po’ inquietanti, molti sono però semplicemente simpatici e profondamente veri. Mi piace questa pratica collettiva dello scrivere e confessare piccoli peccati ed errori. Mi accorgo di come questa tendenza si stia diffondendo e come in ogni lingua assuma una denominazione propria. Diffondendosi globalment, i meme di Internet sono infatti continuamente soggetti ad un lavoro di traduzione. Dall’inglese #UnfortunatelyIDoLove, in tedesco si passa al #LeiderLiebIch [e in italiano al #PurtroppoAmo, N.d.T.]. A prescindere dalla lingua e dalla cultura, sembra che condividiamo comunque tutti la gioia di riflettere sulle nostre debolezze e sulle confessioni altrui e di fare nostri quei meme che ci danno modo di farlo.
 

Lingua e linguaggi
Nella nostra rubrica “Lingua e linguaggi” ci dedichiamo ogni due settimane alla lingua come fenomeno culturale e sociale. Come si evolve, in che modo influisce sulla società, che posizione assumono scrittori e scrittrici nei confronti della “loro” lingua? In questa rubrica si avvicendano editorialisti e persone con un legame professionale o di altro genere con la lingua, scegliendo un tema personale e trattandone diversi aspetti per sei articoli.

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