Mareike Fallwickl & Eva Reisinger raccontano la rabbia delle donne
Una liberazione per donne avvelenate col sesso maschile
Finalmente un libro dedicato a donne che non ne possono più. Che sollievo vederle sfuggire alle convenzioni! E che importa se qualche reazione è troppo estrema ed esagerata? Segretamente, non avremmo tutti voglia di spaccare il finestrino delle auto che in autostrada ci sorpassano a destra?
Di Jennifer Engl
Quando tra gli annunci delle nuove uscite in libreria mi sono imbattuta nel titolo Das Pen!smuseum (lett. “Il museo del pene”), mi è subito venuta voglia di leggerlo, immaginando un mix di racconti brevi divertenti su donne che «si comportano diversamente da come si attende la società e non sentono più di dover funzionare», come si legge in quarta di copertina. In realtà, però, anche se alcune delle storie sono veramente esilaranti, altre non possono non lasciare in ogni lettrice una profonda sensazione di amarezza, oppressione, frustrazione e rabbia. Non è un caso che una delle autrici principali, Mareike Fallwickl, abbia scritto anche Die Wut, die bleibt (lett. “La rabbia che resta”).
Women first
Insieme a Eva Reisinger (Männer töten, lett. “Gli uomini uccidono”), Mareike Fallwickl ci guida tra venti racconti brevi firmati da diverse autrici, tra le quali Jovana Reisinger (Pleasure) e Sophia Süssmilch. Quanto alla forma narrativa, si alternano diversi stili di scrittura, dal racconto al dialogo alla Loriot, dal messaggio alla lista, con personaggi ricorrenti che intrecciano una storia con l’altra e illustrazioni di Andrea Z. Scharf. Le protagoniste sono donne che si prendono ciò che vogliono, e non tanto per dichiararlo: in alcune storie è perché i bisogni delle donne vengono prima di tutto, così come avviene sempre con quelli degli uomini. Leggendo il libro, ci rendiamo conto di quanto sia anticonvenzionale, ma allo stesso tempo di quanto dovrebbe essere normale, invece. All’inizio, infatti, ci disturba l’idea di una donna incinta che tradisce il partner per soddisfare i propri bisogni sessuali, eppure non ci è più che familiare la variante opposta, quella del partner infedele di una donna incinta?
Una vendetta particolare
Già nella prima storia, è facile identificarsi nella protagonista Simone e comprendere perfettamente tanto lei, quanto le sue azioni, nonostante l’assurdità della situazione: in un matrimonio senza amore, con un marito che la tradisce e incombenze di casa non equamente distribuite, lei non se la prende per l’infedeltà del marito, per il fatto che lui non voglia più fare sesso con lei o perché per lui sia scontato che sia lei a cucinare, mentre lui, al rientro a casa, faccia tranquillamente il pisolino pomeridiano. A farla infuriare non è la sfacciata presunzione del marito che lei si faccia carico di tutto mentre lui riposa, ma piuttosto il fatto che lei stessa non riuscirebbe a rilassarsi se non avesse già pensato a cosa fare, a fare la spesa e a cucinare. Così, per vendetta, comincia a fotografare di nascosto il pene afflosciato del marito, non per ridicolizzarlo in pubblico, ma giusto per lei, per mettere in piedi un personalissimo “museo del pene”.Di fatto, la cosa diventerà di dominio pubblico, ma come, lo scopriremo storia dopo storia. E mentre il museo del pene di Simone diventa il filo conduttore, continuiamo a identificarci nelle protagoniste, nel body shaming così diffuso nei confronti delle donne, nella solita esortazione a minimizzare. Siamo tutte Anna, la neomamma che scrive all’amica:
Non ne posso più, voglio solo dormire, un po’ di tranquillità, i diritti umani più basilari… non posso combattere continuamente per cambiare le cose, voglio alzarmi la mattina e preoccuparmi solo di sapere com’è finita la partita di calcio e di decidere dove andare con la bici da corsa.
In una riflessione critica sul pene, che in un mondo patriarcale è uno strumento di potere, non deve sorprendere che vengano affrontati direttamente anche argomenti pesanti come la violenza sessuale e la coercizione. Qui, però, qui le donne non sono nel solito ruolo di vittime, si tratta piuttosto di fantasie femminili di vendetta e di reazioni femminili esattamente corrispondenti alle azioni maschili: emotivamente fredde, in parte sanguinose e poeticamente barbariche.
Le autrici del libro, Mareike Fallwickl ed Eva Reisinger. | © Pamela Russmann
Assurdità e realtà
Caratteristica di questo libro è l’assurdità di alcune storie, basate però su eventi reali che influenzano fortemente gli attuali dibattiti sul femminismo e sulla parità, ad esempio su Taylor Swift, sul caso di Gisèle Pelicot o su chi sia preferibile incontrare da sole in un bosco, dovendo scegliere tra un uomo o un orso. Proprio la frequente interazione tra fatti reali e circostanze assurde porta a chiedersi con qualche perplessità se siano troppo poco credibili oppure comprensibili le azioni compiute dalle donne, e se le storie raccontate siano esagerate, oppure ce le aspetteremmo se i protagonisti fossero uomini.Leggendo il libro, ho spesso provato soddisfazione e consenso, ma altrettanto spesso rabbia nei confronti del mio partner, anche se lui rientra tra i “buoni”. Eppure mi sento arrabbiata, semplicemente perché è un uomo. Forse è ingiusto, ma chissà se la mia rabbia può compensare tutte le situazioni in cui le donne vengono trattate male (o peggio), semplicemente perché sono donne.
Graz: Leykam, 2025. 216 pagine.
ISBN: 978-3-7011-8355-5
Commenti
Commenta