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A dieci anni dalla scomparsa
Christa Wolf, un’opera ancora modernissima

Anita Raja all'incontro su Christa Wolf
Anita Raja, traduttrice di Christa Wolf, all'incontro sulla scrittrice il 3 dicembre 2021 | © E/O

In occasione del decimo anniversario dalla scomparsa della scrittrice Christa Wolf la sua traduttrice italiana Anita Raja ne ha ripercorso l’opera in un incontro promosso da E/O, casa editrice dei suoi libri in Italia.

Di Giovanni Giusti

Nata nel 1929 in quella che sarebbe poi diventata la Germania Est, e vissuta poi nella Repubblica Democratica Tedesca, Christa Wolf ha avuto grande successo editoriale in Italia dal 1984, grazie al romanzo Cassandra, che rilegge la tradizione omerica attraverso la chiave della liberazione femminile. Anita Raja parte proprio da qui, dal racconto dell’accoglienza in Italia di questo e degli altri libri di Christa Wolf.

“Questo successo di pubblico va spiegato non solo con l’alto livello letterario delle opere” dice, “ma sicuramente anche col venire a galla di una domanda femminile di lettura che si andava formando in Italia dalla fine degli anni ’70. Agli inizi degli anni ’80 questo pubblico femminile è diventato una realtà molto esigente, con domande decisamente orientate, con le sue librerie che si vanno sempre più diffondendo in varie città italiane, e con i suoi primi circoli di lettura.”

UN PUBBLICO A DOMINANZA FEMMINILE, UN PUBBLICO NUOVO

Nonostante qualche “autorevole stroncatura” come le definisce Anita Raja, su tutte quella dello scrittore e critico Oreste Del Buono, Cassandra comincia a diffondersi in Italia con ritmi “sorprendenti” grazie a un pubblico a dominanza femminile. “Si tratta di un pubblico nuovo” precisa “con caratteristiche specifiche che sono state scarsamente indagate. Non è un pubblico influenzato dai rotocalchi femminili ma un pubblico di donne mediamente colte alla ricerca di libri che le aiutino a ridefinire la propria identità. Su questo pubblico le recensioni canoniche, i meccanismi classicamente promozionali del libro, hanno uno scarso peso. Contano invece i canali, librerie delle donne o piccole librerie di nicchia, collettivi, riviste, centri di documentazione e discussione che proprio agli inizi degli anni ’80 si vanno moltiplicando.”

L’APPRENDISTATO AL NO

In questo contesto mutano anche le modalità di approccio a questo tipo di testi. Il libro non è più un oggetto di consumo solo individuale, da leggere e mettere via, ma viene messo al centro di riflessioni e discussioni, anche pubbliche e in gruppi più o meno allargati, che generano una sua ulteriore diffusione. “Questi gruppi non erano ‘accademici’, ma forme di acculturazione molto diversificate” sottolinea Raja, animate dalla riscoperta del testo come concentrato di esperienza di vita e di esperienza intellettuale che può servire a spiegarsi, a mettersi in discussione, a capirsi, a capire. Nei libri di Christa Wolf trovavano un modo nuovo di raccontare l’esperienza femminile, parole, modelli, esempi, un ‘simbolico’ a cui attingere, delle immagini dense di libertà femminile, e una serie di personaggi, di protagoniste accomunate da un percorso conoscitivo che ho definito ‘l’apprendistato al no’. In particolare la novità di Cassandra, la sua forza dirompente, il suo effetto sul pubblico femminile, stava anche nella volontà di vedere oltre, e nella scoperta conseguente che è possibile un altro ‘noi’, un modo diverso di stare al mondo, che in Cassandra è rappresentato dalla comunità dello Scamandro, una visione del mondo radicalmente altra”.

LA “TERZA VIA” DI CHRISTA WOLF

L’opera di Christa Wolf resta comunque molto attuale, nonostante il cambiamento del contesto storico e sociale in Germania e in Italia negli ultimi decenni. “Il risultato è un’opera modernissima che dà forma innanzitutto sul piano stilistico a un modello culturale che nell’individuo, come in una possibile comunità, tiene insieme il diverso, l’altro” conclude Raja, “un modello che non esclude, che non vive di aut aut e che, tra uccidere e morire, preferisce sempre una terza via.”

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