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Il movimento ambientalista
Gli eredi del movimento ambientalista sono insoddisfatti

Nelle sue azioni il movimento ambientalista odierno ci tiene a fornire ai media immagini visivamente forti: azione di protesta di Extinction Rebellion a Berlino nel 2020 contro la deforestazione.
Nelle sue azioni il movimento ambientalista odierno ci tiene a fornire ai media immagini visivamente forti: azione di protesta di Extinction Rebellion a Berlino nel 2020 contro la deforestazione. | Foto (dettaglio): © picture alliance/AA/Abdulhamid Hosbas

Gli attivisti per il clima di Fridays for Future hanno riportato la questione dell'ambiente nelle strade, proprio come i loro predecessori negli anni '70. Ai giovani attivisti, la vecchia generazione non sembra abbastanza radicale. Eppure i due movimenti hanno molto in comune.

Di Wolfgang Mulke

Con gli scioperi globali per il clima e azioni simili, il movimento Fridays for Future negli ultimi anni ha attirato molta attenzione nei riguardi delle sue richieste. Soprattutto, la svedese Greta Thunberg è riuscita a portare la lotta contro il cambiamento climatico all'attenzione del grande pubblico. Ma nonostante tutto quello che i giovani sono riusciti ad ottenere con la loro protesta, non basta: “La crisi climatica si sta aggravando”, si legge in un invito allo sciopero, “e sta assumendo proporzioni devastanti”.

 Anche la sorella minore e più radicale di Fridays for Future, Extinction Rebellion, non vede ancora una riduzione sufficiente del riscaldamento globale. Teme che l'umanità si estinguerà se non si intraprenderanno presto seri cambiamenti e non si raggiungerà una “giustizia climatica”.

Non va abbastanza in fretta

Entrambe le organizzazioni concordano sul fatto che le azioni contro il cambiamento climatico non vengono prese né in modo coerente né abbastanza rapido. Da questo punto di vista, i nuovi movimenti ambientalisti difficilmente si differenziano dai loro predecessori. Lo storico Joachim Radkau vede poche differenze tra i primi attivisti degli anni '70 e '80 e quelli di oggi. In contrasto con il movimento antinucleare di allora, che perseguiva solo un obiettivo concreto, il movimento per il clima odierno ha rivendicazioni più vaste: meno traffico automobilistico, agricoltura ecologica, solo elettricità verde, meno consumo - una gamma di richieste dalla quale difficilmente resta fuori un qualsiasi settore della vita. Secondo Radkau questo è un aspetto problematico: “È illusorio credere che si possa cambiare tutto insieme.”

Alla luce degli enormi problemi ambientali in tutto il mondo, sembra sorprendente quanto sia ancora “giovane” il movimento. Solo circa 50 anni fa, la questione ha cominciato a diventare politicamente rilevante. È vero che anche nel XIX secolo c'erano gruppi che si dedicavano alla conservazione della natura e facevano campagne per la protezione legale, per esempio, dei corpi idrici sia nella Repubblica di Weimar sia più tardi nella Germania nazionalsocialista. L'organizzazione precedente all'odierna NABU (Nature and Biodiversity Conservation Union), una delle più importanti organizzazioni ambientali tedesche, fu fondata già nel 1899. Tuttavia, solo nel 1970, Anno Europeo della Conservazione della Natura, con circa 200.000 azioni, è stato lanciato un movimento ambientale su larga scala. Poco dopo, il movimento Friends of the Earth (Amici della Terra) è stato fondato in diversi paesi europei e negli Stati Uniti. Studi come “Rivedere i limiti della crescita” del think tank il Club di Roma, fondato nel 1968, con le loro cupe previsioni hanno sensibilizzato molte persone nei confronti del problema ambientale.
Il motto degli Amici della Terra era “Think global – act local“ (Pensa globale - agisci locale). Sulla base di questo principio sono nate molte iniziative, la maggior parte delle quali dedicate a un obiettivo specifico. Hanno combattuto contro l'energia nucleare, volevano mettere fine alla moria delle foreste o salvare le balene dall'estinzione. Greenpeace, fondata nel 1971, ad esempio, ha ripetutamente attirato l'attenzione con campagne spettacolari, come l'occupazione delle ciminiere delle fabbriche in tutta Europa contro le piogge acide nel 1984. Nonostante tutte queste clamorose azioni, però, e nonostante il movimento pacifista e antinucleare avesse mobilitato le masse, la Germania continuò a costruire centrali nucleari, e nel 1983 il Bundestag decise di schierare missili nucleari a medio raggio in Germania.

