Annekathrin Kohout e la comunicazione in rete
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Grafica di una donna con megafono
© Getty Images

Annekathrin Kohout, autrice di un libro imperdibile sulla comunicazione in rete, stimola a riflettere sul nostro modo di comunicare, sia online che nella vita reale.

Di Hendrik Nolde

«Benvenuti nella cultura della reazione!»
È questo l’incipit di Hyperreaktiv [lett.: Iperreattivi] di Annekathrin Kohout, che si propone come guida esperta attraverso quel mondo spesso avventuroso che è la cultura della rete. Kohout è indubbiamente qualificata in questo ruolo, potendo vantare non solo un background accademico nell’ambito dei cultural studies, ma anche una lunga esperienza personale come utente.

Nel libro, descrive com’è cambiato il rapporto con i social dall’epoca della loro affermazione, nel primo decennio del Duemila, e lo fa come osservatrice che ha vissuto in prima persona ogni fase di questa evoluzione, dalla speranza iniziale che una molteplicità di voci potesse democratizzare il dibattito pubblico, fino agli scenari talvolta quasi distopici dell’attuale realtà digitale. Con grande abilità, l’autrice intreccia riflessione analitica e racconto personale, attingendo spesso al proprio archivio pressoché inesauribile di screenshot, conservati nel corso degli anni come una sorta di materiale probatorio, e mostrando in dettaglio, con esempi concreti e vividi, come online prendano forma nuove dinamiche sociali e nuovi rapporti di potere, con effetti che si estendono ben oltre l’ambito di Internet.

Kohout: Hyperreaktiv (Buchcover) © Klaus Wagenbach

Risposte senza discorso

Kohout si concentra su una cultura del dibattito digitale che appare per lo più refrattaria a forme autentiche di comunicazione. Quello che lei chiama “risposta senza discorso” è un fenomeno molto diffuso in rete, tra utenti dei social che inseriscono le proprie reazioni in modo strategico, mostrando scarso, se non proprio nessun interesse ad avviare una conversazione costruttiva e articolata: più che promuovere un confronto, questa messa in scena mirata delle repliche serve a confermare convinzioni già consolidate e a conquistare visibilità. Nel contesto iperreattivo della comunicazione digitale, attribuire un chiaro orientamento alla propria personalità online (che sia politica, morale o culturale) assume un’enorme importanza: gli utenti sono costantemente chiamati a esprimersi e a prendere posizione su temi sociali, ma spesso non sono in grado di farlo in modo approfondito.

È significativo che le complesse reazioni a cascata suscitino un’attenzione che spesso supera quella riservata al contenuto originario, sviluppando un’estetica propria, specifica per ogni piattaforma.

Emotività in primo piano

Kohout illustra in modo impressionante come nascono dei linguaggi visivi che possono essere utilizzati per generare sistematicamente nuove interpretazioni dei contenuti e scatenare così reazioni cariche di emotività. Il resto lo fa la logica perversa degli algoritmi che privilegiano i post che suscitano alti livelli di interazione. Di conseguenza, sempre più spesso in rete non prevale ciò che è meglio argomentato o più fondato, bensì ciò che riesce a raggiungere emotivamente gli utenti che già consumano un certo tipo di contenuti, confermando in tal modo predisposizioni, convinzioni e sentimenti preesistenti.

A favorire questo trend è anche il fatto che la sfera digitale costituisce un vero e proprio ecosistema in cui regna la diffidenza. Un atteggiamento fondamentalmente scettico nei confronti di qualsiasi contenuto mediatico è ormai una caratteristica della comunicazione online: in genere si tende a dare credito alle informazioni che confermano la propria visione del mondo, e a considerare invece manipolati i contenuti che la contrastano, senza preoccuparsi di fornire ulteriori spiegazioni. Il rischio è che il crescente impiego dell’intelligenza artificiale finisca per aggravare drasticamente questa crisi generalizzata della fiducia.

Appello all’ambivalenza

Annekathrin Kohout conclude il libro sottolineando la difficoltà di mantenere una visione più sfumata, di fronte alla rapida evoluzione tecnologica. È facilissimo, in questo contesto, ritrovarsi intrappolati tra i fronti di un’aspra battaglia culturale digitale, combattuta tra una fede illimitata nel progresso e un clima distopico di apocalisse. L’autrice invita invece lettrici e lettori a considerare l’ambivalenza come forza produttiva. Per riuscirci, però, conta anche la disponibilità individuale a mettere in discussione il proprio comportamento online. Hyperreaktiv non può fornire regole di comportamento universali, ma consiglia comunque di osservare con più attenzione cosa si nasconde dietro ogni like o commento. In ogni caso, vale la pena adottare un approccio riflessivo nei confronti della comunicazione online: da tempo ormai il mondo digitale e quello analogico non sono più separabili l’uno dall’altro, e così molte delle tendenze descritte si trasferiscono direttamente dalla sfera online alla vita sociale reale.

Annekathrin Kohout: Hyperreaktiv. Wie in Sozialen Medien um Deutungsmacht gekämpft wird
Berlino: Klaus Wagenbach, 2025. 160 pp.
ISBN: 978-3-8031-3762-3.
Questo titolo è disponibile anche nella nostra Biblioteca digitale.

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