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Generazione Z
La famiglia al primo posto

La cosiddetta “generazione Greta”, nata tra il 1997 e il 2010, è politicamente impegnata, ad esempio nel movimento mondiale Fridays for Future.
La cosiddetta “generazione Greta”, nata tra il 1997 e il 2010, è politicamente impegnata, ad esempio nel movimento mondiale Fridays for Future. | Foto (dettaglio): © picture alliance/REUTERS/Christian Mang

La “generazione Greta” è digitale, liberale, politicamente impegnata, ma sorprendentemente conservatrice nella pianificazione della vita personale. Diamo uno sguardo ai sondaggi condotti tra il 2019 e il 2021 su tedeschi dai dieci ai vent’anni.

Di Petra Schönhöfer

È uno di quei seminari che si tengono nel fine settimana da qualche parte in mezzo al nulla, con una classe di seconda liceo di una cittadina tedesca. Ad alunne e alunni viene chiesto come immaginano la propria vita da lì a dieci anni. “Studierò informatica”, risponde Fabian, sedici anni; “diventerò scrittrice”, è la risposta di Lisa. Tutti gli interpellati prevedono di vivere per conto proprio in compagnia di animali domestici e di avere una relazione stabile (“fidanzati o sposati”); quanto a figli, saranno “previsti” o “in arrivo”. Badate bene, stiamo parlando di futuri venticinquenni o giù di lì. Per chi è tra i quaranta e i cinquanta, la cosiddetta “generazione X”, sono prospettive sorprendentemente perbeniste, tendenzialmente piccolo-borghesi.

Come i loro nonni

Eppure, sondaggi e studi alla mano, è proprio quest’impronta tradizionalista a caratterizzare la generazione Z, quella dei nati tra il 1997 e il 2010, perciò post millennial. Come mostra il 18° studio Shell sui giovani, per la stragrande maggioranza di loro i valori che più contano sono dei buoni amici, una vita di coppia basata sulla fiducia e la serenità familiare. Nel complesso, si orientano a molti valori dei propri nonni, ad esempio nel modo di prendersi cura della famiglia e dei bambini, con lei che lavora part-time e lui che per il lavoro è disposto solo a qualche minimo sacrificio.

A proposito di impiego, la carriera occupa effettivamente un posto importante della vita, ma non è il primo obiettivo lavorativo della generazione Z, stando alle risposte dei due terzi circa degli intervistati nel 2021 nell’ambito dello studio “Future for work”, condotto dalla piattaforma online per lavori part-time Zenjob, che vede in cima alla piramide dei bisogni la conciliabilità tra lavoro e vita privata (69%), immediatamente seguita dall’identificazione personale con l’azienda (55%); la generazione Z, poi, sembra propendere chiaramente per il ceto medio, in grado di offrire una combinazione particolarmente ambita di sicurezza e ambiente familiare; circa un quarto dei giovani, infine, considera ideale lavorare in autonomia o in una start-up.

Lo smartphone nella culla

La generazione Z è anche la prima ad essere cresciuta fin dall’inizio con lo smartphone: sono ragazzi e ragazze sempre online, con una vita reale che si fonde quasi con quella digitale e li porta a trascorrere molto tempo su social network come Instagram; più di due ore al giorno, secondo uno studio dell’edicola online Readly. Attraverso internet e la costante connessione con il mondo esterno, i membri della generazione Z sono ben informati e sempre aggiornati.
La generazione Z è la prima ad essere cresciuta fin dall’inizio con lo smartphone.Foto (dettaglio): © Adobe
L’intelligenza artificiale si sta facendo strada anche nella vita quotidiana dei giovani: come loro, è una tecnologia in fase adolescenziale, e con loro cresce. Nel sondaggio online “We and AI” del Weizenbaum Institute, in collaborazione con il Goethe-Institut, un terzo dei giovani europei tra i 18 e i 30 anni intervistati non avrebbe problemi se venisse coinvolto in un procedimento penale intentato in base a una decisione automatizzata: nonostante sia nato in un’era di sorveglianza di massa, il 58% si sente a proprio agio o indifferente rispetto all’analisi di big data a contrasto di potenziali attività criminali.

Diversità, attivismo, impegno politico

La generazione Z attribuisce grande valore alla diversità, all’inclusione e all’individualità; la grande maggioranza degli adolescenti e dei giovani ha un atteggiamento positivo verso i vari gruppi sociali, mentre i sentimenti di rifiuto restano costantemente sotto il 20%, secondo lo studio Shell, che con il sottotitolo “Una generazione che chiede la parola” precisa che anche i giovani sotto i 20 anni si stanno nuovamente politicizzando, formulando interessi e richieste non solo tra loro, ma anche nei confronti della politica, e schierandosi in molti casi anche per il diritto di voto fin dalla nascita.

La maggioranza dei giovani ha una visione positiva del futuro, esprime una soddisfazione crescente nei confronti della democrazia, ha una percezione positiva anche dell’Unione Europea. Riguardo alle paure, il primo posto è occupato dalla distruzione dell’ambiente: non per niente sono anche detti “generazione Greta”, dal nome della svedese Greta Thunberg, l’attivista ambientale che con i suoi Fridays for Future ha fondato un movimento giovanile di portata mondiale.   


 

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