Politica e attivismo 

Alla fine degli anni '70, le attività del movimento pacifista e ambientalista si spostarono sempre più dalla strada all'influenza politica: in tutta la Germania furono fondati partiti ambientalisti e pacifisti locali. Essi dovevano diventare i precursori del partito Alleanza 90/I Verdi, che dal 1983 ha una sua rappresentanza in parlamento. A livello politico, i vari movimenti non potevano essere semplicemente assegnati alla gamma di sinistra. Così, la fondazione dei Verdi nel 1980 si basava su un'alleanza di gruppi alternativi con l'ambientalista conservatore Herbert Gruhl. Tuttavia, l'ala conservatrice perse rapidamente la sua influenza. All'inizio, I Verdi non sostenevano tanto gli obiettivi ambientali, ma si facevano piuttosto portavoci del movimento per la pace. La questione centrale della protezione dell'ambiente ha acquisito importanza solo nel corso dei decenni.

Oggi, i Verdi in Germania costituiscono il braccio parlamentare del movimento per la protezione del clima, ma con una strategia chiaramente orientata alla Realpolitik. Questo è dimostrato, per esempio, dalle politiche filo industriali del ministro presidente Winfried Kretschmann nel Baden-Württemberg, uno stato federale fortemente influenzato dall'industria automobilistica. Il giovane movimento per il clima ne è contrariato: accusa il partito di non prendere azioni abbastanza decisive contro il cambiamento climatico. E così la relazione tra il partito e i giovani attivisti si complica: da un lato, gli scioperi per il clima di Fridays for Future (FFF) possono aver contribuito a far sì che nel 2019 i Verdi nei sondaggi fossero per la prima volta addirittura davanti alla CDU conservatrice. Molti membri del FFF sono anche membri del Partito dei Verdi. D'altra parte, le due parti sono inconciliabilmente contrapposte su temi come la Dannenröder Forst, che deve essere parzialmente sradicata per fare spazio a una nuova autostrada: Fridays for Future ha lottato per la conservazione della foresta, il governo statale nero-verde ha dovuto attuare la decisione federale e ha fatto sgomberare il sito alla fine del 2020. “Quando cammino per il Danni, tutti mi chiedono quando finalmente lascerò [il partito]”, dice Luisa Neubauer, volto di spicco del FFF in Germania e membro del Partito Verde.

Nel 2020 FFF ha anche ripetutamente accusato i Verdi di essere troppo vaghi nella formulazione dei loro obiettivi. In concreto: non voler puntare a un riscaldamento massimo di 1,5 gradi, ma accettare fino a due gradi. In accesi dibattiti, gli attivisti hanno accusato i politici di avere scarso interesse, i quali a loro volta hanno sottolineato che come partito occorre scendere a compromessi, stando attenti a ciò che è politicamente fattibile. Il risultato: al congresso dei Verdi alla fine del 2020, la base ha prevalso sulla leadership del partito e ha adottato un programma di base che stabilisce in modo vincolante l'obiettivo di 1,5 gradi. Alcuni attivisti vogliono candidarsi per il partito dei Verdi nel Bundestag nel 2021. Allo stesso tempo, sotto il nome di “Klimaliste” (Lista per il clima) sono nati in diversi stati tedeschi nuovi partiti e gruppi di elettori, che si schierano come alternativa più verde dei Verdi nelle elezioni locali e statali, molti di loro provenienti dall’impegno in FFF. Così nel marzo 2021 nel Baden- Württemberg, per esempio, a fianco del ministro presidente dei Verdi Winfried Kretschmann si è candidata l'attivista di FFF Sandra Overlack.

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