Cambiamenti climatici
Non occorre una dittatura ecologica

Pochissime auto, ma molta socialità nel verde: ecco come potrebbe essere il futuro urbano, richiamando la “Giornata della buona vita” di Colonia?
Pochissime auto, ma molta socialità nel verde: ecco come potrebbe essere il futuro urbano, richiamando la “Giornata della buona vita” di Colonia? | Foto (dettaglio): © Martin Herrndorf

In tempi di pandemia la tutela del clima sembra passare in secondo piano, facendo quasi un favore a chi considera più una minaccia che non un’opportunità la prospettiva di dover abbandonare uno stile di vita all’insegna dello spreco delle risorse. Harald Welzer, sociologo ed editore della rivista “Futurzwei”, ritiene tuttavia che si possano convincere le persone dei benefici di una società rispettosa del clima.
 

Di Wolfgang Mulke

Signor Welzer, un anno di Covid-19 ha comportato anche un anno di limitazioni personali e interpersonali. La gente è già stanca di tutto ciò, ma la transizione ecologica richiede rinunce maggiori e più durature. Si può trasmettere questo concetto?
 
Secondo me è inappropriato parlare di “rinunce”: si tratta piuttosto di una progettazione al fine di preservare valori civili come la libertà e la sicurezza della vita. Qualsiasi cambiamento sociale, tuttavia, genera una protesta: è un effetto normale, è una lotta per tutelare dei diritti acquisiti. Chi si sente minacciato si ribella.

Harald Welzer, sociologo e psicologo sociale, dirige la fondazione Zukunftsfähigkeit e cura la rivista politica “Futurzwei”. Harald Welzer, sociologo e psicologo sociale, dirige la fondazione Zukunftsfähigkeit e cura la rivista politica “Futurzwei”. | Foto (dettaglio): © Jens Steingässer Serve una sorta di dittatura ecologica che prescriva modelli di comportamento chiari per poter attuare i cambiamenti necessari?
 
No, non occorre una dittatura ecologica, ma il progresso sociale implica delle conflittualità, come dimostra tutta la storia della modernità. Oggi abbiamo il diritto del lavoro, la legge sulla cogestione, la giornata lavorativa di otto ore, la previdenza sociale, ma ognuna di queste cose è frutto di una battaglia. È così che funziona in una democrazia moderna fondata sullo stato di diritto.
 
Non si deve cercare anche un’ampia accettazione tra la popolazione?
 
L’accettazione da parte di tutti è illusoria. È infantile immaginare di poter ottenere sempre ciò che si vuole, e che se si fallisce sia tutta colpa dei politici. Pensiamo all’evoluzione che hanno portato le varie proteste, pensiamo al dibattito sul femminismo e sull’uguaglianza di genere: è molto cambiato rispetto a 30 o 40 anni fa. L’attuale progresso è il frutto di faticose conquiste e non di un improvviso scatto di tutti gli uomini verso la ragionevolezza.
 
Le case automobilistiche che producono grossi SUV li pubblicizzano con immagini che evocano libertà e comfort. Quale storia si potrebbe raccontare per illustrare positivamente la rinuncia al consumismo?
 
Lo squilibrio nella percezione deriva dal fatto che la società dei consumi si racconta continuamente in positivo, mentre il movimento a favore dell’ambiente e del clima diffonde solo storie sulla fine del pianeta e su comportamenti ispirati alla frugalità. E questo, a livello di comunicazione è un problema enorme. Bisogna cambiare l’approccio e parlare di ciò che possiamo fare invece che delle cose a cui rinunciare. Ci sono molti ottimi motivi per modernizzare le nostre società: possiamo organizzare molto meglio la mobilità pubblica, migliorare le forme abitative, riqualificare le aree rurali, puntare a un diverso tipo di agricoltura e di alimentazione. E per queste cose non abbiamo bisogno di argomentazioni in senso negativo.
 
Perché nessuno racconta questa storia?
 
Noi di Futurzwei lo facciamo, ma rifletta un attimo sulla campagna elettorale: nei programmi pei partiti rappresentati nel Bundestag non c’è nulla che abbia a che fare con un nuovo inizio, tutto ciò che prevedono si è avviato nel XX secolo, e quindi come può farsi strada l’idea che possa essere attraente e avvincente dare vita a una nuova società? La regola, purtroppo, vuole che la politica si muova in base ai risultati dei sondaggi, ma c’è un equivoco di fondo, i partiti affermati hanno bisogno di raccontare nuove storie. Se loro non osano farlo, se ne deve occupare la società civile.
Feminismus sah vor 40 Jahren anders aus als heute: Demonstration zum Weltfrauentag 2021 vor dem Brandenburger Tor in Berlin. Il femminismo era diverso 40 anni fa rispetto ad oggi. Manifestazione del 2021 per la Giornata Internazionale della Donna davanti alla Porta di Brandeburgo a Berlino. | Foto (dettaglio): © picture alliance/dpa/Jörg Carstensen
Chi deve intervenire se i partiti non fanno la loro parte? Fridays for Future, per esempio?
 
Intervengono i movimenti della società civile come Fridays for Future, ma in una certa misura anche l’economia, il settore finanziario, per i quali la sostenibilità è una questione rilevante. Anche alcuni settori produttivi stanno passando alle basse emissioni di carbonio, dimostrando che per alcuni versi la società è molto più avanti della politica.
 
Le minoranze possono davvero fare la differenza?
 
I movimenti all’interno della società sono sempre di minoranza. Pensi all’influenza di Fridays for Future: il governo federale non avrebbe mai messo insieme il pacchetto del 2019 sul clima se non fosse stato per questo movimento, che comunque è solo una piccola minoranza.
 
Come potrebbe essere un modello culturale per una società climaticamente neutrale?
 
Io voglio che si parli di cose diverse dalle rinunce e che si trasmettano altri valori. Cosa si dice volendo fare un bilancio poco prima di morire? Certo, nessuno si lamenta per aver fatto pochi acquisti su Amazon, ma si rammarica, ad esempio, per non aver parlato abbastanza con i propri figli, per aver dedicato troppo poco tempo alla famiglia. Le persone pensano ai rapporti umani, non ai consumi. La mia argomentazione centrale è che più di tutto il resto contano le relazioni e che consumare di più non aumenta la felicità. Sono molte le esperienze meravigliose che non hanno niente a che vedere con il consumo di beni. Quando la gente vedrà i benefici della trasformazione ecologico-sociale, la gradirà.

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